Martina: “Rifondare il PD con idee e forze nuove”

Innanzitutto vorrei aprire i lavori di oggi pomeriggio rinnovando i nostri auguri affettuosi di pronta guarigione a un grande italiano e a un padre della nostra storia e del nostro impegno come Giorgio Napolitano. Salutiamo con affetto lui e tutta la sua famiglia.
 
Questa direzione è chiamata a un confronto franco e sincero a due mesi dal voto che ci ha consegnato purtroppo una sconfitta netta come mai era accaduto nella nostra storia. Un voto, quello del 4 marzo, che ha ridisegnato in modo radicale il panorama politico del Paese e che ci pone domande cruciali sulla nostra capacità di comprensione della società italiana e sul nostro destino. Sul destino del Partito Democratico ma anche di tutto il campo del centrosinistra.

Cerno: noi all’opposizione perché abbiamo un progetto diverso

“Non si fa politica solo per vincere, ma per esprimere dei percorsi e farsi giudicare”. Intervista di Tommaso Cerno a La Repubblica

Tommaso Cerno, senatore del Pd eletto nel collegio Milano centro, cosa farà il Pd per uscire dall’impasse?
«Non è una impasse, è molto più grave. Perché il presidente della Repubblica deve prendere atto che per risolvere questa crisi ha in mano gli strumenti di un’Italia che è finita da venticinque anni. Con questa legge elettorale gli italiani pensavano di eleggere un premier, ma non è così. Ora si può mettere solo una toppa democratica. Con questi strumenti è come dare al Quirinale un coltello da cucina per operare al cuore»

Franceschini: sì al confronto ma tenendo unito il partito

L’intervista al ministro uscente di Claudio Tito – la Repubblica

Non si può rispondere con un semplice “no” quando il Pd incontrerà l'”esploratore” Fico: “Mi ha sconcertato leggere una raffica di dichiarazioni di totale chiusura di esponenti del mio partito mezz’ora dopo il conferimento dell’incarico”. “Abbiamo invece l’obbligo” di verificare nei contenuti la possibilità di un’intesa. E bisogna farlo tenendo il partito “unito”, a cominciare dal suo leader “più influente”, Matteo Renzi.

Dario Franceschini la sua porta l’ha già aperta. E’ convinto che da ieri si sia chiuse una fase di questa lunga crisi e se ne sia aperta un’altra che impone ai dem di confrontarsi “senza pregiudiziali”.
 

Martina: “Se Di Maio fa il pane in due forni brucia tutto”

“Se Di Maio pensa di spaccare il Pd non ce la farà, il Pd discute ha punti di vista differenti, ma non ci facciamo comandare da qualcuno. Quello che contesto a Di Maio è che uno possa fare il pane in due forni e rischiare di bruciare tutto: per me infatti è inaccettabile che si pensi che Lega e Pd siano intercambiabili.

Contano le coerenze programmatiche e di ideali. Non convince l’approccio che il prima che ci sta si governa. Non si governa così l’Italia”.  Così il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, ospite da “Non stop news” su Rtl 102.5.

“Il 21 aprile,  giorno dell’Assemblea Nazionale del Pd – aggiunge Martina – noi ci confronteremo in maniera libera e nel pieno rispetto delle opinioni differenti. Mi sono candidato a segretario convinto che non sia un impegno che posso esaurire da solo, credo nella costruzione di una squadra, un gruppo, una collegialità”.

“Non servono conte e divisioni, il 21 aprile sarà un passaggio di unità per ricostruire il progetto democratico, girando i territori. Non credo mai che queste esperienze possano essere sulle spalle solo di un leader”, ha concluso.

Quartapelle: “Lega e 5 Stelle sono destinati a fallire. Allora potremo ragionare solo per il bene dell’Italia”

Intervista a Lia Quartapelle di Andrea Montanari – La Repubblica


Lia Quartapelle, deputata del Pd eletta nel collegio Milano 2, cosa deve fare il suo partito per uscire dallo stallo sulle trattative per il governo?
«Dobbiamo restare lontani dai tatticismi. Di quelli son piene le fosse. Questo continuo scambio dialettico tra Salvini e Di Maio, tra uno che chiude i forni e l’altro che cura l’orto, è stucchevole e sta stufando gli elettori. Sono 43 giorni che l’Italia non ha un governo».

Orlando: “Guai ad aver timore di un confronto con il leader grillino. Ma Di Maio scopra prima le carte“

Intervista ad Andrea Orlando di Goffredo De Marchis – La Repubblica


Ministro Orlando, il reggente Martina dovrebbe incontrare Di Maio prima del prossimo giro di consultazioni?
«Non ho mai avuto paura del dialogo, ma la decisione compete a Martina. Il Pd non deve avere timore degli incontri. Nella chiarezza, ovvio. Di Maio però dovrebbe prima scoprire le carte davanti al Paese se vuole trasformare il risultato elettorale in una proposta che abbia un minimo di credibilità».
 
L’apertura dei 5 stelle contenuta nell’intervista a “Repubblica” è vera o è tattica?
«A me è apparsa strumentale nel senso che non aveva contenuti. Il suo ragionamento acquisirebbe una diversa serietà se il leader grillino esplicitasse il merito del contratto e soprattutto chiudesse a un’alleanza con la Lega».
 
Come?
«Prendendo le distanze da Salvini sui temi dell’immigrazione, respingendo l’ipotesi della fiat fax che è il contrario della domanda di redistribuzione della ricchezza emersa dal voto. Non dico che cambierebbe la posizione del Pd, ma dal tatticismo passeremmo alla sostanza.
 
Resterebbero le critiche feroci contro le riforme dei governi Pd. La Lega c’entra poco.
«In parte le cose coincidono. Marcare una distanza da Salvini significa riconoscere la linea seguita dai nostri esecutivi su alcuni punti qualificanti: il posizionamento internazionale dell’Italia, la questione europeista, la collocazione occidentale e quindi la sconfessione delle simpatie putiniane che i populisti in Europa hanno espresso in questi armi».
 
Basta?
«Non è una condizione sufficiente, ma le demonizzazioni non sono compatibili con il confronto. Cambiare tono, in democrazia, è un fatto positivo, è la condizione per evitare i veleni. Ma, se si condivide il giudizio di Salvini per cui tutti i mali del mondo nascono dal Pd, diventa difficile interloquire anche solo per convergere su singoli punti nella distinzione tra governo e opposizione.
 
Il dialogo serve a fare un accordo con i 5 stelle, non un’opposizione costruttiva. ll Pd invece ha congelato la sua posizione sul paletto messo da Renzi.
«Il dialogo serve comunque. Resto convinto che la linea indicata dalla direzione sia quella giusta. Ma i 5 stelle devono esercitare un ruolo a prescindere da ciò che facciamo noi. Di Maio parla sempre di modello tedesco. La Merkel, nei negoziati, è partita dal programma della Cdu che era un programma di governo che teneva conto delle compatibilità. Di Maio parte da una serie di slogan».
 
Intanto il muro di Renzi regge.
«Non servono muri. L’esito più probabile è l’opposizione. Ma come dice Walter Tocci si può fare l’opposizione ma non deve passare il messaggio che corrisponda alla nullafacenza e su che fare si deve discutere».
 
La base dem sembra seguire la linea renziana dell’Aventino.
«Il sentimento è quello, anche per la campagna di aggressione che Lega e grillini hanno costruito contro di noi. La reazione è comprensibile, non va trascurata. Ma se siamo affezionati a molte delle cose realizzate dai nostri governi, con il 18 per cento le difendiamo se sui singoli punti si dividono gli avversari, se si apre un dialogo con le forze che sono meno determinate di altre a cancellare quella stagione di riforme».
 
I 5 stelle?
«In caso di un asse Di Maio-Salvini un’opposizione senza iniziativa fa la spettatrice della cancellazione delle riforme fatte in questi anni. In questo caso i dirigenti come si comportano? Spiegano agli iscritti e agli elettori che dialogare non significa porgere l’altra guancia ma provare a disarticolare il fronte avversario».
 
Capiranno?
«Credo di sì. Proprio perché vedo la possibilità di un patto tra 5 stelle e Lega e la probabilità di elezioni anticipate, conviene al Pd mostrare le distanze di programma da Di Maio anziché ripetere semplicemente che ci ha offeso in campagna elettorale. Scoprire le sue carte è l’unico modo per essere più forti di fronte a ogni eventualità futura».
 
Davvero dentro il Pd c’è una guerra social combattuta con gli stessi brutti metodi grillini?
«È un rischio reale e non è un problema di galateo. Se copiamo i loro vizi non capisco come facciamo a condannarli. Si possono criticare le posizioni dell’interlocutore, non è giusto invece delegittimarli sul piano personale. È un metodo che ci indebolisce e ci ha danneggiato nel voto del 4 marzo. È accaduto talvolta che colpendo le persone e non le posizioni abbiamo fatto credere agli elettori di non avere argomenti solidi».