«Il via libera definitivo del Senato alla legge delega sul nucleare segna una scelta precisa del Governo Meloni: riportare l’Italia sulla strada dell’energia nucleare, a quasi quarant’anni dalla netta volontà espressa dagli italiani con il referendum del 1987.
Una scelta che non condivido e che considero sbagliata, soprattutto perché arriva senza una nuova e ampia consultazione democratica su una materia destinata a incidere per decenni sul futuro del nostro Paese.
Ma oggi, per noi lucani, c’è una ragione in più per essere preoccupati.
Perché il rischio che la Basilicata possa diventare uno dei territori individuati per ospitare impianti nucleari di nuova generazione non è una mia supposizione.
È una possibilità che lo stesso Presidente della Regione Vito Bardi ha lasciato concretamente aperta.
Nel Consiglio regionale del 7 luglio scorso, infatti, Bardi ha dichiarato che la Basilicata “non intende autoescludersi” dal confronto sul nucleare di nuova generazione e che, qualora il percorso nazionale fosse confermato, la Regione avrebbe dovuto valutare “quale ruolo possa svolgere all’interno di questa strategia nazionale”.
Oggi quella dichiarazione assume un significato ancora più importante.
Il Parlamento ha approvato definitivamente una legge che delega il Governo a disciplinare anche la localizzazione, la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti nucleari, comprese le tecnologie modulari e avanzate.
E allora una domanda è inevitabile: quale ruolo immagina il Presidente Bardi per la Basilicata?
La Regione ha già assunto una posizione netta contro l’eventuale deposito nazionale delle scorie radioattive sul nostro territorio. Ma non è sufficiente dire no alle scorie e, contemporaneamente, lasciare aperta la porta alla possibilità di ospitare impianti nucleari.
Su una decisione di questa portata non possono esistere disponibilità preventive, né trattative riservate, né scelte calate dall’alto.
La Basilicata non è una terra da mettere semplicemente a disposizione delle strategie energetiche nazionali.
È una Regione che ha già dato moltissimo al Paese sul piano energetico, pagando spesso un prezzo ambientale e territoriale elevato, senza benefici concreti e percepibili per i cittadini lucani.
Prima il petrolio, il gas, oggi una massiccia espansione delle rinnovabili: non possiamo accettare che si aggiunga anche il nucleare senza un confronto trasparente, pubblico e democratico con i cittadini lucani.
Se il Governo regionale ritiene che la Basilicata possa diventare sede di impianti nucleari di nuova generazione, Bardi venga in Consiglio regionale e lo dica con chiarezza.
Dica se esistono interlocuzioni con il Governo nazionale. Dica se ci sono interlocuzioni con soggetti industriali. Dica quale ruolo intende proporre per la Basilicata.
E soprattutto dica se è questa la direzione energetica che intende perseguire per la nostra Regione.
Per quanto mi riguarda, la risposta è chiara: io sono contrario al ritorno del nucleare e contrario all’ipotesi che la Basilicata venga individuata come territorio destinato ad accogliere nuovi impianti nucleari.
La nostra Regione deve investire sulle energie rinnovabili, sulla ricerca, sull’efficienza energetica, sulle comunità energetiche e sull’innovazione, valorizzando le proprie risorse senza trasformare il territorio in una piattaforma energetica al servizio di interessi e decisioni assunte altrove.
E c’è infine una questione che riguarda la democrazia.
Nel 1987 gli italiani furono chiamati a pronunciarsi sul nucleare e si espressero in modo inequivocabile.
È vero: quella decisione referendaria non rende immutabile per sempre una scelta di politica energetica. Ma se dopo quasi quarant’anni si vuole cambiare radicalmente quella direzione, si dovrebbe avere il coraggio di tornare a coinvolgere i cittadini.
La sovranità appartiene al popolo.
E anche la Basilicata, sulle scelte che riguardano il proprio futuro, ha il diritto di essere ascoltata e di decidere attraverso un confronto trasparente, non di essere semplicemente informata a decisioni già prese.
No al ritorno del nucleare.
No alla Basilicata come territorio disponibile.
Sì a un modello energetico sostenibile, partecipato e costruito nell’interesse delle comunità lucane.

