Martina: “Lavorare per futuro di pace e cooperazione contro l’odio e la chiusura”

Intervista al segretario Pd: “Guai se ci fermassimo solo alle parole. Bisogna trasformare l’impegno in azioni, in impegno diretti. Sporcarsi le mani e assumersi responsabilità”, di Olivio Romanini, Corriere di Bologna

Segnali di vita per la sinistra italiana da Bologna e da Milano e per il segretario del Pd, Maurizio Martina «può essere l’inizio di qualcosa» che assomigli a una riscossa.
A Milano quindicimila persone si sono ritrovare in piazza San Babila per protestare contro il summit tra Salvini e Orban, mentre a Bologna dopo che il vescovo Matteo Zuppi e le parrocchie hanno aperto le porte ai rifugiati della Diciotti, l’ex premier Romano Prodi ha scritto una lettera aperta nella quale ha parlato del gigantesco problema dell’immigrazione sostenendo che non c’è altra via all’integrazione e che «dobbiamo provarci, ognuno nei modi che gli sono possibili».

Partiamo dalla lettera di Romano Prodi. Si parla dell’accoglienza dei migranti da parte delle diocesi ma c’è anche un ragionamento sul futuro e su cosa fare seriamente per affrontare il problema dell’immigrazione. Ci vede tracce utili per il centrosinistra che verrà?
«Penso – spiega il segretario nazionale del Pd, Maurizio Martina – che Prodi faccia bene a raccontare innanzitutto come nella vita di tutti giorni ci sia un’integrazione nella piena cittadinanza di tanti migranti che sono in tutto e per tutto parte della nostra comunità sociale ed economica. Da ex ministro dell’Agricoltura potrei raccontare mille storie conosciute su questo fronte. Questo tuttavia non può non farci riflettere sul bisogno che abbiamo di far avanzare con maggiore forza un nuovo impegno per la piena integrazione nei diritti e nei doveri che ci aiuti a superare le paure».

A Bologna, città dove è nato l’Ulivo, l’opposizione al leader della Lega Matteo Salvini la stanno facendo soprattutto i cattolici, i preti che aprono le porte delle parrocchie. Il vescovo Matteo Zuppi sta provando a fare passare un messaggio di accoglienza in città ma non è per niente facile, vista l’aria che tira. Che ne pensa?
«Penso che sia uno sforzo cruciale. La Chiesa va ringraziata per quello che fa. Ma questo lavoro riguarda tutti noi. Bisogna mettere in campo un progetto culturale e sociale aperto che affronti questi temi ineludibili: integrazione, sicurezza, diritti e doveri in un patto forte di cittadinanza dove tutti possano riconoscersi».

Qualche tempo fa l’arcivescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego, ha detto che serve un progetto politico di opposizione alla Lega che parta dalla rete dei volontari cattolici. Le sembra una buona idea?
«Penso che serva passare dall’opposizione all’alternativa, mettendo in campo prima di tutto una prospettiva di valori e di principi seguiti da comportamenti coerenti e da azioni. Guai se ci fermassimo solo alle parole. Bisogna trasformare l’impegno in azioni, in impegno diretti. Sporcarsi le mani e assumersi responsabilità».

Oltre a Bologna segnali di reazione sono arrivati da Milano, dalla manifestazione in piazza San Babila. Crede che possa essere l’inizio di qualcosa?
«Penso di sì. C’è tanta gente che vuole credere in un futuro di pace e cooperazione contro l’odio e la chiusura. Serve unire queste forze e occorre una nuova generazione in campo capace di farsi capire di questo impegno contro chi semina divisioni e rancori».

Dall’Emilia-Romagna si chiede con forza che il congresso del Partito democratico sia fatto il prima possibile per poter ripartire.
«Noi stiamo già lavorando tanto col percorso che abbiamo tracciato. Il congresso sarà prima delle europee certamente. I primi giorni della nostra festa nazionale a Ravenna ci hanno dato spunti interessantissimi. Le tappe che stiamo facendo, l’ultima proprio questa mattina davanti ai cancelli dell’Ilva di Taranto, danno il segno di un partito che torna dalle persone e in strada per stare al loro fianco e ripartire. A fine ottobre avremo il forum nazionale a Milano. Sono convinto che presto questo lavoro pagherà e sarà sostenuto da tante persone che vogliono un’Italia diversa da quella di Salvini e Di Maio».