Ascani:”Il PD ha ridotto gli sbarchi senza lasciare nessuno in mare”

Intervista ad Anna Ascani di Simona Musco – Il Dubbio

Foto: Carlo Carino / Imagoeconomica

«Salvini sta isolando l’Italia ed è molto rischioso». A lanciare l’allarme è Anna Ascani, giovane deputata Pd, che partendo dalla vicenda Aquarius e dalle scelte del ministro dell’Interno Matteo Salvini analizza il rischio di una strategia della forza che non entra nel merito delle questioni. Una strategia che, però, ha portato ad un risultato sul piano interno: l’egemonizzazione del M5s da parte di chi alle politiche ha preso la metà dei suoi voti, ovvero la Lega. Mentre il Pd assicura al Il Dubbio è ancora vivo «e deve ricominciare a dialogare con l’elettorato».

Gentiloni: Pericolosissima la fascinazione verso la Russia, l’Italia tradirebbe i suoi fondamenti

Intervista all’ex premier che riflette sul nuovo governo gialloverde, sui rischi del sovranismo, sul ruolo internazionale del nostro Paese, ma anche sulla sinistra da ricostruire, di Silvia Bignami, La Repubblica

«Non possiamo permetterci che l’Italia tradisca i suoi fondamenti». Paolo Gentiloni parla del G7 in Canada e degli impegni che il Paese deve mantenere di fronte ai partner mondiali a RepIdee Bologna, intervistato dal direttore di Repubblica Mario Calabresi. L’ex premier che ha poi pranzato con i migranti nelle cucine popolari del volontariato di sinistra create da Roberto Morgantini riflette sul nuovo governo gialloverde, sui rischi del sovranismo e sulla «fascinazione» verso la Russia, ma anche sulla sinistra da ricostruire.

Gentiloni, in Canada c’è il G7 preparato dal suo governo. Lei ha già fatto il passaggio di consegne con il nuovo governo: quali consigli dà al premier Giuseppe Conte?

«Il G7 arriva in un momento delicatissimo. I rapporti transatlantici sono attraversati da difficoltà come forse non mai, almeno in momenti recenti. È un incontro importante per evitare una escalation sul piano commerciale che farebbe molto male a Paesi come l’Italia. Non ho particolari consigli da dare a Conte, gli faccio gli auguri. Io la penso in modo sideralmente diverso dal governo, ma per me le istituzioni non sono scatolette di tonno e se nasce un nuovo governo gli auguri si fanno. Mi auguro solo che l’Italia faccia l’Italia. L’ultima cosa che ci possiamo permettere è presentarci come l’Italia che tradisce i suoi fondamenti. Conte faccia il presidente del Consiglio dell’Italia che abbiamo sempre avuto in questi decenni».

Come giudica le aperture fatte dal governo verso la Russia?

«È una strada pericolosissima. Negli ultimi decenni l’Italia è stata tra i Paesi più europeisti. Siamo sempre stati alleati degli Stati Uniti, mantenendo però un dialogo con la Russia. Una sorta di doppio binario. Se ora questo governo pensa di mettere in discussione la nostra collocazione atlantica, mette in discussione un pilastro fondamentale della nostra Repubblica. E questo è pericoloso».

Ma lei come si spiega questa fascinazione nei confronti di Putin?

«Credo che da parte della Lega ci sia qualcosa di più serio e inquietante in questa “fascinazione”. Si parla molto di sovranismo, cioè dell’idea che si possa alimentare il nazionalismo soprassedendo almeno da parte di Putin, spero non di Salvini, su aspetti marginali legati ai diritti delle persone. Mi preoccupa il fascino di queste logiche sovraniste e tardo imperiali che si aggirano in Europa. Pensiamo anche alla Brexit, alla Turchia di Erdogan…».

Il nuovo governo spinge per regole diverse anche sull’immigrazione. Come giudica questo atteggiamento?

Intanto, che lo si voglia o no, la sicurezza è un tema essenziale e sensibile. Oggi i numeri ci dicono che si corrono pochissimi rischi rispetto al passato, ma una delle cose che la sinistra deve capire è il bisogno dei cittadini di essere rassicurati. La sicurezza è la nostra grande priorità. E credo che sui flussi migratori il mio governo abbia ottenuto risultati straordinari. Scusate se me la canto e me la suono, ma abbiamo creato rapporti stabili con le autorità libiche e abbiamo acceso i riflettori sul grande problema umanitario dei rifugiati in Libia. Questa è la verità, mi spiace se qualcuno non è d’accordo. Aggiungo anche che la contrarietà dell’Italia alla riforma del regolamento di Dublino non è una vittoria del nuovo governo: era contenuta nei dossier che abbiamo passato a Conte. Ma la nostra contrarietà è opposta a quella di Paesi come l’Ungheria, che vorrebbero trattenere tutti i migranti nei Paesi del Mediterraneo. Se è questa la linea dell’Italia, auguri».

Quali sono i rischi dell’approccio della Lega sui flussi migratori?

«Io penso che di tutto abbiamo bisogno, noi Paesi del Mediterraneo, tranne che di un governo aggressivo verso i Paesi confinanti o aggressivo verso chi professa fedi diverse. Non abbiamo bisogno di un governo che non si accorge della gravità di quanto avvenuto a Rosarno l’altro giorno, quando è stato ammazzato il bracciante maliano Soumayla Sacko, perché era uno che si occupava di diritti umani, di diritti sindacali: era uno di noi. Non dobbiamo aver paura di dirlo. Perché lo scadimento su questo non lo possiamo accettare. Un governo aggressivo su queste cose non mi fa sentire più sicuro. Un’Italia più aggressiva non è un’Italia più sicura ma un’Italia in cerca di guai».

Un governo che mettesse la maglietta di Calderoli ci metterebbe a rischio tutti?

«Ovviamente. Non capisco perché si debbano dire cose che poi mi pare che il ministro Salvini abbia apprezzabilmente corretto nei confronti di un Paese vicino come la Tunisia. Bisogna aiutare la Tunisia, non insultare la Tunisia».

Veniamo all’Italia. Come si fa a evitare l’aumento dell’Iva, tagliando le tasse e facendo il reddito di cittadinanza?

«Chiunque abbia un minimo di buon senso sa che non è possibile. Quello che mi preoccupa è che noi ci stiamo facendo del male quando il governo non ha ancora iniziato a lavorare. Oggi gli esponenti del governo sono a fare comizi per la campagna elettorale. Vi assicuro che i primi giorni che ho passato a Palazzo Chigi tutto avrei pensato tranne che andare a fare dei comizi. A me preoccupa che la credibilità economica del Paese sia in pericolo dopo solo due settimane, quando ci sono voluti due anni per ricostruirla. Questo accavallarsi di minacce e promesse è costato già centinaia di milioni sui mercati. Se si va avanti così, questa sarà la luna di miele politica più costosa degli ultimi anni».

Se ci fossero state le elezioni anticipate a settembre, diciamo “ultra-anticipate”, lei sarebbe stato il candidato del Pd…

«L’ultra-candidato…».

Ecco, ma ora cosa farà? Si candida a segretario?

«Intanto sono in campagna elettorale. Le amministrative sono un test importante per l’elettorato di sinistra. C’è bisogno della mobilitazione di tutto l’arco di sinistra e centrosinistra. Poi penso che la cosa più urgente sia ricostruire il progetto di Arturo Parisi: costruire un’alternativa di governo, con basi sociali e politiche. Ecco, io voglio mettermi a lavorare per questo. Bisogna ricostruire un progetto per un’alternativa di governo. Prima o poi servirà».

In quale forma intende lavorarci? Per ora ci si divide: chi dice che serve un Fronte repubblicano, chi dice che si deve ripartire dal Pd.

«Non la farei così estrema. Noi dobbiamo ricostruire i fili di connessione con tanti mondi. Dobbiamo ricostruire il tessuto di una alleanza, col movimento #metoo, i sindacati, le associazioni. Se il Pd è semplicemente un “emettitore” di messaggi senza mediazioni e reti non andiamo lontani. Bisogna rimettere il Pd al servizio di queste reti, che fanno la ricchezza della nostra società».

Qualcuno in sala dice “era ora”, ma come è possibile che il Pd sia sceso dal 40% al 18%?

«Tante cose hanno influito. C’è la sconfitta al referendum del 2016: un trauma. C’è che negli ultimi vent’anni chiunque ha governato poi ha perso… Questo sia di monito all’arroganza di chi governa oggi. Il fatto è che noi abbiamo perso molto male. Ci siamo un po’ troppo dilettati con i vincenti della globalizzazione, abbiamo frequentato quelli che ce la fanno, non chi è rimasto indietro. Capisco il motivo: tu provi a spargere ottimismo. Ed è giusto. Ma attenzione: non dimentichiamo che i cambiamenti della società producono squilibri e che quella frase di Kennedy, “l’onda di marea fa alzare tutte le barche”, non è più vera. Non solo in Italia e non solo da oggi. L’onda di marea c’è stata ma alcune barche sono salite e altre sono rimaste giù. E la Flat tax peggiorerà le cose. Ora dobbiamo riportare la sinistra nel suo ambiente naturale, riprendere a frequentare le reti che fanno forte la nostra società. La sinistra deve essere di aiuto. Non deve essere una carriera, perché se la sinistra è soltanto una carriera, non va da nessuna parte».

Finita questa esperienza a Palazzo Chigi, cosa le resta?

«La cosa meravigliosa di governare l’Italia è scoprire che meraviglioso Paese noi siamo. Teniamocelo stretto, perché è il nostro Paese, e nessuno ha il diritto di distruggere i suoi pilastri fondamentali. Ricoprire questo ruolo è stato un privilegio e mai avrei pensato da piccolo di fare il premier. Se me l’avessero detto, avrei chiamato una ambulanza. Rivendico una cosa: penso che chi ha un ruolo istituzionale debba cercare anche nei comportamenti e nel linguaggio di essere di esempio. I cittadini rispettano le istituzioni anche se chi le incarna le interpreta in modo sobrio e rispettoso. Non mi piacciono le demagogie su questo. Chiediamo a chi ci governa serietà e dedizione».

Aquarius, Martina: “Ancora propaganda sulla vita delle persone. Non ve lo consentiremo”

“L’intervento del governo spagnolo non è una vittoria ma solo un respiro di sollievo “. Così il segretario del Pd Maurizio Martina commentando la vicenda della nave Aquarius.

Propaganda che aggrava la situazione

“L’intervento del ministro Salvini in una conferenza stampa dalla sede del suo partito e non da una sede istituzionale dimostra che la gioca sulla propaganda e così facendo aggrava la situazione”.

Minniti: “Migranti, un salto nel buio. Salvini ci consegna a Paesi che vogliono lasciarli tutti in Italia”

Intervista a Marco Minniti di Fabio Tonacci – La Repubblica

Mentre segue il filo del suo ragionamento, che lo porta a muoversi avanti e indietro tra i 17 mesi del mandato da ministro dell’Interno e gli avventurosi annunci del suo attuale successore, Marco Minniti scribacchia. Sul foglio bianco compaiono due parole, “Africa” e “populismo”, le lega con un tratto di penna.

Si legge anche un numero, “13.000”. «Già, “Africa” perché l’Italia non può pensare di governare i flussi dell’immigrazione senza coltivare un solido rapporto con i Paesi di quel continente. Da Matteo Salvini ho sentito dire di tutto in questi giorni, ma non l’ho sentito pronunciare le parole Africa e Mediterraneo».

Il deputato Minniti è nel suo studio, alla Camera. Lo attendono a un convegno sull’integrazione dei minorenni rifugiati organizzato dall’università Uninettuno. Tra i relatori c’è anche l’ambasciatore tunisino Moez Sinaoui, l’uomo che ha dovuto ricomporre l’incidente diplomatico scoppiato dall’uscita di Salvini sulla Tunisia «che esporta i galeotti». Per Minniti, «una colossale e dannosa fake news».

E “populismo” perché?

«I populisti predicano 1’immigrazione zero”, sapendo perfettamente che non è realizzabile. Diffondono l’idea che non sia possibile essere umani e sicuri allo stesso tempo, che bisogna scegliere o l’una o l’altra cosa. La forza del riformismo di centrosinistra è, e deve essere, spiegare che non c’è antitesi tra i due concetti. Spesso, anzi, convivono nell’animo di una stessa persona. Una vera democrazia è in grado di conciliarli. L’Italia, invece, si avvia verso l’ignoto».

Sta dicendo che con il governo Conte è a rischio la democrazia?

«Non voglio dire questo. Osservo però che il passo dall’ignoto al salto nel buio può essere breve. Qui in gioco c’è il modello di società che vogliamo. L’Italia non può rinunciare ai valori che la fondano, non deve diventare una società chiusa. Altrimenti perderà se stessa. Sulla questione immigrazione, però, il governo manca di una visione globale».

Perché?

«Salvini ripete che l’immigrazione è un business. Non ci può essere approccio più sbagliato. C’è chi lucra sulla pelle dei migranti, ovviamente, e colpire gli approfittatori è l’obiettivo delle indagini penali. Le migrazioni sono un fatto epocale, non dimentichiamolo. Bisogna combattere i trafficanti di uomini, non i richiedenti asilo in fuga dalla violenza. Dov’è la pacchia di cui parla Salvini?».

E voi ce l’avevate la visione?

«Mi limito a ricordare due dati: dal primo luglio 2017 al 31 maggio sono arrivate in Italia 122mila persone in meno rispetto all’anno precedente, con una riduzione dell’85 per cento degli ingressi dalla Libia».

Proprio lei, però, è stato protagonista di un duro scontro con alcune Ong che avevano navi di salvataggio nel Mediterraneo. La sua posizione è stata molto criticata dalla sinistra.

«A nessuna Ong è stato impedito di operare nel Mediterraneo centrale. Abbiamo prodotto un Codice di autoregolamentazione, sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong che oggi continuano a lavorare. Il Codice permette di tenere insieme il principio umanitario e la legittima esigenza di sicurezza di un Paese. Il Codice tutela anche le stesse Ong».

In che percentuale è riuscito a completare il suo Piano?

«Al settanta per cento. È mancato l’ultimo miglio, cioè l’istituzione di flussi legali per regolare gli ingressi dei migranti, ma per questo era necessario l’impegno del Parlamento. Sono stato ministro dell’interno per 17 mesi, non 17 anni. Prima abbiamo contrastato l’illegalità e cancellato la parola emergenza, poi abbiamo cominciato a costruire la legalità con i corridoi umanitari aperti con la Libia. Tutto grazie a delicatissimi rapporti diplomatici nel Mediterraneo. Ma di Mediterraneo Salvini non parla. Ho sentito invece che parla di Ungheria, di Austria, di Orban, di Visegrad…».

Cosa comporta allearsi con loro?

«Diventare l’hot spot dell’Europa, esattamente come vuole il gruppo dei paesi dell’Europa centrale del Patto di Visegrad. Ci stiamo consegnando mani e piedi al loro progetto di ridurre l’Italia a centro di controllo unico dei flussi migratori provenienti dall’Africa. Appunto, e qui riprendo le ultime proposte di Salvini, creando sempre più hotspot, sempre più centri di accoglienza… Davvero pensiamo di allearci con chi sta cercando di affossare nel Parlamento Europeo la proposta di riforma del trattato di Dublino? Abbiamo ricollocato 13.000 migranti fino ad oggi (indica il numero sul suo foglio bianco, ndr), 11 mila negli ultimi 16 mesi, e sa quanti ne ha presi il Gruppo di Visegrad? Zero. Davvero il nostro alleai() migliore sarà l’Austria, che giusto un anno fa schierava i carri armati al Brennero?».

Il ministro Salvini ha dichiarato di voler rimpatriare 500mila stranieri. È possibile?

«È una ricetta vecchia, già annunciata nel 2001 dal governo di Berlusconi. Finì con la maxi sanatoria di 600mila irregolari. Salvini dice anche di voler creare Cie in tutte le Regioni d’Italia: lo informo che i Cie non esistono più, e che se li vuole riaprire dovrà farlo con una legge dello Stato. Per non parlare di quella boutade, la posso considerare solo una boutade, che vuole i centri di accoglienza come prigioni da cui i richiedenti asilo non potranno uscire. Si violerebbe qualsiasi diritto e le norme dell’Onu. Ma del resto Salvini ci ha abituato a scivolate anche peggiori…».

Quali?

«Mentre era chiuso con Di Maio a discutere del Contratto, commentò con sdegno la notizia appena uscita di un migrante che aveva spennato un piccione vivo. Quando invece hanno sparato in testa a un migrante, anzi a una persona, che si chiamava Soumayla Sacko, che aveva il permesso di soggiorno e lottava contro i caporali, si è pronunciato solo il premier Conte attraverso una fredda e formale dichiarazione. Nel silenzio assordante dei due azionisti di maggioranza del governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio».

 

Minniti: “Mai chiuso i porti. Da Salvini un azzardo politico a urne aperte”

Conciliare sicurezza e umanità è possibile. E non si può fare politica sulla pelle dei disperati.
Colloquio con Marco Minniti di Fabio Tonacci – La Repubblica

Un azzardo politico a urne aperte. Sulla pelle di 629 disperati recuperati in mare. Un azzardo che il ministro dell’Interno Matteo Salvini lancia a metà pomeriggio della domenica elettorale e che, fin da subito, assume i contorni del pretesto. Perché l’Italia non è nel pieno di un’emergenza sbarchi. Perché gli arrivi via mare dei migranti sono calati del 78 per cento rispetto all’anno scorso. Perché gli approdi italiani non sono sotto stress. E perché in mezzo al Mediterraneo c’è una nave sola, la Aquarius della ong franco-tedesca Sos Mediterranée, con a bordo i suoi 629 passeggeri.

Una sola nave. Eppure, su di essa, Salvini ha deciso di appoggiare tutto il peso del Viminale per un braccio di ferro con Malta. Chiudere i porti d’Italia, ha detto. Quella nave non deve attraccare. «Chiudere i porti… per una nave sola, per giunta…», ripete al telefono Marco Minniti, l’ex ministro dell’Interno.

È in Calabria con la famiglia, ma non riesce a non seguire ciò che sta accadendo nel Mediterraneo. «Io i porti non li ho chiusi neanche quando in 36 ore arrivarono in Italia 26 navi. Non barconi, navi. Ventisei. Sbarcarono 13.500 migranti. Anche in quel caso, dimostrammo che umanità e sicurezza si possono conciliare».

Era il giugno 2017, un anno fa esatto. Minniti era atteso a Washington per una visita istituzionale. Durante lo scalo tecnico in Islanda, annullò gli incontri e fece tornare l’aereo a Roma per gestire la situazione. Quella sì, di reale emergenza. I porti non li chiuse, è vero. Però da quel momento l’idea cominciò a filtrare sui giornali, a prendere forza, a rimbalzare negli uffici politici di Bruxelles.

Nel novero delle possibilità a disposizione dell’Italia, chiudere i porti alle ong era l’extrema ratio, quella che il governo Gentiloni si riservava di valutare, ma che mai è stata formalizzata con una dichiarazione di Minniti. Era la carta del bluff, a ben vedere. Con la quale l’Italia andava a giocare una delicata partita a poker durata mesi e mesi al tavolo di Bruxelles, dove tutti avevano carte migliori delle nostre.

C’erano trattati, missioni e accordi con in calce la firma dei governi italiani precedenti e che, in un verso o nell’altro, fissavano in Italia il porto di sbarco dei migranti. Alla fine, dopo diverse “mani” giocate anche sul tavolo di Frontex, i porti sono rimasti aperti, l’Europa si è convinta a impegnarsi economicamente in Africa, il Codice delle ong assai criticato a sinistra ha ottenuto l’approvazione degli altri Stati membri.

E la missione Triton è stata modificata inserendo Malta tra gli scali sicuri in un nuovo operation plan che, guarda caso, Malta non ha ratificato. «Quello di Salvini è un azzardo politico, concordo. E aggiungo: è un azzardo politico e umanitario, fatto sulla pelle di 629 migranti», continua Minniti.

«Il ministro dell’Interno dichiara di voler chiudere i porti italiani, Malta risponde che la competenza non è sua. Dunque, dove andrà la nave? Che faremo? A bordo hanno persone che necessitano di cure e di ristoro, non possono rimanere a galleggiare nel Mar Mediterraneo in attesa che i due governi si decidano.

Oltretutto non posso non notare che l’annuncio di Salvini è stato diffuso mentre era in corso il voto delle elezioni amministrative. Mi auguro che questa mossa non sia stata studiata a tavolino per scopi elettorali».

Di sicuro, è una prova di forza. Che ha dei rischi, diplomatici e istituzionali. Continua Minniti: «Non fai un braccio di ferro con un altro stato dell’Unione per una nave sola, in un momento in cui non c’è emergenza. Si perde di credibilità. Così l’Italia, per l’eterogenesi dei fini, rischia di rimanere isolata in Europa».

Si è detto tante volte, in passato, che tutti gli Stati membri devono fare la loro parte ed è giusto chiedere un maggiore impegno a Malta, altrimenti all’Italia rimarrà sempre il cerino in mano. «Farlo in modo pretestuoso, però, è sbagliato dice ancora Minniti Rimarremo isolati, ecco cosa temo. Se qualcuno pensa di cancellare tutto il castello fin qui costruito con una scorciatoia, quale è l’annuncio della chiusura dei porti, si sbaglia. È una risposta pigra, che ci metterà solo in difficoltà».

I 629 dell’Aquarius, intanto, aspettano. Sono partiti con i gommoni dalla Libia, in un momento in cui la guardia costiera libica appare assai piùdistratta rispetto al passato.

«Durante il nostro governo le partenze da quel Paese sono calate dell’85 per cento», si limita a osservare Minniti. Cosa sta succedendo, quindi? Il ritorno dei barconi è un avvertimento al governo in carica, perché rispetti i patti presi coi predecessori, o è pura casualità?

Di certo la scivolata di Salvini sulla Tunisia esportatrice «di galeotti» ha agitato, e non poco, i governi del Nord Africa. Ed è un fatto che la Francia abbia sfruttato gli ultimi tre mesi di incertezza politica per strappare all’Italia l’iniziativa sulla Libia. Hanno organizzato un vertice internazionale a Parigi per risolvere la crisi libica. Si stanno prendendo il ruolo di referente unico e affidabile, per i paesi del Nord Africa. Mentre il ministro Salvini vuole chiudere i porti.

Leggi l’intervista a Marco Minniti: “Sugli immigrati solo io mi sono assunto responsabilità e ne ho portato il fardello” di Libero.

Martina: “Governo populista e di destra con un programma pericoloso per l’Italia”

Dichiarazione del segretario reggente del Partito democratico: “Noi lavoreremo subito dall’opposizione per costruire l’alternativa forte e popolare di cui il Paese ha bisogno”.

“Il governo populista e di destra che nasce ha un programma pericoloso per il Paese e le giornate che abbiamo alle spalle purtroppo confermano le nostre preoccupazioni di sempre”. Lo afferma il segretario reggente del Partito democratico Maurizio Martina.