Questa mattina ho incontrato una rappresentanza, guidata dalla direttrice Marina Buoncristiano, della Caritas diocesana di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo, per rispondere all’appello, nella data e complessa realtà, di confrontarsi su politiche possibili per contrastare la povertà.
Siamo tutti consapevoli che non ci si sono bacchette magiche; ma innanzitutto si parta da un metodo di confronto, istituzionalizzando anche la co-programmazione e la co-progettazione prevista dal codice del Terzo Settore, d.lgs. 117/2017.
La nostra proposta è stata deposita ed è all’attenzione delle Commissioni consiliari competenti.
Dal confronto di questa mattina abbiamo raccolto idee e ragionamenti; altre proposte da noi fatte, e da fare, le abbiamo trasferite e consegnate a Caritas.
Iniziamo a dire, tuttavia, utilizzando le parole di Don Milani, che fare parti uguali tra diseguali è una grande ingiustizia; e se una riflessione sui ‘bonus‘ andrebbe fatta affinché non siano politiche esclusive e strutturali, c’è la condizione in cui, come sul beneficio sul gas, non c’è differenza di erogazione tra chi ha e chi ha meno, altro che strategia di contrasto alla povertà anche energetica!!!
Non ci sfugge la complessità che attiene al diritto alla salute, per evitare che si rinunci alle cure, o al diritto all’istruzione, per favorire il contrasto alla povertà educativa e l’opportunità dell’ascensore sociale, o al diritto alla casa o alla ‘giusta’ ed ‘equa’ alimentazione, visto i prezzi e il loro aumento.
Tuttavia questa complessità e questa crisi a pezzi impone un rinnovato confronto.
C’è una povertà che cresce per effetto di coloro, in aumento reale nelle aree interne, che non studiano e non cercano lavoro, di coloro espulsi dal mercato del lavoro e non facilmente ricollocabili.
Non ci sfugge che la povertà, innanzitutto, è legata al lavoro e a una strategia di sostegno alle imprese e agli investimenti nelle connessioni materiali e immateriali dentro le transizioni ecologica e digitale. C’è una povertà che direttamente e indirettamente viene prodotta dai cambiamenti climatici.
Ci sono proposte che abbiamo raccolto e altre che abbiamo già depositato, battaglia che abbiamo fatto e che faremo.
Non ci sfugge che la povertà è legata al lavoro, al lavoro precario e povero.
L’occasione di questo incontro ci offre la possibilità di annunciare che depositeremo una proposta sul salario minimo, perché anche chi lavora sotto una certa retribuzione è povero. Sottoporremo la proposta a tutti i Gruppi consiliari, a partire da quelle forze politiche che sul piano nazionale l’hanno condivisa.
Lo faremo nei prossimi giorni utilizzando il comma 2 dell’art. 121 della Costituzione (le Regioni possono proporre legge al Parlamento) con la consapevolezza di avviare un confronto nelle Commissioni consiliari per valutare e proporre l’attivazione di strumenti e indirizzi che possano essere applicati anche dalle stazioni appaltanti, a partire da quella regionale.
Su questo punto, a seguito di indirizzi approvati dal Consiglio provinciale di Potenza, dai Consigli comunali, come la Città di Potenza, o di leggi regionali, Puglia e Toscana, impugnate dal Governo nazionale, stiamo approfondendo ogni possibile interstizio che renda efficace una scelta tra diverse competenze dello Stato e libera concorrenza nell’interesse dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche della necessaria qualità dei servizi da rendere ai cittadini e delle opere da realizzare.
In conclusione, nel depositare la proposta di legge, stiamo ragionando su quali provvedimenti e indirizzi regionali possano rendere il lavoro meno povero in un contesto di direttive europee, legittimità costituzionale e codice degli appalti.
Un lavoro dignitoso dignità non è solo la paga oraria ma anche la quantità di ore che vengono contrattualizzate; per questo si rende utile approvare quanto prima la nostra proposta di legge, condivisa da CGIL-CISL-UIL e CISAL sul centro di monitoraggio degli appalti che affianchi la stazione unica appaltante della Regione Basilicata.