Delrio: Sul Codice appalti giravolte solo per propaganda e la corruzione aumenterà

“Il governo che parla di paralisi è smentito dai dati. Ogni giorno cercano un nemico: stavolta tocca alle regole dei lavori pubblici”
Intervista a Graziano Delrio di Paolo Griseri – La Repubblica

 Graziano Delrio non accetta di passare per un burocrate: «Vogliono cambiare il Codice degli appalti sostenendo che complica le procedure, ma non è vero».

Delrio, che cosa pensa delle modifiche proposte al suo Codice?
«Ogni giorno questo governo si inventa un nuovo nemico. Oggi tocca al Codice degli appalti».

5Stelle e Lega dicono che avete complicato le procedure…
«È vero il contrario. La legge precedente aveva 600 articoli, la nostra 220».

L’associazione dei costruttori si lamenta.
«Il Codice degli appalti è nato per mettere ordine, accogliere le direttive europee, favorire la trasparenza e l’efficenza. Il sistema ha funzionato. Nel 2014 la somma degli investimenti in Italia era stata di 274 miliardi, saliti a oltre 300 nel 2017.A frenarli non sono state le norme ma le difficoltà economiche delle amministrazioni locali».

Qual è la differenza tra la vostra legge e quella che vogliono leghisti e grillini?
«Il problema, me lo lasci dire da medico, è la diagnosi. Noi siamo partiti dall’idea che il controllo dei progetti deve rimanere alla struttura pubblica mentre le imprese devono realizzare le opere. L’altra impostazione è quella dei governi Berlusconi, quella di affidare alle imprese anche la progettazione esecutiva nell’idea che lasciando tutto in mano ai privati si snelliscano le procedure. L’esperienza ha dimostrato che non è così».

5Stelle e Lega stanno tornando all’impostazione di Berlusconi?
«Il rischio in effetti è quello. Il rischio di tornare alla logica della legge obiettivo, dei generai contractor che avevano mani libere e poi allungavano i tempi di consegna dei lavori e facevano lievitare i prezzi»

Quando avete proposto il vostro Codice degli appalti, qual è stato l’atteggiamento dei 5Stelle?
«Erano inflessibili. Contestavano le posizioni delle associazioni dei costruttori. Erano favorevoli al tetto massimo del 30 per cento di lavori in subappalto, una norma che abbiamo in effetti introdotto anche se non faceva parte delle richieste dall’Europa».

Ora quindi hanno cambiato idea?
«Mah, leggo dichiarazioni non suffragate dalla realtà. Il presidente del Consiglio Conte parla di difficoltà, blocchi di procedure. I numeri li avete pubblicati su Repubblica di ieri e smentiscono questa tesi. Il presidente Conte dovrebbe informarsi prima di ripetere frasi di telegrammi che riceve da chissà chi».

Dunque voi difenderete il vostro Codice in aula?
«Noi abbiamo pensato una legge che si adattasse alle esigenze del settore. Non un testo intoccabile, una serie di norme che nel tempo possono essere migliorate. Ma certo se si torna alla vecchia filosofia di affidare alle imprese il compito di farsi i progetti e realizzarli, se si torna all’antica logica che premia sempre chi pratica il massimo ribasso, ecco allora noi ci opporremo a questo. Bisogna considerare che ll 90 per cento delle opere realizzate in Italia non sono in mano pubblica ma di aziende di natura privata. È su quella parte degli appalti che si gioca la partita vera».

Pensa che siano modifiche dettate dall’associazione dei costruttori?
«Le associazioni di categoria fanno i looro interessi. Noi avevamo lavorato con tutte le associazioni quando si era trattato di scrivere il nuovo Codice. Ma poi la politica deve compiere le sue scelte. Non può semplicemente adeguarsi a quel che chiedono i rappresentanti delle categorie».

Quali i rischi oggi?
«Se si torna alla vecchia logica, degli appalti di una volta, i rischi li abbiamo visti: più possibilità di corruzione e opere meno sicure».

 

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