Delrio: Di Maio prende tempo su Alitalia come sull’Ilva ma il prestito ponte ha le settimane contate

Delrio: Di Maio prende tempo su Alitalia come sull’Ilva ma il prestito ponte ha le settimane contate

Intervista all’ex Ministro dei Trasporti di Roberto Giovannini – La Stampa

"Alitalia nazionale al 51%? Mi pare non sia una novità: era così anche con Etihad, e sono le regole europee che lo impongono. Direi che il governo giallo-verde sta continuando le trattative che già avevamo avviato noi".

Graziano Delrio, presidente dei deputati Pd ed ex ministro di Infrastrutture e Trasporti, il vicepremier Di Maio annuncia di star discutendo con tante aziende del  settore. Non è forse una novità?

«Ho l’impressione che stiano prendendo tempo. Discutiamo seriamente quali siano i partner giusti per Alitalia».

Le offerte ricevute erano di Lufthansa, Easyjet e WizzAir.

«Sono quelle che erano state consegnate ai commissari Alitalia. Il guaio è che a un certo punto il prestito ponte che ha tenuto in vita l’azienda si interromperà. Non c’è tanto tempo a disposizione».

Lei come giudica queste proposte?

«Quella di Lufthansa la giudicammo insufficiente, comportava troppi sacrifici per i lavoratori. Direi che nel complesso nessuna delle tre offerte aveva le caratteristiche per permettere un rilancio vero, un serio piano di investimenti e un mantenimento dell’occupazione. Bisogna migliorarle, o trovare nuovi interlocutori. Alitalia non va venduta a tutti i costi, c’è un mercato che cresce. Ho il timore che il governo, come su Ilva, stia solo rinviando».

E se invece ci fosse un interlocutore, che farà il Pd?

«Noi stiamo dalla parte dei lavoratori e delle aziende italiane. Politica non è polemica, e se ci sono soluzioni buone lavoreremo per favorirle. Speriamo però che il governo smetta di fare annunci».

Cambiamo tema: la fusione tra Fs e Anas. I sottosegretari Rixi e Siri hanno detto che l’operazione – che tra l’altro farebbe uscire Anas dal perimetro pubblico – potrebbe essere stoppata. Che pensa?

«Aspettiamo di sentire cosa dice il ministro Toninelli. Ma non capisco quale sia il vantaggio di smontare un’operazione che aiuta gli investimenti italiani: portare Anas in Ferrovie è un progetto industriale con un fatturato di 11 miliardi di euro, più di 100 miliardi di investimenti già programmati per i prossimi 10 anni. Un progetto fondamentale per il Paese, specie per il Sud».

L’obiezione principale è che sono due aziende che hanno missioni molto differenti.

«Non è vero: quando si costruisce una ferrovia o una strada si hanno gli ingegneri che costruiscono i ponti e le interferenze tra le opere. Quindi c’è una grande potenzialità di sinergie e risparmi per centinaia di milioni. E per Anas è l’opportunità per entrare in una grande azienda come Fs, che ha migliaia di ingegneri e 81.000 dipendenti, per essere meno ingessata. Si sta creando una grande industria italiana delle infrastrutture e dell’intermodalità ferro-gomma, un salto in avanti sul fronte della logistica. Tra l’altro, mi chiedo, come vorrebbero tornare indietro? La fusione è già completata. E perché tornare indietro di venti anni? Sono allibito, non riesco a capire la logica. Non è un caso che i sindacati la pensino come noi, e siano contrari».

Leggi l'intervento del Segretario Polese nel Consiglio Regionale del 18 luglio

Leggi l'intervento del Segretario Polese nel Consiglio Regionale del 18 luglio

Signor Presidente,

colleghi consiglieri,

lo dico con il massimo del rispetto che nutro e che ho avuto sempre nei confronti di tutti voi, maggioranza e minoranza: trovo questa mozione di sfiducia nei confronti del presidente Pittella un atto totalmente e tristemente sterile, un’arma spuntata per un agone politico che meriterebbe ben altri argomenti di confronto e non le scorciatoie del più strumentale dei giacobinismi per sovvertire i pensieri, indebolire la democrazia e avvantaggiarsi a colpi di improvvisazioni demagogiche.

Martina: ripartire dal Mediterraneo per costruire una nuova sinistra europea

Martina: ripartire dal Mediterraneo per costruire una nuova sinistra europea

L’intervista al segretario del Pd di Tommaso Ciriaco – la Repubblica

«Dobbiamo rilanciare la sinistra europea. Partendo dalla frontiera più avanzata, quella del Mediterraneo. Per dare una risposta ai nazionalisti, ai Salvini, gli Orban e ai sovranisti dell’Est Europa».

Il segretario del Pd Maurizio Martina è appena atterrato in Italia, reduce dalla missione a Madrid. È stato ricevuto dal premier socialista Pedro Sànchez. Hanno discusso dell’unità dei socialisti europei, che il leader dem immagina come un’internazionale antisovranista.

«In vista delle Europee del 2019 abbiamo deciso di iniziare un percorso che coinvolga i socialisti spagnoli, l’esperienza greca di Tsipras, il Pd, il premier Costa in Portogallo. E ancora, i socialdemocratici svedesi e tedeschi. E poi, se non prima delle elezioni, certamente dopo i riformisti ed europeisti francesi. Per essere avanguardia di un cambiamento che parta dal Mediterraneo».

Il Mediterraneo, teatro della battaglia più feroce dei sovranisti sulla pelle dei migranti. E voi sembrate afoni, incapaci di organizzare una risposta, non è così?
«Oggi questo mare è la frontiera europea. Frontiera di valori su migranti, cittadinanza, sicurezza, sovranità, politiche economiche. È qui che si gioca la sfida a Salvini e ai suoi amici».

Il problema è che la destra colpisce nel segno con slogan come “porti chiusi”. Qual è lo slogan della sinistra europea?
«La sfida è complicata, però necessaria. Dobbiamo guardare in faccia la destra nazionalista e dire: più umanità, più Europa. Immaginare una cittadinanza europea. Una politica seria per l’Africa. Lanciare un’agenda sociale Ue per la lotta alle diseguaglianze. Quando gli operai che incontro mi dicono che non hanno paura dei migranti che fuggono dalle guerre, ma delle imprese che chiudono per la delocalizzazione, ci indicano un nodo cruciale. Nessuno deve rimanere solo, troviamo insieme in Europa le risposte. E poi ha visto cosa è accaduto alla nave di Pozzallo?».

Cosa intende?
«Sono stati i governi progressisti ed europeisti a trovare una soluzione, non quelli di destra che piacciono a Salvini. Ecco, rendiamo evidente tutto questo. La sinistra non deve essere timida verso i nazionalismi».

La sinistra, dice lei. E pensa al Pse. Quindi niente patto con Macron, come vuole Renzi?
«Tutti i partiti socialisti sono consapevoli che servirà un rapporto permanente nel prossimo Europarlamento anche con le altre forze riformiste. Come costruirlo è il lavoro che abbiamo davanti, ma non si può prescindere dal Pse».

Per essere ancora più chiari: immagina un patto solo dopo le Europee con Macron? O è possibile anche prima?
«Non sono in grado di dire oggi se ci sono le condizioni per un patto pre-elettorale, ma credo sia necessario dialogare prima e lavorare insieme dopo il voto. Non c’è volontà di autosufficienza».

Ma così il Pse non rischia di arrivare quarto e certificare la sua crisi irreversibile?
«L’esperienza di Sànchez o Costa non mi sembra portino alla certificazione di questa crisi. Ma comunque penso sia giusto aprire il confronto con le altre forze riformiste. Ci saranno altri appuntamenti. Vedremo come si concretizzerà, ma europeisti e socialisti devono comunque marciare insieme se non prima, certamente dopo le Europee».

E intanto c’è il congresso Pd. Slitta a dopo le Europee?
«Ma no, siamo chiamati a rispettare le decisioni assembleari, non c’è nessuna novità. Ora lavoriamo per mettere il partito nelle condizioni di rafforzarsi sul fronte delle idee, poi ci occuperemo delle persone. Ci saranno primarie per il nuovo segretario, prima delle Europee».

Si sente delegittimato dalle critiche di parte della sinistra dem, dei renziani, di Calenda che parla di harakiri?
«Leggo le critiche. Troppe arrivano da chi parla stando fuori. Mi concentro sul lavoro per rilanciare il Pd. Riuniremo la segreteria a Tor Bella Monaca. Lavoreremo assieme, tutti. Con meno discussioni, che ci distanziano dai cittadini».

 

Lettera aperta della Segretaria Provinciale del Partito Democratico di Potenza

Lettera aperta della Segretaria Provinciale del Partito Democratico di Potenza

Carissimi Segretari e carissimi Delegati,
solo qualche giorno fa abbiamo concluso il lungo iter congressuale con la mia elezione a segretario provinciale del Partito Democratico; il nostro è stato un percorso accompagnato da non poche contraddizioni che, molto probabilmente, hanno anche evidenziato alcuni limiti, ma il nostro congresso ha innanzitutto prodotto tante idee, interventi, iniziative ed entusiasmo nei nostri circoli.

Braia: fragole, Basilicata in prima linea per sollecito Ministero

Braia: fragole, Basilicata in prima linea per sollecito Ministero

“Presenteremo, inoltre, richiesta di approvare un Odg sul tema nella prossima Commissione Politiche Agricole prevista per il 24 luglio, da far veicolare ai Ministeri Ambiente e Salute per sottolineare la necessità di autorizzare il principio attivo utile a mantenere sostenibili e competitive sul mercato le fragole italiane”.

AGR “Sostegno assoluto al comparto fragola e ai suoi operatori. Consegneremo, per i tramite del Presidente pro-tempore della Giunta regionale Favia Franconi che martedì incontrerà il Ministro per la salute, una nota della Regione Basilicata. Presenteremo, inoltre, richiesta di approvare un Odg sul tema nella prossima Commissione Politiche Agricole prevista per il 24 luglio, da far veicolare ai Ministeri Ambiente e Salute per sottolineare la necessità di autorizzare il principio attivo utile a mantenere sostenibili e competitive sul mercato le fragole italiane.” Lo comunica l’assessore alle Politiche agricole e forestali, Luca Braia.

Braia: 25 Meuro per strade rurali su tutto territorio regionale

Braia: 25 Meuro per strade rurali su tutto territorio regionale

Pubblicata oggi sul Bur la graduatoria del Bando Misura 4.3.1 “Sostegno per investimenti in infrastrutture necessarie all’accesso dei terreni agricoli e forestali” del Psr Basilicata 2014-2020.

AGR “Accessibilità alle aree rurali, 25 milioni di euro dal Psr per finanziare tutti i progetti ritenuti ammissibili, in 125 comuni lucani. Riparte l’economia nei territori e nelle aree interne attraverso le opere utili per l'agricoltura che danno respiro al comparto edile e all'occupazione in generale.”
Lo comunica l’assessore alle Politiche agricole e forestali, Luca Braia.

Visita Di Maio, Robortella: polemica politica strumentale

Visita Di Maio, Robortella: polemica politica strumentale


“Le affermazioni del ministro Di Maio rilasciate a Matera in merito alla sanità lucana dimostrano, per l’ennesima volta, che il governo della propaganda continua a prediligere il fare campagna elettorale, riversando tutte le proprie energie nella polemica politica anche ora che, al contrario, dovrebbe iniziare a dimostrare che quanto promesso nei mesi scorsi può essere realizzato, almeno in minima parte”.

Martina: Le scelte dei vicepremier rovinano l’Italia

Martina: Le scelte dei vicepremier rovinano l’Italia

Parla il segretario del Pd: “Su migranti ed economia servirebbero scelte diametralmente opposte. Le scelte di Salvini e Di Maio minano l’interesse nazionale, come si vede in queste ore”, di Carlo Bertini, La Stampa

Anche Maurizio Martina, come Matteo Salvini, spera che stasera vinca la Croazia, «la novità merita e la storica nostra rivalità con i francesi ci impone questa scelta». Ma le assonanze si fermano qui. Il neo-segretario Pd intende costruire l’alternativa sul tema più sensibile per il leader del Carroccio, quel «prima viene l’Italia» che è la bussola del vicepremier: «Gli interessi nazionali si difendono con scelte economiche e sui migranti opposte a quelle di Salvini e Di Maio».

Al Pd sembra però mancare un suo progetto e una direzione di marcia. Cosa intende fare lei di qui a un anno?
«Non ci dobbiamo nascondere la fase storica che stiamo vivendo, un conflitto che mette a durissima prova la sinistra. Come ha detto bene Arturo Parisi, dobbiamo avere il coraggio della profondità, di rimettere in discussione fino in fondo noi stessi e di farlo riorganizzando le forze del campo progressista».

Cosa significa?
«Di qui all’autunno apriremo un grande lavoro di confronto sul progetto: quale prospettiva di Europa, quale idea di sviluppo, lotta alle nuove disuguaglianze, la questione generazionale e il grande tema della cittadinanze. Cinque sfide che i progressisti devono giocare all’attacco».

Come?
«Costruendo un’agenda di cambiamento, cercando di rovesciare il confronto con i nuovi nazionalisti, per dimostrare che la tutela dell’interesse nazionale può stare meglio nelle mani di altri: perché le loro scelte minano l’interesse nazionale, come si vede in queste ore. Quando un ministro dell’Interno predica più sicurezza e poi si scopre che con le sue scelte l’Italia resta più isolata e altri Paesi scaricano il problema anziché condividere responsabilità, si mina l’interesse nazionale. O quando si negano gli accordi di libero scambio in quel modo, si mettono a rischio migliaia di imprese e tanti territori, che su quelle esportazioni costruiscono un pezzo del nostro futuro. Sono convinto che ci sia uno spazio vero di lavoro per noi».

Fatto sta che Pagnoncelli sul Corsera mette in luce che molti italiani non ritengono vi sia un’opposizione incisiva. Sbagliano?
«Me ne rendo ben conto che non siamo al massimo delle nostre energie. Ma in nessun paese dopo una sconfitta così dura l’alternativa si costruisce in qualche mese».

Il suo primo atto, la formazione della segreteria, ha creato una sarabanda di proteste. Tutte le correnti si sono rivoltate contro. Non è un bell’inizio per una segreteria che voleva essere collegiale e unitaria, o no?
«Sono grato alle persone che hanno accettato questa sfida di costruire una segreteria plurale. So bene che quando si fanno queste scelte si scontenta qualcuno. Ho cercato di fare una segreteria di competenze e novità che lavori con me all’agenda del Pd. La mia scommessa è un impegno quotidiano nel paese reale: voglio un partito di strada che abbia un rapporto diretto con i bisogni degli italiani. Va rilanciata un’idea di radicamento ovunque».

Sul decreto dignità il Pd andrà in ordine sparso? Ognuno voterà ciò che crede?
«No, il Pd andrà unito, il nostro giudizio tanto più dopo le vicende di queste ore, con Di Maio che scopre che i suoi stessi uffici certificano la drastica riduzione dell’occupazione con 80 mila posti a rischio e grida al complotto, provano la irresponsabilità del ministro in ansia di prestazione con Salvini sul fronte della propaganda. Noi sfidiamo la maggioranza sul lavoro stabile: e proporremo il taglio permanente dei costi previdenziali per i contratti a tempo indeterminato».

Su articoli specifici, come la causale per i contratti a termine o la pubblicità per i giochi d’azzardo, sono possibili convergenze con i cinque stelle?
«Valuteremo nel merito, è chiaro che ci sono alcuni punti su cui si può ragionare, di certo su molte questioni ci saranno emendamenti alternativi».

Cercate agganci con i grillini per sostituire i leghisti nel caso Salvini voglia andar all’incasso alle europee?
«Anche in virtù di quanto accaduto, non vedo le condizioni perchè M5s scarti questa situazione con un briciolo di autonomia e cambiando rotta. So che un’opposizione all’altezza del suo ruolo deve lavorare per aprire contraddizioni nella maggioranza…»

Ma non vede all’orizzonte un governo Pd-M5s?
«No, siamo molto distanti. E poi penso che il M5s si sia legato mani e piedi a questa esperienza, egemonizzata dalla Lega. E che al momento non ci sono segnali di ravvedimento».

Quando si farà il congresso Pd?
«Si farà prima delle europee, come indicato dall’Assemblea Nazionale».

Lei sa se si candiderà alle primarie?
«Sinceramente non ci ho pensato, quando avremo chiaro il percorso e le primarie indette, ciascuno farà le proprie valutazioni».

Polese su visita Di Maio a Matera: si vergogni

Polese su visita Di Maio a Matera: si vergogni

E’ arrivato il momento che Luigi Di Maio diventi adulto, assumendosi le sue responsabilità e spogliandosi dei panni da strillone di provincia. Non è più, o almeno non solo, il portavoce, o “capo” del Movimento 5 stelle.Di Maio è ministro e vice presidente del Consiglio. So che solo ad immaginarlo pare assurdo, ma tant’è e per rispetto del buon senso, della verità, della Repubblica che rappresenta e della Costituzione, deve rispettarne le regole ed i principi che ogni giorno dimostra di non conoscere. Di Maio non è più un semplice oppositore sempre in campagna elettorale ma guida, come fosse una corrente minoritaria della Lega, insieme a Salvini, l’Italia. È ora che se ne accorga.

Caporalato, Martina: Su dignità e legalità non si tratta

Caporalato, Martina: Su dignità e legalità non si tratta

Presentato il rapporto della Flai Cgil: 30 mila aziende agricole si avvalgono ancora del ‘caporalato’. Il segretario del Pd chiede un impegno straordinario per potenziare e mettere a frutto i risultati della legge 199 approvata dal governo Renzi

“Serve impegno straordinario contro il business criminale dei caporali. I dati del rapporto Flai Cgil lo confermano. Su dignità e legalità non si tratta. La legge contro il caporalato ha aperto una stagione di difesa più forte dei lavoratori. Non si tocca!”: così il segretario del Partito Democratico Maurizio Martina ha commentato i dati del rapporto “Agromafie e Caporalato“, a cura dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, illustrato oggi a Roma.

Il rapporto fa il punto sull’economia illegale nel settore alimentare e i dati sono ancora sconfortanti, nonostante la buona legge 199 del 2016 su cui proprio Martina lavorò come ministro dell’Agricoltura: un’azienda agricola su quattro in Italia ricorre all’intermediazione del ‘caporale’ per reclutare la forza lavoro, in tutto sono 30 mila sul territorio nazionale.

Come hanno scritto qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano le avvocatesse Monica Rota ed Eleonora Morosini, “gli effetti positivi prodotti da tale legge risultano evidenti dal rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale dell’Ispettorato nazionale del lavoro del febbraio 2018: sono stati infatti individuati 5mila 222 lavoratori irregolari durante le ispezioni effettuate nel 2017 e 387 vittime di sfruttamento in agricoltura per mezzo dell’attività di polizia giudiziaria; sono, inoltre, stati emessi 360 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriali, di cui 312 successivamente revocati a seguito di regolarizzazione. La normativa si è dunque rivelata efficace sul piano repressivo e ha favorito percorsi di regolarizzazione; si auspica da più parti un potenziamento degli strumenti di prevenzione in grado di eliminare alla radice un fenomeno criminale che, oltre a violare la dignità e i diritti dei lavoratori, altera il mercato nazionale, affossando le imprese virtuose”.

 

Tribunale di Bari, Fiano: Fermare la procedura. Bonafede requisisca un edificio pubblico

Tribunale di Bari, Fiano: Fermare la procedura. Bonafede requisisca un edificio pubblico

Emanuele Fiano (Foto di Alessandro Paris / Imagoeconomica)

Intervista al deputato Pd sugli uffici giudiziari che rischiano di finire in un edificio di proprietà di un imprenditore che prestava soldi al clan: “Le spiegazioni date dal ministro non sono sufficienti”, La Repubblica

È stato il deputato pd Emanuele Fiano a chiedere di sospendere i lavori della Camera, chiamata ad analizzare il decreto legge sulla sospensione dei termini processuali a Bari, finché il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, non fosse andato in aula a chiarire quanto raccontato da Repubblica.

Onorevole Fiano, gli uffici giudiziari di Bari rischiano di finire in un edificio di proprietà di un imprenditore che prestava soldi al clan.
«I fatti denunciati sono gravissimi e le spiegazioni date dal ministro non sono sufficienti. Non ha tenuto conte dei fatti emersi e che dovrebbero essere oggetto di indagine. Prudenza avrebbe consigliato il ministro di venire prima in aula e accettare le proposte degli emendamenti di Pd e Forza Italia».

Cosa chiedevate?
«Di nominare un commissario straordinario per l`emergenza. Anzi, di assumere il ministro stesso il ruolo di commissario: speriamo che si fidi almeno di se stesso. La ricerca di mercato si è conclusa e con quei poteri straordinari il ministro potrebbe modificare la procedura messa in atto e bloccarla».

La ricerca di mercato andrebbe sospesa?
«Troviamo inconcepibile che la procedura vada avanti. Invece il ministro ha detto che si è conclusa, come se nulla fosse».

Da commissario, come dovrebbe muoversi il ministro?
«Con la requisizione eventualmente di un edificio pubblico, che sarebbe la cosa migliore ed eviterebbe ambiguità»

Bonafede, però, ha annunciato approfondimenti sul caso.
«Che il ministro della Giustizia annunci che farà verifiche successive all`emersione di fatti così gravi è abbastanza singolare. Ci auguriamo che un ministro debba essere a conoscenza prima, di fatti questo tipo. Il rischio, altissimo, è che ora i tempi si allunghino».

Avete preso in prestito lo slogan dei 5 Stelle e avete gridato «onestà, onestà».
«Siccome la bandiera ostentata dal Movimento è l`onestà, è incredibile che di fronte a fatti, che se confermati sarebbero di una gravità inaudita, i componenti del governo tacciano: il giustizialismo vale soltanto per altri».

 

Boccia: Il nodo non è votare o no il decreto-dignitá ma confrontarsi o no

Boccia: Il nodo non è votare o no il decreto-dignitá ma confrontarsi o no

Photo © Velerio Portelli/Imagoeconomica

Il deputato del Pd: non possiamo sottrarci al confronto. Dobbiamo incalzare il governo ma alcuni emendamenti sono da approvare. Intervista di Alessandro Di Matteo – La Stampa

 Francesco Boccia, il Pd torna a spaccarsi sul “decreto dignità”. Maria Elena Boschi e i renziani dicono che è «assurdo» pensare di votarlo.

Lei è tra quelli tentati?
«Siamo alle solite, il nodo non è votare o no il decreto. Anche Maria Elena sa benissimo di cosa stiamo parlando. Non esiste che qualcuno del Pd voti il decreto, il punto è confrontarsi o no. Non rifacciamo l`errore della serata infausta da Fazio lo scorso 29 aprile (quando Renzi in tv stoppò il governo Pd-M5s, ndr). Dobbiamo entrare nel merito. È evidente che il decreto è un mix di cose contraddittorie, dalle cosiddette semplificazioni fiscali alle delocalizzazioni, passando per il lavoro e la pubblicità del gioco d`azzardo. E non c`è niente per i lavoratori della “Gig economy” (i lavori “on demand” tipo i “riders”, ndr) Ma se dobbiamo parlare di lavoro, vediamo quali sono i nodi…»

Ma non significa, di fatto, rinnegare il Jobs act?
«È inutile che alcuni miei compagni di partito vadano in fibrillazione difendendo a prescindere il “totem” del Jobs act. C`è il tema della durata dei contratti a tempo determinato: la riduzione della durata ha senso solo se parallelamente riduci le imposte sul lavoro a tempo indeterminato. Poi ci sono cose come la reintroduzione della causale… Temi sui quali non ci possiamo sottrarre, il confronto dobbiamo farlo ed è probabile che alcuni emendamenti dobbiamo anche approvarli».

Cioè potreste votare non l`intero decreto, ma singole misure?
«Alcuni punti, integrati e corretti, seconcto me, meritano di essere sostenuti. Un grande partito incalza il governo. Dobbiamo anche farci carico di mediazioni: se non avete i soldi per abbassare il costo del lavoro a tempo indeterminato, almeno si approvi una norma transitoria per evitare di colpire i lavoratori che hanno un contratto in essere, che altrimenti da precari rischiano di diventare disoccupati».

È ancora Renzi che dà la linea al partito?
«Io penso che lui debba dare una mano, e che tutti dobbiamo aiutare il segretario Maurizio Martina eletto sabato scorso. Confrontiamoci tra di noi. È la mancanza di confronto che ci ha ridotti così. Ora c`è un altro segretario, aiutiamolo. Sennò tanto vale fare il congresso».

Alla fine, la discussione è quella di due mesi fa: che fare con il M5s. Per Renzi si tratta della “vecchia destra”…
«È illusorio sperare di ritrovare appeal aspettando il fallimento totale M5s, una strategia folle. Lega e M5s non sono la stessa cosa. M5s – sbagliando – ha sostenuto questo governo anche perché il Pd guidato da Renzi non si è manco seduto al tavolo. Ripeto, non dico che dobbiamo votare il decreto, ma confrontarci. Chi non vuole toccare nulla è Fi, per capirci! È possibile che dobbiamo avere le stesse posizioni di Fi?».

L’obiettivo è provare a separare M5s dalla Lega nei prossimi mesi?
«Ma certo, parliamo di un movimento che ha preso il 32 per cento e molti nostri elettori erano lì. C`è un po’ di destra, ma anche tanta sinistra che oggi è sorpresa e
disorientata. Dobbiamo tornare a parlarci e non lo faremo offendendoli».

Delrio: Sul Codice appalti giravolte solo per propaganda e la corruzione aumenterà

Delrio: Sul Codice appalti giravolte solo per propaganda e la corruzione aumenterà

“Il governo che parla di paralisi è smentito dai dati. Ogni giorno cercano un nemico: stavolta tocca alle regole dei lavori pubblici”
Intervista a Graziano Delrio di Paolo Griseri – La Repubblica

 Graziano Delrio non accetta di passare per un burocrate: «Vogliono cambiare il Codice degli appalti sostenendo che complica le procedure, ma non è vero».

Delrio, che cosa pensa delle modifiche proposte al suo Codice?
«Ogni giorno questo governo si inventa un nuovo nemico. Oggi tocca al Codice degli appalti».

5Stelle e Lega dicono che avete complicato le procedure…
«È vero il contrario. La legge precedente aveva 600 articoli, la nostra 220».

L’associazione dei costruttori si lamenta.
«Il Codice degli appalti è nato per mettere ordine, accogliere le direttive europee, favorire la trasparenza e l’efficenza. Il sistema ha funzionato. Nel 2014 la somma degli investimenti in Italia era stata di 274 miliardi, saliti a oltre 300 nel 2017.A frenarli non sono state le norme ma le difficoltà economiche delle amministrazioni locali».

Qual è la differenza tra la vostra legge e quella che vogliono leghisti e grillini?
«Il problema, me lo lasci dire da medico, è la diagnosi. Noi siamo partiti dall’idea che il controllo dei progetti deve rimanere alla struttura pubblica mentre le imprese devono realizzare le opere. L’altra impostazione è quella dei governi Berlusconi, quella di affidare alle imprese anche la progettazione esecutiva nell’idea che lasciando tutto in mano ai privati si snelliscano le procedure. L’esperienza ha dimostrato che non è così».

5Stelle e Lega stanno tornando all’impostazione di Berlusconi?
«Il rischio in effetti è quello. Il rischio di tornare alla logica della legge obiettivo, dei generai contractor che avevano mani libere e poi allungavano i tempi di consegna dei lavori e facevano lievitare i prezzi»

Quando avete proposto il vostro Codice degli appalti, qual è stato l’atteggiamento dei 5Stelle?
«Erano inflessibili. Contestavano le posizioni delle associazioni dei costruttori. Erano favorevoli al tetto massimo del 30 per cento di lavori in subappalto, una norma che abbiamo in effetti introdotto anche se non faceva parte delle richieste dall’Europa».

Ora quindi hanno cambiato idea?
«Mah, leggo dichiarazioni non suffragate dalla realtà. Il presidente del Consiglio Conte parla di difficoltà, blocchi di procedure. I numeri li avete pubblicati su Repubblica di ieri e smentiscono questa tesi. Il presidente Conte dovrebbe informarsi prima di ripetere frasi di telegrammi che riceve da chissà chi».

Dunque voi difenderete il vostro Codice in aula?
«Noi abbiamo pensato una legge che si adattasse alle esigenze del settore. Non un testo intoccabile, una serie di norme che nel tempo possono essere migliorate. Ma certo se si torna alla vecchia filosofia di affidare alle imprese il compito di farsi i progetti e realizzarli, se si torna all’antica logica che premia sempre chi pratica il massimo ribasso, ecco allora noi ci opporremo a questo. Bisogna considerare che ll 90 per cento delle opere realizzate in Italia non sono in mano pubblica ma di aziende di natura privata. È su quella parte degli appalti che si gioca la partita vera».

Pensa che siano modifiche dettate dall’associazione dei costruttori?
«Le associazioni di categoria fanno i looro interessi. Noi avevamo lavorato con tutte le associazioni quando si era trattato di scrivere il nuovo Codice. Ma poi la politica deve compiere le sue scelte. Non può semplicemente adeguarsi a quel che chiedono i rappresentanti delle categorie».

Quali i rischi oggi?
«Se si torna alla vecchia logica, degli appalti di una volta, i rischi li abbiamo visti: più possibilità di corruzione e opere meno sicure».

Richetti: Trasformiamo il Pd in una nuova forza aperta

Richetti: Trasformiamo il Pd in una nuova forza aperta

MATTEO RICHETTI - Ph. Carlo Carino / Imagoeconomica

Intervista al senatore Pd: “E’ nelle cose un processo rifondativo che si basi sul contrasto alle disuguglianze, sulla redistribuzione del reddito, su europeismo e mercato aperto con regole chiare. Questi sono i capisaldi”, di Carlo Bertini, La Stampa

Renzi ha bollato i 5Stelle come la «nuova destra». Richetti, lei pensa che bisogna provare a dialogare con loro, oppure no?
«Penso che bisogna mettere a nudo le clamorose incoerenze di quel movimento. Le ultime parole di Di Maio sulle correnti della magistratura sono l’epilogo di una metamorfosi su temi come immigrazione, condoni e censimento dei rom: tutto ciò che la base di quel movimento non può accettare».

Scenario impossibile dunque un cambio di governo, con i grillini che mollano Salvini e il Pd che rimpiazza la Lega?
«Assolutamente. L’obiettivo del Pd deve essere poter rappresentare in tempi rapidissimi un’alternativa a questo governo. Nessuna apertura, bisogna considerare i 5stelle lontani da noi proprio per i contenuti di questa alleanza che sanciscono la totale incompatibilità con noi».

E con chi potete rappresentarla questa alternativa visto che siete ridotti ai minimi termini? Per caso la attrae l’idea di fare un partito diverso che superi il Pd?
«Al congresso ci sarà qualcuno che proporrà la trasformazione del Pd. L’evoluzione in un partito più ampio e innovativo. Senza ripiegare in una comfort zone della sinistra socialdemocratica, ma prendendo la sfida dell’innovazione sapendola interpretare senza produrre chiusura ma nuove aperture».

Si spieghi meglio.
«E’ nelle cose un superamento del Pd che preveda cambi di forma, pelle e sostanza. A quel punto si può discutere anche del nome. Un processo rifondativo che si basi sul contrasto alle disuguglianze, sulla redistribuzione del reddito, su europeismo e mercato aperto con regole chiare. Questi sono i capisaldi. Se poi questa forza si chiamerà Nuovo movimento dei Democratici europei o in altro modo non ha importanza, ma l’essenziale è costruire insieme l’evoluzione: non si può pensare che qualcuno faccia del Pd una bad company e si inventi una nuova forza».

Allude a Renzi?
«No, penso che sarebbe un errore clamoroso lasciare qualcuno che resti a fare il residuo della sinistra e qualcuno che occupi il campo del liberismo. Mi interessa la proposta Calenda del Fronte repubblicano: un processo che unisca le forze europeiste e solidali».

Lei si candiderà al congresso o lascerà spazio a Delrio?
«Se c’è una cosa chiara è che in questo congresso non si parte dai nomi. Sarà un confronto tra tesi e progetti e la prima cosa sarà coinvolgere iscritti ed elettori sul profilo del Pd. Quali idee di lavoro, ambiente ed Europa, solo per citarne alcune. L’ultima fase sarà su chi le interpreta».

Ma così non risponde.
«Non sono io a dover rispondere. Casomai è ogni candidatura che risponde ad una richiesta corale di un collettivo intorno ad un progetto».

Martina: Ora una pagina nuova contro la destra. Ad ottobre un ‘forum per l’Italia’ aperto ad associazioni e liste civiche

Martina: Ora una pagina nuova contro la destra. Ad ottobre un ‘forum per l’Italia’ aperto ad associazioni e liste civiche

Intervista al segretario del PD, Maurizio Martina, di Monica Guerzoni – Corriere della Sera

 «Noi siamo armati di buona volontà e tenacia».

Basteranno, per incollare i cocci di un Pd sempre sull’orlo della scissione?

«Io penso di farcela. Non ragionando come se dovessi incollare i cocci di un vaso, ma come l’artigiano che crea con le sue mani e con le mani di tanti altri un nuovo progetto, che rilanci la sfida dei democratici oggi».

Maurizio Martina, volterà pagina rispetto al renzismo? In Assemblea l’ex premier ha offuscato pure il suo look alla Dylan Dog.

Il segretario ride, ma non è mai stato così serio: «Dobbiamo uscire da una stagione in cui la personalizzazione ha portato a dibattiti asfittici. A me interessa scrivere una pagina nuova e costruire la carta fondamentale del Pd di fronte al nuovo scenario. Non mi interessa negare una esperienza che sento parte del nostro lavoro comune e che ha avuto, accanto a tanti limiti, anche diversi pregi».

Renzi però rimanda l’autocritica e vi accusa di segare il ramo su cui siete seduti. Avanti così?

«Sabato abbiamo condiviso un percorso e ora dobbiamo imboccare una strada nuova, da percorrere spediti e guardando avanti. C’è un sacco di gente che cerca un segnale e noi dobbiamo darglielo. I prossimi mesi saranno cruciali, io ce la metterò tutta. Sono più le ragioni di una battaglia comune per costruire l’alternativa a questa destra pericolosa, rispetto ad alcune discussioni che troppo spesso ci hanno diviso».

Gentiloni ha risposto alla presunta «algida sobrietà» del suo governo definendo Renzi «imbarazzante». Chi ha ragione?

«Ho trovato sbagliate e ingiuste le parole di Renzi e anzi difendo con orgoglio il lavoro del governo Gentiloni, a cominciare da Minniti sul tema migratorio. Gentiloni è una delle personalità più importanti che abbiamo, un punto di riferimento e credo che anche lui voglia aiutare il Pd e il centrosinistra a riscattarsi».

Minniti si sta riavvicinando a Renzi?

«Fermi. Non mi metterò mai più a discutere come se fossimo chiusi in una stanza fuori dal Paese reale. Mi interessano le battaglie sul lavoro, per il salario minimo legale, contro i contratti pirata, per la difesa del diritto alla salute, contro la precarietà. L’atto più rivoluzionario che possiamo compiere è ripartire dai bisogni dei cittadini».

Che profilo avrà il Pd?

«Popolare. Abbiamo il grande compito di dare uno spazio ai tanti italiani democratici, europeisti, che credono nei valori della solidarietà, dell’equità e della giustizia sociale. Se tanti con le magliette rosse sabato scorso hanno deciso di battere un colpo sul tema dell’accoglienza e della sicurezza vuol dire che c’è speranza. Esiste una reazione agli estremismi di Salvini, una alternativa al governo della paura e a questa destra nuova pericolosa».

La sua segreteria sarà piena di renziani, come la vice in pectore Bellanova?

«No, nulla ancora è stato deciso».

Orlando e Boccia entreranno in segreteria?

«Di certo la squadra sarà plurale, aperta al protagonismo di nuove esperienze».

Giachetti e compagni proveranno a far slittare il congresso?

«Rispetto, ma non condivido il punto di vista di Giachetti. Il lavoro di definizione del percorso da qui alle Europee è sancito dalle decisioni dell’assemblea».

 Primarie il 24 febbraio?

«Non c’è ancora la data, ma il percorso è stato definito».

Riaprirà il dialogo con Leu e con i 5 Stelle?

«Non ragionerei di alleanze in termini politicisti. Partiamo dalla testa, cioè dalle idee, invece che dalla coda. A me interessa costruire un percorso dentro il quale immaginare le alleanze sociali, prima di quelle elettorali. Dobbiamo lavorare a un nuovo centrosinistra. Il vero confronto è fra destra e sinistra, sono le politiche di questo governo».

Sarà Delrio il candidato dei renziani? O lei proverà a portarli dalla sua parte?

«Io faccio il segretario del Pd e voglio farlo per tutti, quando ci sarà il tempo delle primarie ciascuno farà le sue scelte. La cosa importante è arrivare li avendo prima, tutti insieme, rilanciato i contenuti. A dieci anni dalla nascita del Pd abbiamo un bisogno estremo di riscrivere le parole d’ordine fondamentali».

Ripartendo dai circoli?

«Anche. In ottobre faremo a Milano un grande forum per l’Italia, aperto ai militanti, ai circoli del Pd, alle associazioni, alle imprese, alle liste civiche, ai mondi del sociale».

La Leopolda di Martina?

«No. Una piazza, da cui far emergere il nuovo profilo dei democratici».

Cambierà il nome del Pd in Democratici?

«Non è questo il tema adesso, ma lanciare dal Pd un grande lavoro che coinvolga tutti i democratici italiani».

Cosa pensa del suo sfidante, Zingaretti?

«Nicola è risorsa preziosa. Tra noi c’è collaborazione, non competizione».

E se Renzi si candidasse alle primarie?

«Vedrà lui, ma mi pare abbia già detto parole chiare». «In ottobre a Milano un forum per l’Italia aperto anche ad associazioni e liste civiche» Al vertice Maurizio Martina, 39 anni, farà da traghettatore verso il congresso pd

Maurizio Martina eletto segretario del Pd. Congresso prima delle Europee

Maurizio Martina eletto segretario del Pd. Congresso prima delle Europee

L’Assemblea nazionale elegge il nuovo segretario del Partito Democratico. I voti contrari sono stati sette e gli astenuti 13. Martina: “Da oggi si parte scrivendo una pagina nuova insieme, con la consapevolezza che non abbiamo scorciatoie”

ROMA– Maurizio Martina è stato eletto dall’assemblea nazionale nuovo segretario del Partito Democratico. I voti contrari sono stati sette e gli astenuti 13.
“Da oggi si parte scrivendo una pagina nuova insieme, con la consapevolezza che non abbiamo scorciatoie”, ha detto Martina, nel suo primo discorso da segretario eletto del Pd.
“Qui, tutti insieme, nelle diversità cominciamo a fare il nostro lavoro – ha aggiunto il nuovo segretario nazionale del Pd- per permettere al popolo di tornare a esserci. Accelerare tutto poteva essere una soluzione, vederci tra qualche settimana ai gazebo, ma ho il dovere e l’onestà di dirvi che non possiamo cavarcela così. Da oggi e da qui comincia un percorso di coinvolgimento, non bastiamo a noi stessi”.
“Partiamo con la convinzione – ha sottolineato ancora Martina – di essere un’energia positiva per il Paese. Solo la forza di un collettivo, di tanti, puo’ generare una nuova stagione”.

ASSEMBLEA NAZIONALE – ORDINE DEL GIORNO
L’esito del voto del 4 marzo e delle elezioni amministrative impongono al Partito Democratico un profondo lavoro di ripensamento e rinnovamento per il suo rilancio.
Lavoriamo a una nuova stagione che metta al centro del nostro impegno la lotta alle diseguaglianze, lo sviluppo sostenibile e la rigenerazione della vita democratica. Una stagione capace di mobilitare, coinvolgere e rendere protagoniste le tante energie democratiche, civiche, progressiste ed europeiste, che si oppongono alla destra, all’attuale governo, che vogliono reagire al preoccupante corso degli eventi in Italia e in Europa.

Occorre aprire una fase nuova del nostro partito per la ricostruzione di un campo di centrosinistra, in grado di proporre un progetto per l’Italia e per gli italiani; una prospettiva forte per il futuro, in grado di affermare per vie nuove i principi di una società equa, aperta, inclusiva e solidale a cui ispiriamo ancora il nostro impegno.
Vogliamo lavorare dall’opposizione all’alternativa di governo. E contribuire anche così a salvare l’orizzonte europeo, che necessita di una riforma profonda per scongiurare il rischio di consegnarsi ai nazionalismi e ai populismi. Intendiamo corrispondere a questo compito prima di tutto aprendo e rinnovando il PD.

Per queste ragioni l’Assemblea nazionale:
– avvia il percorso congressuale straordinario, i cui passaggi conclusi verranno definiti dall’assemblea entro fine anno, in vista delle elezioni europee 2019.
– dà mandato alla Direzione nazionale di approvare il regolamento base per i congressi territoriali, i tempi e le modalità con cui saranno chiamati a congresso i Circoli, le Federazione e i Regionali che hanno terminato il proprio mandato o comunque che siano stati commissariati.
– dà mandato al segretario di istituire una Commissione nazionale sul rinnovamento del progetto e della forma organizzativa, verificando anche le possibili innovazioni statutarie utili ai fini del percorso congressuale e di riprogettazione;
– promuove per ottobre a Milano il FORUM NAZIONALE per l’Italia, come grande appuntamento di ascolto e confronto del Partito democratico con il coinvolgimento delle nostre esperienze territoriali, dei circoli e degli amministratori locali, delle forze del centrosinistra, della società italiana nelle sue articolazioni culturali, sociali, economiche, associative, di genere e generazionali interessate a lavorare insieme per il Paese costruendo l’alternativa al governo gialloverde verso i prossimi cruciali appuntamenti elettorali.

 

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