Orlando: “Dovremo difendere le regole liberali. Ma le misure sociali andranno valutate”

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Intervista ad Andrea Orlando di Carlo Bertini – La Stampa

Immerso negli scatoloni da traslocare dal ministero di Via Arenula, il Guardasigilli Andrea Orlando non è in vena di giudizi lusinghieri per il nascituro governo di «una destra illiberale»; ma una parola buona la spende per Matteo Salvini. «Indubbiamente se l`è giocata molto bene lui e molto male gli altri».

Anche voi potevate giocarvela bene con i grillini? Sarebbe andata diversamente se aveste provato a fare un governo con loro?

«Non credo che sia il momento delle recriminazione e chiaramente lo penso, altrimenti non avrei sostenuto tale eventualità. Sottolineo solo che queste settimane hanno dimostrato come non fosse difficile egemonizzare un movimento contraddittorio e pronto a tutto pur di governare».

Quindi la colpa della nascita di questo governo forse è da addebitare in parte a Renzi?

«Dibattito che non mi appassiona. Nasce per il risultato elettorale e con quello ancora non abbiamo fatto i conti».

E quando li farete?

«Abbiamo cominciato con l`Assemblea nazionale, lo dovremmo fare con un congresso e con le iniziative dell`opposizione che partiranno sulle prime scelte del governo. Si preannuncia una torsione illiberale e ne abbiamo già alcuni sintomi: insofferenza verso gli organi di garanzia, verso le minoranze, la demonizzazione dell`avversario e ricerca del conflitto con altri Paesi. Noi non dobbiamo cadere in questa trappola, ma difenderemo con determinazione le regole della democrazia liberale».

È il momento di qualche autocritica sulla vostra azione di governo?

«Direi non tanto su quella, ma sul non aver colto in pieno un nodo di portata storica: le dinamiche di globalizzazione vanno governate e non assecondate. Se no rischiamo di respingere con le risposte sbagliate della destra, le domande legittime di rassicurazione delle persone».

Dunque non avete sbagliato ad esempio a non votare la legge sulla legittima difesa?

«No, per creare sicurezza non serve uno stato più autoritario, ma è più sicura una società coesa, integrata, dove funziona il welfare e le forze dell`ordine, più che una società di persone rancorose e spaventate».

Se i giallo-verdi lanceranno una parvenza di reddito di cittadinanza, voterete a favore, anche per tentare di recuperare fasce sociali che avete perso per strada?

«Non so cosa faranno loro, ma so che dovranno trovare subito dieci miliardi per neutralizzare le clausole Iva e altre somme per compensare i miliardi bruciati questa settimana. Noi dobbiamo dire che questo conto non lo devono pagare le fasce più deboli, ovvero pensionati, precari, i salari più bassi. Invece di pensare alla flat tax, dovranno trovare fondi per ripianare i conti dello Stato. Detto questo, è chiaro che se propongono misure di carattere sociale, che tendono a diminuire le disuguaglianze, dobbiamo valutarle bene per quello che sono. Però il conto che emerge tra revisione della Fornero, flat tax e reddito di cittadinanza non porta a misure sociali: porta diretti alla bancarotta del paese. Che non pagherebbero i banchieri, bensì quelli che hanno un mutuo, o che vivono del proprio stipendio».

A proposito di mutui, forse Salvini si è deciso a far partire il governo anche perché spaventato dai mercati?

«Si è convinto anche perchè ha trovato un campo da arare fertile: la capacità contrattuale e la classe dirigente dei M5S sono molto deboli».

Anche sulla gestione di questa crisi si giocherà il vostro congresso. Lei sosterrà Zingaretti?

«Certo, la sua candidatura può aiutare un riposizionamento del Pd. Non basta però la scelta di un segretario, va prima chiarito quale piattaforma e cultura politica. Se non siamo in grado di dare un`idea della protezione ai cittadini che sia democratica, rischiamo di regalare in modo definitivo a una destra illiberale un consenso di massa. Bisogna evitare il derby tra popolo ed élite e far riemergere la questione sociale. La flat tax è la prova che con i voti dei poveri si tolgono le tasse ai miliardari. Ed è importante cominciare una battaglia per segnalare come una deriva sovranista non può che portarci ad una subalternità a potenze esterne all`Ue. Se l`Europa non fa da garante al nostro debito pubblico, qualcun altro si proporrà di farlo. Bisogna che chi governa dica chi».

Sosterrete Salvini quando batterà i pugni in Europa?

«Credo che in questi giorni loro abbiano bruciato tutte le capacità contrattuali: finanziariamente e politicamente, perchè nelle prossime settimane Salvini e Di Maio saranno impegnati a rassicurare i mercati e faranno il contrario di quanto promesso. Dovrebbero invece proseguire un`azione tentata dall`Italia in questi anni. O c`è l`Europa politica e sociale subito, o l`Europa rischia di saltare. E senza l`Europa, l`Italia diventa l`appendice di qualche potenza globale».