Martina: “Domenica fermiamo l’onda nera con il voto nei Comuni”

“Chiamiamo all’impegno tutte le persone che difendono l’indentità e l’appartenenza a un Paese civile, che non vuole tornare indietro. Uno per uno, casa per casa, strada per strada”.

Martina: “Domenica fermiamo l’onda nera con il voto nei Comuni”
“Sembra un brutto film, eppure è la realtà. Propongono i censimenti per etnie, seminano ogni giorno propaganda sulla paura e sulla rabbia. Sulla pelle delle persone. Sono al governo ma è come se fossero da un’altra parte. Fanno i forti con i deboli e sono pronti a sostenere le peggiori posizioni nazionaliste in Europa. Allora il voto di ballottaggio di domenica in diversi Comuni assume un significato ancora più importante”. Lo scrive su Facebook il segretario reggente del Pd Maurizio Martina.

 “Perché il voto è il più potente strumento democratico per fermare questa deriva e dire chiaramente che no -prosegue Martina- non ci porteranno indietro a 80 anni fa. Tutte le città sono importanti, ogni singolo voto conta. Bisogna fermare quest’onda nera pericolosa. C’è bisogno di tutti quelli che non vogliono rinunciare al futuro dell’Italia”.

 “Chiamiamo all’impegno tutte le persone che difendono l’indentità e l’appartenenza a un Paese civile, che non vuole tornare indietro. Uno per uno, casa per casa, strada per strada”, conclude.

Rossomando: Lo stop alla riforma penitenziaria amareggia, ma spero in un ravvedimento

Intervista alla vicepresidente del Senato: «Sono preoccupata, perché le parole con cui il ministro Bonafede ha escluso di attuare la delega arrivano alle porte dell’estate, quando nelle carceri la situazione è ancora più difficile», di Errico Novi, Il Dubbio

ANNA ROSSOMANDO / Ph: ©Imagoeconomica

Rossomando: Lo stop alla riforma penitenziaria amareggia, ma spero in un ravvedimento
«Sono amareggiata, certo. E preoccupata, perché le parole con cui il ministro Bonafede ha messo in dubbio l’attuazione della delega per la riforma penitenziaria arrivano alle porte dell’estate, quando nelle carceri la situazione è ancora più difficile. Eppure io confido in un ravvedimento. Nella forza dei fatti. E dei numeri, compresi quelli contenuti nella relazione che abbiamo ascoltato dall’Autorità garante dei detenuti».

Anna Rossomando è tra le poche avanguardie garantiste sopravvissute ai vertici delle istituzioni: è vicepresidente del Senato, è un avvocato e nella scorsa legislatura ha sostenuto, dalla commissione Giustizia di Montecitorio, l’opera dell’ex guardasigilli Andrea Orlando. Ieri ha presieduto in Senato all’esposizione, da parte di Mauro Palma, del report sulla condizione delle persone “private della libertà”. E ha dovuto assistere al definitivo pollice verso mostrato dal nuovo ministro della Giustizia sulla delega per la riforma penitenziaria, in scadenza il 3 agosto.

Ormai non ci sono più spiragli.
Ripeto, l’amarezza, c’è. Ed è accentuata dal constatare come la Costituzione resti un valore celebrato a parole ma purtroppo disatteso proprio da coloro che spesso se ne sono dichiarati estremo baluardo. Eppure voglio sforzarmi intanto di cogliere dei bagliori di speranza, nell’intervento del guardasigilli.

Quali?
Il ministro ha detto di volersi tenere, sotto diversi profili, su una linea di continuità con l’opera di chi lo ha preceduto, ossia Andrea Orlando. Ecco, io credo che siamo di fronte a una fase nuova, in cui chi afferma determinate posizioni sulla giustizia e sull’esecuzione penale è da pochissimo passato da una lunga opposizione a responsabilità di governo. Siamo a inizio mandato, per il ministro Bonafede, e io confido in un ravvedimento operoso, per così dire.

Ma potrà esserci solo su provvedimenti non più riconducibili alla delega. E col rischio che, anziché avere nuove carceri, ci si trovi con un’esplosione del sovraffollamento in quelle esistenti, vecchie e malandate.
Da parte del guardasigilli è stato obiettato che gli altri interventi sul carcere approvati nella scorsa legislatura avevano un fine solo deflattivo. Ma quando il ministro Orlando e il Parlamento li predisposero, fu detto con chiarezza che si trattava di una risposta emergenziale non solo alle sanzioni inflitte dalla Cedu con la sentenza Torreggiani, ma anche a un sovraffollamento divenuto oggettivamente insostenibile. Si aggiunse, sempre da parte di Orlando, che quelle norme erano nient’altro che una premessa per mettere mano a misure strutturali. Puntualmente arrivate, attraverso gli Stati generali, con la riforma penitenziaria.

Bonafede vuole dati certi sulla recidiva, ma lo steso presidente Mattarella ricorda che condizioni detentive indegne mettono a rischio proprio la sicurezza.
Il che rimanda a un punto fermo: le misure alternative alla detenzione inframuraria non possono essere confuse con la rinuncia dello Stato a infliggere la pena. Piuttosto, implicano un percorso per il recupero del condannato, dunque un’assunzione di responsabilità sia da parte di quest’ultimo che dello Stato. Come ho detto alla presentazione del documento del Garante, non ha senso contrapporre la certezza della pena al modo in cui quest’ultima viene scontata. Il motivo è semplice: le persone detenute prima o poi escono, perciò se il sistema dell’esecuzione penale ce le restituisce migliori, superiore sarà la garanzia di sicurezza dei cittadini.

Non a caso era questo il principio ispiratore della riforma.
Ripeto, mi dispiace che si debba di nuovo mettere in discussione la realizzazione di un modello a cui hanno lavorato le intelligenze migliori e più attente al tema dell’esecuzione penale. Ma proprio perché si è trattato di un lavoro ispirato a un approccio tutt’altro che temerario, casomai ponderato e costruito in base a osservazioni sul campo, confido che se me possa ancora discutere. Che al frutto degli Stati generali si possa attingere come a un patrimonio straordinario, e che la stessa cosa avvenga con la relazione del Garante, uno strumento di indagine basato sui dati e da cui dunque non si potrà prescindere.

Lotta alla povertà: potenziare ed estendere il reddito di inclusione


Estendere il Reddito di inclusione: è questa la prima proposta del Partito Democratico per contrastare l’impoverimento della popolazione. Una misura già inserita nel programma dei dem e per la quale ci sono già risorse certe, come illustrato da segretario reggente del PD Maurizio Martina, dai capigruppo Pd alla Camera e al Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci, nel corso della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge del Partito democratico per potenziare ed estendere il reddito di inclusione.

“È giusto che il PD in Parlamento sfidi la maggioranza a partire dalla lotta alla povertà – ha spiegato Martina – su questo tema abbiamo lasciato in eredità uno strumento importante, che non va messo nel cassetto ma va valorizzato. Se la maggioranza fa sul serio, non ha altro che rendere operativa questa misura anziché andare in giro per l’Italia con armi di distrazione di massa, pericolose, perché le parole sono pericolose”.

“La nostra proposta si legge” per potenziare ed estendere il reddito di inclusione, ha dichiarato Delrio, “non è una chiacchiera, mentre sentiamo molte chiacchiere come che si bloccano gli immigrati mentre continuano ad arrivare, che si faranno censimenti che poi non si faranno. Questa invece non è una chiacchiera”.

Fatti, insomma, per aiutare il Paese, non promesse elettorali e neanche opposizione velleitaria o di bandiera. Lo ha spiegato Marcucci qual è lo spirito con cui il Pd lavora dai banchi dell’opposizione: “Quello che avevamo detto dopo le elezioni è stato fatto. Il nostro è un approccio costruttivo. Abbiamo voglia di fare opposizione costruttiva”.

Reddito di inclusione: allargare la platea per raggiungere più persone
Il senatore dem Tommaso Nannicini ha spiegato che “La proposta riparte dalla scorsa legislatura. Quello che proponiamo è continuare il percorso e fare l’ultimo miglio. La nostra proposta di legge vuole allargare la platea e raggiungere più persone. Ci sarà un rafforzamento monetario e dei servizi”.

Ha evidenziato la deputata Pd Elena Carnevali: “La nostra misura non scoraggia la ricerca di un lavoro e non disincentiva la formazione e lo studio. È una politica attiva per uscire dalle condizioni di povertà . Importante poi è il rafforzamento dei servizi sociali”.

Reddito cittadinanza: promesse e basta
Inevitabile il confronto col reddito di cittadinanza, tanto sbandierato durante la campagna elettorale dai 5Stelle quanto nascosto in fondo ai cassetti del governo, quando si tratterebbe di trasformare le parole in fatti. A questo proposito, Martina ha portato l’affondo: “Ieri il premier Conte sembrerebbe aver chiesto risorse europee per finanziare il reddito di cittadinanza. Questa è la prova provata che il governo e la maggioranza navigano al buio e non sanno di cosa parlano: stai dimostrando che tutto quello che hai promesso in campagna elettorale come certo, non c’è. Per altro facendo finta di non sapere che il bilancio europeo è pluriennale. Su che mondo vivono?”.

Migranti: Giocare con la paura, è un gioco pericoloso
Durante la conferenza stampa, che si è tenuta alla Camera, si è parlato anche del tema migranti.

Nette le parole degli esponenti Pd. Di fronte alla “rappresentazione della questione che sta facendo il vicepremier – ha sottolineato Martina – noi diciamo che bisogna fare attenzione, perché il nostro paese rischia una spirale complicata e pericolosa”.

“Noi non abbiamo risposte in tasca ma non dimentichiamo che la prima questione è l’umanità” ha aggiunto il segretario reggente, che ha poi detto di attendere il “governo alla prova del nove, quando a Bruxelles a fine mese si tratterà di decidere davvero. Vedremmo se ci racconteranno che è tutto ancora una volta rinviato. Salvini sta giocando sulla pelle di questo paese una propaganda sulla paura”.

Martina ha avvisato che “non bisogna alimentare la propaganda che porta il Paese su un crinale molto rischioso. Sul tema migratorio i sentimenti di tutti gli italiani sono forti. Chi vi parla sa benissimo che tocchiamo uno dei temi più delicati. Ma proprio per questo chi sta nelle istituzioni deve misurare le parole. Noi non vogliamo partecipare a questo gioco pericoloso nel paese. A noi interessano le soluzioni”.

Giachetti: “Ridare ai romani l’energia per rimettere in moto la città”

Intervista a Roberto Giachetti di Marco Bracconi – La Repubblica

Con Roberto Giachetti avevamo pensato di fare una passeggiata in bicicletta, ma a monitorare lo stato più agonico che agonistico delle strade di Roma ci hanno pensato prima di noi quelli del Giro d’Italia, che davanti alle pezze a colori sull’asfalto capitolino hanno concluso che no, l’Eterna non è una città per ciclisti.

«Hanno rattoppato la sera prima della tappa alla bell’è meglio, e quella era una finestra sul mondo, non una corsa campestre. Non si rendono conto dei danni che fanno», sospira il candidato sconfitto da Virginia Raggi due anni fa, oggi capo di una opposizione in Campidoglio che si vede e non si vede, un po’ come la sindaca che si vede spesso ai vernissage ma molto meno nelle stanze dove far nascere un progetto per la rinascita cittadina.

“Torpore”, lo definiscono i sindacati, infilando il dito nella piaga di una rivoluzione che si sta rivelando immobilismo: «Come Rutelli nel ’93, Virginia aveva l’occasione della rottura, e non ha saputo coglierla. Ma questo è il grillismo, meglio non fare che rischiare qualcosa. Attenzione però: il romano è uno strano soggetto, la prende a ridere, quasi rassegnato, poi da un giorno all’altro si rivolta».

Non è che l’opposizione brilli in visibilità, onorevole Giachetti.

«Vero, però teniamo conto di due cose. Intanto non è semplice fare opposizione a chi tende all’inerzia e si schiaccia sulla gestione del quotidiano. E poi siamo in tempi in cui sui media fai titolo se la butti in caciara, sui giornali e in tv meglio le pecore tosaerba che le proposte articolate. Noi di delibere ne facciamo tante, e una proposta che portasse ad una svolta io ho provato a farla…».

La Costituente per Roma?

«Esatto. AI di là di chi la governa, e la governerà, nessuno qui a Roma ce la può fare da solo. L’unica strada è una Costituente dove si affrontino i problemi strutturali: debito, regolamenti, decentramento e chiusura delle vertenze».

E Virginia che le ha risposto?

«Quando l’ho invitata non mi ha risposto al telefono, poi mi ha fatto chiamare da Frongia per chiedere una mail, infine è arrivata una lettera dal protocollo assai sgrammaticata in cui “declinava per impegni precedenti”. Questo è lo stile, ne sa qualcosa Malagò…».

L’Olimpiade mancata.

«È il segno di questa amministrazione. Pur di qualificarsi “nuovi” rinunciano alle opportunità. Con il Giubileo non abbiamo avuto un indagato e abbiamo migliorato di molto la vita della città».

Lo stadio si fa, però.

«Certo, solo che la logica di cui sopra ha fatto altri danni: per poter sfoggiare una retorica antisistema hanno bloccato le torri che sviluppano in altezza, ampliando l’area lottizzata e tagliando lo spazio del grande parco previsto».

Voragini monstre, sacchetti di spazzatura in strada, bus a fuoco. Eppure a Roma si respira una strana pax.

«Come dicevo c’è aria di rassegnazione. Ma basterebbe una scintilla per ridare ai romani l’energia che serve a rimettere in moto la città».

Casa delle Donne, cinema America. È una amministrazione di destra?

«Certamente sì. Guardate con chi governano ora. Detto ciò alcune elettrici della Casa delle Donne dovrebbero oggi farsi qualche domanda…».

La logica del non fare, questo il grande problema, dunque. Mi dica lei allora una cosa grossa che farebbe.

«Trasformare Ostia nella Barcelloneta di Roma. Dal Colosseo, con un treno veloce, ci si arriverebbe in venti minuti».

A Ostia c’è la mafia, non la movida.

«La mafia se ne va se entri in competizione, se rilanci, se crei posti di lavoro».

Intanto si poteva cavalcare il referendum radicale sull’Atac.

«Lasciamo perdere. Io e alcuni altri abbiamo passato un’estate a raccogliere le firme, attaccati da mezzo Pd».

Ma da radicale non è affascinato dal movimentismo

«Pannella ha anticipato il tema della partecipazione e non solo. La differenza è che lo ha fatto sulla base di valori e senza voler annientare la rappresentanza».

A Roma ne rappresentate pochini,ormai.

«Bisogna fare un grande lavoro. Paghiamo oggi un certo consociativismo con la giunta Alemanno, e la sindacatura Marino. Se vinci con uno che dice “questa non è politica, è Roma”, hai perso in partenza».

Marino sindaco grillino?

«Un po’ sì. E poi se fai i Fori pedonali poi li devi saper vendere».

La sindaca Raggi sa vendere bene?

«Ah non saprei. Bisogna intanto fare qualcosa per poterla vendere».

Ora ha il processo. Spera in quello?

«No. Per me si è innocenti fino al terzo grado. Nel caso, avranno loro un problema con i regolamenti interni».

All’esordio l’avvocato Sanmarco, che fece ottenere alla sindaca il praticantato nello studio Previti, era in prima fila. Ora chi comanda a Roma?

«All’inizio era quel mondo a guidarla, poi è entrato in collisione col Movimento. Comanda la Casaleggio, credo, però col mandato di stare il più possibile sottotraccia…».

Insisto: l’opposizione siete voi

«E la facciamo. Però serve tornare in mezzo alla strada, tornare a dire che la politica è bella».

Non le credono, è del Pd…

«Bisogna anche prendersi gli insulti, se serve. Altrimenti la politica è morta, e ci restano solo le battute di Osho o i calembour su Spelacchio via social network».

Un po’ la politica se l’è cercata.

«Dobbiamo ritrovare il nostro ruolo. Che è quello di trovare soluzioni, non di farci trascinare dal popolo».

Martina: “Lega urla in tv ma scompare in Europa. PD riparta dal servizio alle comunità”

Intervista a Maurizio Martina di Giovanna Casadio – La Repubblica

I leghisti attaccano il Pd perché un circolo dem di Lodi è stato prestato alla comunità islamica per la preghiera di fine Ramadan. Ma Maurizio Martina lo rivendica: «Quale è il problema? Il Pd ripartirà proprio mettendosi al servizio nelle comunità locali, perché non servono in questo momento operazioni di ingegneria politica e la nostra è una visione di società aperta».

E il segretario reggente dem attacca il ministro dell`Interno e leader della Lega, Matteo Salvini: «Al padre padrone del governo, dico, da padre, che l`umanità viene prima dei sondaggi».

Martina, la sinistra critica la linea dura del ministro Salvini sugli immigrati, i porti chiusi, il rischio per le vite umane in mare, ma dovete ammettere che riscuote il consenso della maggioranza degli italiani.

«Fare i forti con i deboli nel Mediterraneo ed essere complici dei peggiori egoismi nazionali in Europa, come Orban e tutti quelli che si sono opposti a un coordinamento europeo sui migranti, non porterà da nessuna parte. Dico io a Salvini, da padre, che l`umanità viene prima di qualsiasi sondaggio. E ogni vita ha lo stesso valore».

Ma in concreto: questi blocchi sono efficaci per calmierare l`ondata delle migrazioni verso l`Italia?

«Non siamo in emergenza. Contesto l`efficacia delle decisioni del padre padrone di questo governo, Salvini. Aquarius, approdata a Valencia, è stata usata come pretesto ed è diventata la cavia di una operazione politica che ha la sua forza nella propaganda. Ma si isola così ancora di più l`Italia nella difficile partita europea. Le nostre politiche hanno ridotto dell`80% gli sbarchi combattendo i trafficanti. Il problema non si risolve inventando una campagna denigratoria contro le Ong né tanto meno utilizzando parole come “la pacchia è finita” di fronte alla vita di bambini, di donne, di una umanità che cerca di uscire da drammi e sofferenze indicibili».

Le Ong tuttavia “fanno parte di un sistema sbagliato”, come sostiene il pm Zuccaro?

«Trovo sbagliate le parole del pm, perché generalizzano in modo errato accusando organizzazioni che per la stragrande maggioranza fanno il loro mestiere umanitario. Segnalo poi che la Lega, quando si è trattato di sostenere al Parlamento Ue la riforma del regolamento sui richiedenti asilo si è astenuta. Si urla in tv, si fanno i tweet e in Europa si scompare. Quello grilloleghista è il governo della destra più insidiosa ed estrema».

Difficile però che il centrosinistra riesca a costruire
l`alternativa, quando lo scandalo dello stadio a Roma coinvolge anche il Pd.

«Non è così, rispondano invece i M5S che governano Roma. Per quanto ci riguarda “qui non si fa così”, detto dal nostro assessore a Milano, vale per tutti noi».

Nell`inchiesta è finito il dem Michele Civita.

«Massima fiducia nella magistratura. Ma le responsabilità dei M5S su Roma sono gravissime. Hanno sbandierato una supposta superiorità che ha nascosto una clamorosa inadeguatezza. Si affidano in modo opaco e distorto a figure fuori dallo spazio e dalla responsabilità pubblica».

Soldi sono andati a fondazioni dem?

«Eyu è una fondazione che ha una sua attività di ricerca indipendente. Per noi vale sempre un principio: tutto deve essere gestito in modo trasparente e documentato».

Il Pd appare in letargo.

«No, c`è una battaglia di valori da condurre. Non serve l`ingegneria politica ma ripartire dalla vita delle persone, facendo i conti con paura, rabbia e solitudine. Diffondendo buone pratiche e valori positivi. Penso al Laurentino 38 dove nel circolo fanno ripetizioni gratuite ai ragazzi del quartiere. Ma anche a Roberto Morgantini che a Bologna ha creato le cucine popolari. Ripartiamo da Bobbio e da idee forti: dalla libertà come valore collettivo, da ripensare la crescita perché sia sostenibile. E da battaglie chiare subito: il raddoppio del reddito di inclusione, il salario minimo per chi non ha contratto, tutele per le partite Iva, stipendi più pesanti per i lavoratori».

Quanto andrete avanti ancora voi Dem senza decidere chi è il leader?

«Nella prossima Assemblea a luglio decideremo tutti insieme come proseguire. Dobbiamo lavorare come una intelligenza collettiva».

Le primarie le farete a fine novembre? E lei si candiderà?

«Vedremo quando ci saranno, ora portiamo il Pd sul binario giusto».

Quanto ha sofferto la presenza ingombrante di Renzi in questi mesi?

«Ma no, è una fase delicata per tutti. Importante è che il Pd sia un coro senza fughe in solitario».

Renzi ha detto che la sinistra del partito lo ha attaccato e si è poi ritrovata Salvini. Condivide?

«L`insegnamento è lavorare tutti insieme e costruire un centrosinistra popolare, rinnovato, aperto».

Calenda: “Roma è ormai fuori controllo. Da qui può ripartire il laboratorio della riscossa del Pd”

Intervista a Carlo Calenda di Goffredo De Marchis – La Repubblica

Quando convocai al ministero il tavolo per Roma molti nel Pd s’infuriarono. Ma che sei matto, dicevano. Aspettiamo che passi il cadavere di Raggi. Gli risposi: se va avanti così passerà prima il cadavere della Capitale». Carlo Calenda ricorda il suo turbolento rapporto con la sindaca grillina. Dalla disponibilità del governo si passò presto alla totale incomunicabilità.

Oggi Calenda dice che la vicenda dello stadio della Roma si poteva intravedere già in quello scontro. «Non penso che Raggi sia una persona cattiva né corrotta né parte di un sistema. È un’improvvisatrice, non controlla la situazione, non legge una carta. È dilettantismo allo stato puro.

In questi casi il rischio è affidarsi a personaggi poco perbene e nascono i problemi penali». Allora, «se la situazione precipitasse», Roma dovrebbe diventare il laboratorio di una riscossa che superi il Partito democratico, il suo simbolo, la sua storia.

Cosa vide a quel tavolo?

«Una città fuori controllo. La sindaca e il suo staff non hanno dimestichezza con il budget, non sanno definire le priorità e non sono capaci di organizzare una gara. In cinque anni di ruolo pubblico non ho mai incontrato un simile livello di impreparazione».

Anche nel privato non mancano gli scarsi.

«Certo, ma nel privato se non funzionano li licenziano o falliscono. Tornando al tavolo lo avevano chiesto i sindacati, la mia disponibilità era massima. Con la Regione l’approccio è stato molto costruttivo e alla fine abbiamo finanziato 10 progetti su 19. Fondi della Regione e del Governo, senza una lira del Comune. Da parte di Raggi venne subito fuori una diffidenza parossistica. Una paura del contagio. E la mancanza di un metodo strutturato. Direi che con Di Maio al ministero sta succedendo la stessa identica cosa».

È appena arrivato.

«Vero. Ma non ha voluto neanche fare il passaggio di consegne. Sempre la questione del contagio. Eppoi al governo bisogna decidere. Invece Di Maio continua a rimandare sull’Ilva e sembra che speri che l’investitore scappi per levarsi dall’impiccio. Annuncia un “decreto dignità” senza spiegare bene cosa ci sarà dentro. A uno direi che il suo compito è non far chiudere le fabbriche, all’altra invece di chiudere le buche. La verità è che quando arrivano al governo i M5S si sciolgono».

Lei ha detto no alla candidatura in Parlamento, no ancora alla segreteria del Pd. Se la situazione precipitasse potrebbe dire di sì per fare il candidato sindaco di Roma?

«Mi piace la politica industriale, internazionale ed economica. Non è la mia dimensione. Ma aggiungo: Roma può essere decisiva per preparare la riscossa. I municipi sono l’istituzione più vicina ai cittadini. È la dimensione dove è più facile mobilitare energie nuove. La capitale deve diventare l’occasione per costruire un fronte più ampio del Pd. Vinciamo solo se ci allarghiamo. Anche perché le strutture del Pd romane mi sembrano molto respingenti».

Suo obiettivo è l’annullamento del Pd?

«Ma figuriamoci. Il mio obiettivo è che il Pd faccia rinascere il campo del centrosinistra. Non lo può fare pensando di mettere tutti sotto le sue insegne e non lo può fare inventandosi partiti satelliti con cui allearsi per finta. Siamo. entrati in una fase della storia drammatica, i prossimi anni saranno difficilissimi per tutti i paesi occidentali. Dobbiamo mettere insieme tutte le energie per tenere in sicurezza il paese. Ci vuole generosità e un nuovo manifesto di valori e proposte per i progressisti in un mondo completamente diverso da quello degli ultimi 30 anni. Su questo bisogna immediatamente lavorare. Sono profondamente convinto che non abbiamo perso perché abbiamo governato male ma perché abbiamo perso la sintonia con le paure del paese, anche usando parole e visioni vecchie».

Nel suo Fronte repubblicano vorrebbe arruolare Marco Bentivogli, Mila Spicola, Giuseppe Provenzano. Non sono nomi un po’ deboli per una start up?

«Per nulla. Sono nomi che rappresentano pezzi di società fondamentali. Bentivogli di un modo coraggioso di intendere il sindacato, Spicola di una visione moderna della scuola. Enrico Giovannini è il punto di riferimento europeo per la sostenibilità. Ma occorre fare una mobilitazione capillare. Penso al movimento dei sindaci di Pizzarotti, a Pisapia, Sala, Gori, Zingaretti e tanti altri rappresentanti di mondi lontani dal sovranismo ma vicini alle paure dei cittadini e che si sono confrontati con il cambiamento. Il baricentro dev’essere Gentiloni e la sua squadra, ma bisogna superare una parte della classe dirigente del Pd ormai logora».

Infatti il Pd si ribella e boccia il suo Fronte.

«Se è una questione di nome troviamone un altro. Se è una questione di feudi devono capire che li hanno già perduti».