Cerno: noi all’opposizione perché abbiamo un progetto diverso

Stampa

“Non si fa politica solo per vincere, ma per esprimere dei percorsi e farsi giudicare”. Intervista di Tommaso Cerno a La Repubblica

Tommaso Cerno, senatore del Pd eletto nel collegio Milano centro, cosa farà il Pd per uscire dall’impasse?
«Non è una impasse, è molto più grave. Perché il presidente della Repubblica deve prendere atto che per risolvere questa crisi ha in mano gli strumenti di un’Italia che è finita da venticinque anni. Con questa legge elettorale gli italiani pensavano di eleggere un premier, ma non è così. Ora si può mettere solo una toppa democratica. Con questi strumenti è come dare al Quirinale un coltello da cucina per operare al cuore»

Cosa manca?
«Serve il presidenzialismo, quello che aveva già proposto Bettino Craxi. Il problema non sono gli italiani, ma la nostra forma di governo che non funziona».
 
In attesa delle riforme, cosa dovrebbe fare il suo partito?
«Deve stare all’opposizione. È come se in un Gran Premio fossimo arrivati secondi. Anche se la nostra Costituzione non prevede un ruolo definito dell’opposizione».
 
Cosa succederà?
«È probabile che oggi Mattarella, non potendo indicare come premier né Salvini né Di Maio, ne indicherà un terzo. Questo avveniva, però nella Prima Repubblica. Quando per via delle divisioni tra Dc e Psi il Quirinale incaricava Spadolini. Salvini lo ha già accettato, ma Di Maio no. Noi dobbiamo stare all’opposizione perché questo schema è inquietante e non lo abbiamo scelto noi».
 
Si spieghi meglio
«Abbiamo un progetto diverso. Uno non fa politica solo per vincere, ma per esprimere dei percorsi e farsi giudicare. Non dobbiamo entrare in maggioranza perché questo è il messaggio che gli italiani ci hanno dettato. Salvini e Di Maio sembrano Craxi e De Mita. Si mettano d’accordo e la smettano di fare i capricci».
 
Appoggerebbe un governo del presidente?
«Voterei contro. Una maggioranza che è riuscita ad eleggere il presidente della Camera con 420 voti è in grado di assumersi le sua responsabilità e votare un governo. Sono riusciti a spartirsi i posti con una maggioranza perfino superiore a quella del ’94. Con tanto di tromboni e tamburi».
 
Cosa prevede?
«Salvini non può sganciarsi da Berlusconi e per Di Maio questa è la prima e unica possibilità. E un capriccio personale. Ma che a due capricci si risponda con l’appoggio al governo di chi ha perso le elezioni, mi sembra esagerato. Non ci possono dare la colpa».
 
Non la fa pensare che, dopo Claudio Amendola, anche Gino Strada dica che Salvini non ha poi tutti i torti?
«Non mi stupisce, ma tra Salvini e Strada c’è una differenza enorme. Salvini è antiatlantico, Strada avverte che la morte dei civili in Siria è il tema più importante».