Cultura è libertà «Nel suo senso più largo, la cultura può oggi essere considerata come l’insieme dei tratti distintivi, spirituali e materiali, intellettuali ed affettivi, che caratterizzano una società o un gruppo sociale. Essa include, oltre alle arti e alle lettere, i modi di vita, i diritti fondamentali dell’essere umano, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze. La cultura dà all’uomo la capacità di riflessione su sé stesso. E la cultura che fa di noi degli esseri specificamente umani, razionali, critici ed eticamente impegnati. E attraverso la cultura che noi discerniamo i valori e facciamo delle scelte. E attraverso la cultura che l’uomo si esprime, prende coscienza di sé stesso, si riconosce come un progetto incompiuto, rimette in questione le proprie realizzazioni, ricerca continuamente dei nuovi significati e crea opere che lo trascendono». Questo è un estratto della dichiarazione approvata da Mondiacult, la riunione mondiale sulle politiche culturali, tenuta dall’UNESCO a Città del Messico nel 1982.

La più importante istituzione sovranazionale di diffusione dei valori della pace, dell’uguaglianza, della democrazia e di tutela del patrimonio culturale avvertì la necessità di definire con precisione il significato della cultura per impegnare le nazioni e le comunità in ogni parte del mondo a operare concretamente e costantemente per mettere la persona umana al centro di ogni preoccupazione politica ed in tal senso orientare l’insieme della vita collettiva utilizzando tutti gli strumenti che la cultura mette a disposizione degli esseri umani. Le politiche di sviluppo, per il progresso e il benessere non possono essere perseguite senza una robusta armatura culturale che comporta investimenti oltre che nelle infrastrutture materiali anche nelle infrastrutture culturali. In questo senso devono essere modulati anche i criteri di valutazione degli investimenti pubblici e privati, superando l’economicismo che troppo spesso ha impedito di destinare sufficienti risorse alle politiche culturali impoverendo non solo gli specifici settori che si occupano di cultura ma l’intera economia dei Paesi e delle comunità. In Italia la questione è più evidente anche rispetto ad altri Paesi.

Il nostro Paese, infatti, dispone di un enorme patrimonio di beni culturali che alcuni ritengono ammonti a ben oltre il 50% dell’intero pianeta. Ma proprio questa nota statistica, se la vogliamo prendere per buona, dimostra che la presenza nel nostro Paese di un robusto patrimonio culturale materiale (aree archeologiche, musei, teatri, gallerie, palazzi storici, biblioteche, opere d’arte…) non costituisce di per sé un motore sufficiente ad alimentare la crescita culturale delle persone e produrre effetti positivi sull’economia. Occorre dunque altro. In primo luogo, è necessario costruire politiche che favoriscano la partecipazione del maggior numero di persone ai benefici della cultura e della sua produzione. La cultura non è affare di pochi né soltanto un problema dei governi o del solo Ministero della Cultura. La cultura riguarda ciascuno di noi e le nostre comunità, dalle grandi città ai piccoli borghi. L’accesso alla cultura deve poter essere garantito nelle aree interne come nei grandi centri urbani. Insomma, la cultura è uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino, di ogni persona e per garantire l’esercizio di tale diritto è necessario che ogni territorio sia messo nelle condizioni di organizzare una vita ricca di stimoli, di iniziative, di attività che consentano a ciascuno di poter esprimersi in modo libero e completo.

E l’accesso alla cultura non significa soltanto consentire il consumo culturale come spesso si intende. Si tratta invece di mettere i territori nelle condizioni di poter costruire vere e proprie infrastrutture per la produzione culturale facendo perno sulla miriade di associazioni di ogni settore che animano la vita sociale del territorio. In particolare, questo tema riguarda il Mezzogiorno d’Italia dove il divario è ancora grande e si caratterizza ancora come area di esclusivo consumo anche nei vari settori della cultura. Secondo Unioncamere e Symbola, nelle regioni del Sud la ricchezza generata dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo nel 2020 è pari a 11,7 miliardi di euro, corrispondente al 13,7% del valore aggiunto della filiera culturale e creativa nazionale (84,6 miliardi di euro) e al 3,9% del prodotto lordo complessivo dell’area. Rispetto al 2019, la filiera culturale ha subito una perdita di prodotto pari al -8,4% (-7,2% a livello nazionale). Occorre coltivare l’ambizione di far crescere le produzioni culturali al Sud attraverso specifici progetti sostenuti dallo Stato e dalle Regioni in modo convinto. Negli anni scorsi ci sono state molte positive novità.

Tuttavia, proprio nella Basilicata, al netto delle conseguenze disastrose della crisi sanitaria, la situazione si è particolarmente aggravata in assenza di un piano di azione della Regione proprio sul fronte culturale dopo una lunga stagione di forti investimenti nella cultura culminati nella importante conquista di Matera del titolo di Capitale Europea della Cultura per il 2019. Il diritto alla cultura deve diventare un imperativo per tutti e particolarmente per le istituzioni locali che dalla stagione cui ci si riferiva prima hanno tratto grandi vantaggi in termini di nuove esperienze che hanno consentito a tanti piccoli comuni di affacciarsi sulla scena nazionale e internazionale. La forza delle iniziative culturali ha consentito anche di superare gli ostacoli di natura strutturale e infrastrutturale che costituiscono da sempre un serio impedimento allo sviluppo dei territori collocati nelle aree interne, nella parte dell’ ”osso” a cui si riferiva Manlio Rossi Doria nella sua analisi sulle condizioni difficili del Sud Italia. Viabilità ancora insufficiente, difficile accessibilità, tempi lunghi per potersi spostare persino all’interno del territorio lucano sono tutti nodi che vanno sciolti, in qualche caso recisi per assicurare a ciascuno le medesime possibilità. Non deve essere inevitabile l’emigrazione per poter fare ciò che si desidera.

Come per la salute, la scuola, l’Università anche l’accesso a tutta la cultura deve essere considerato un diritto che le istituzioni devono tutelare e garantire attraverso la predisposizione di programmi capaci di offrire alle persone le opportunità che in altri territori sono disponibili grazie alla ricchezza del tessuto economico e sociale. Vogliamo allora discutere insieme per poter predisporre una serie di proposte da sottoporre alle varie istituzioni con le modalità che si vorranno decidere.

 

LUNEDì 4 APRILE 2022, ORE 17

Hotel San Domenico
Via Roma, 15, 75100 Matera MT

 

https://us02web.zoom.us/j/83753428288?pwd=K3hYVWRlSlFHQTBWbmc4dlRBTUJydz09#success

 

https://decidim.agorademocratiche.it/processes/italia-che-vogliamo/f/68/meetings/669

 

Condividi questo articolo!