Rossomando: Riapriamo il Pd, rilanciamo il sociale Ma il partito serve

Intervista ad Anna Rossomando di Daniela Preziosi – Il Manifesto

Senatrice Anna Rossomando è normale convocare oggi un congresso per il prossimo anno, come farà il Pd?

«Se intendiamo la chiamata ai gazebo certo sarebbe surreale. Ma per congresso io intendo una discussione ampia, non solo tra gli iscritti, una rigenerazione del centrosinistra e della sinistra da avviare al più presto. Per ripartire abbiamo bisogno di dare voce a un civismo che c’è e vuole partecipare. Abbiamo subito la più grande sconfitta dal dopoguerra, dobbiamo affrontare le disuguaglianze e le ingiustizie che la globalizzazione ha provocato, a scrivere un manifesto di valori e un programma. Tornare al Pd delle origini non basta: perché già nel 2008 è arrivata la crisi a cambiare tutto. O ripartiamo dalla crisi sociale, o non ripartiamo».

Ma fra autosufficienza, segretario candidato premier e amalgama non riuscita, non c’era già un baco in quel Pd?

«Era una proposta calata in quel tempo. Oggi va rivista. Il Pd, anche per la nuova legge elettorale, non può e non deve far passare l’idea di autosufficienza. Ma una cosa deve essere chiara: il partito serve. E anche per questo serve un segretario a tempo pieno. Non possiamo parlare della ‘nostra comunità’ e poi non chiamarla per nome. Oggi la destra dà risposte, sbagliate ma le dà. Ma dà anche molta identità. La sinistra sta rinunciando a farlo. Ci accusano di aver spinto sui diritti civili e trascurato quelli sociali. È vero che abbiamo sottovalutato la richiesta di tutela che veniva dal lavoro. Ma noi, la sinistra, in tutto il mondo siamo quelli che tengono insieme diritti civili e sociali. Dobbiamo rivendicarlo».

Però M5s ha vinto contro il vostro jobs act e contro la vostra legge Fomero. La sinistra Pd, a cui lei appartiene, non ha nulla da rimproverarsi?

«Noi dal 5 dicembre 2016 abbiamo provato a discuterne nel Pd, proponendo un tagliando al jobs act. Anche la nostra piattaforma congressuale, la cosiddetta mozione Orlando, conteneva proposte su questo».

Il manifesto di Calenda per andare «oltre il Pd» le piace?

«Ogni contributo alla discussione va bene. Nel merito, ci sono cose che mi convincono e altre no. Soprattutto la sfida della destra deve essere sul sociale ed è lì che dobbiamo trovare la nostra nuova spinta».

Nicola Zingaretti sarà il vostro futuro candidato?

«Il congresso ultimamente è diventato primarie sul leader. Vanno cambiate le regole: la fase costituente dev’essere la prima fase del congresso. Zingaretti è autorevole e ha dimostrato sul campo la capacità di unire il fronte del centrosinistra. 11 Pd non può non essere un fattore aggregante».

Di Maio iniziato ad affrontare la questione dei rider. Perché voi che eravate al governo non l’avete fatto?

«Abbiamo sbagliato. Le pur buone cose fatte non sono ancora sufficienti. Tanto che due giorni fa abbiamo presentato una serie di proposte su occupazione e welfare. Fra queste il tagliando a jobs act e Fomero. Siamo comunque in ritardo, non c’è dubbio».

Così per voi fare l’opposizione non sarà facile.

«Ma quando porteranno le loro proposte? Dal reddito di cittadinanza alla flat fax, assistiamo a un continuo rinvio. Nel 2013 no. nostante la ‘non vittoria’ e l’elezione del capo dello stato, di questi tempi noi stavamo votando la legge sul voto di scambio mafioso, su proposta del Pd. Loro propongono ma non fanno».

Puntate sul loro fallimento?

«No, non faremo opposizione come l’hanno fatta loro. E comunque non è automatico che il loro fallimento ci riporti il consenso. Per questo serve una proposta nuova e forte».

Sui migranti, al netto delle affermazioni incivili di Salvini, la linea del governo è quella inaugurata da Minniti. Che una volta si era fatto scappare anche la proposta di chiudere i porti.

«Non è così. Minniti investiva sulla collaborazione sia dei paesi del Mediterraneo che quelli dell’Ue. Qui siamo agli antipodi. Difficile cambiare il trattato di Dublino, firmato quando Maroni era ministro dell’interno, litigando con tutta Europa».

Sui vitalizi al senato cosa succederà?

«Intanto è inaccettabile affrontare il tema senza coordinamento e accordo fra le due camere. Alla camera la scorsa legislatura abbiamo stabilito un contributo di solidarietà sui vitalizi alti senza incorrere nel rischio di incostituzionalità. Non porsi questo tema, oltre a quello dei costi effettivi, significa fare propaganda».

C’è un problema di presenza femminile nel gruppo dirigente Pd? Che vi succede?

«A Renzi va riconosciuto il merito di aver chiamato molte donne al governo, e solo giovani donne capolista alle europee del 2014. Ma poi c’è il tema dello spazio che si dà all’elaborazione femminile. Personalmente, il riconoscimento di luoghi autonomi di elaborazione sarà uno dei fattori su cui sceglierò il prossimo segretario. Abbiamo lasciato deperire la Conferenza delle donne. Penso che debba essere ripresa proprio come era: un luogo di elaborazione aperto anche alle non iscritte».

Calenda: Ammettiamo i nostri errori e costruiamo una proposta all’altezza di questo momento storico

L’intervista all’ex ministro di Mario Ajello – Il Messaggero

Sono andate molto male queste elezioni per il Pd. Colpa di Renzi?
«Ma figuriamoci», taglia corto Carlo Calenda. «E in atto un profondo cambiamento di fase in tutto l’Occidente. I progressisti vengono sconfitti ovunque. Pagano l’errore di aver rappresentato i cambiamenti degli ultimi trent’anni in maniera semplificata e ottimistica. Abbiamo dato l’idea che chi prova paura è un ottuso retrogrado che non capisce le luminose sorti progressive della modernità. Il Pd non l’ha capito».

Quindi?
«Questa è la prima cosa che bisogna cambiare: il modo di parlare con le persone e il modo di parlare delle paure delle persone. I prossimi decenni saranno persino più dirompenti degli ultimi: l’innovazione tecnologica farà scomparire un quarto dei posti di lavoro. Certo li sostituirà, ma la sostituzione avverrà con il tempo. Attraverseremo un gigantesco choc di trasformazione della società».

Rispetto a questo il Pd che cosa deve fare?
«Non può pensare di impostare l’opposizione sulla retorica del “fascista dietro la porta”, come ha fatto dal ’94 in poi con Berlusconi e come sta facendo ora, rispondendo a ogni fesseria di Salvini. Bisogna invece ammettere i nostri errori e costruire una proposta adatta al momento storico che stiamo vivendo».

Ma il Pd sembra sfasato e culturalmente non attrezzato. Non crede?
«Sì. Gli italiani non sono razzisti e non sono fascisti, chiedono protezione di fronte agli tsunami continui che li colpiscono: la crisi finanziata, la crisi migratoria, la crisi da trasformazione tecnologica. Chiedono uno Stato forte che li accompagni in questa tempesta. Il governo lo ha fatto ma il Pd ha dato un messaggio completamente diverso. Anche per questo il gradimento di Gentiloni non si è trasformato in voti».

Lei dice che bisogna andare oltre il Pd. Ancora con l’oltrismo?
«È presuntuoso credere che il Pd possa oggi rappresentare tutte le forze civiche, politiche, associative che sono contro il sovranismo. E ovviamente queste forze non sono disposte a entrare nel Pd ma sono pronte a mobilitarsi insieme al Pd, per costruire qualcosa di nuovo».

Sta riproponendo il fronte repubblicano, come quello spagnolo che fu sbaragliato nel ’36?
«Non sono affezionato al nome. Ma all’idea. Che dev’essere quella di una grande lista nazionale che coinvolga il movimento dei sindaci di Pizzarotti, persone che rappresentano mondi importanti come quelli che si occupano di sostenibilità, e penso a Giovannini, la scuola, le parti più avanzate del sindacato con Marco Bentivogli, i sindaci che ha riunito Giorgio Gori, Sala e tanti altri soggetti. A tutti quelli che si vogliono spendere, non puoi offrire un prodotto preconfezionato, ma qualcosa che possano contribuire a costruire».

Alla guida di tutto, un triumvirato Gentiloni-Minniti-Calenda?
«Tre persone non bastano. Ma certamente Gentiloni può essere il punto di riferimento e io sono pronto sicuramente a scendere in campo al suo fianco, così come Marco. Per il Pd fare una battaglia congressuale oggi sarebbe un suicidio. Significherebbe ancora parlare di noi, e non parlare al Paese. Ci vuole invece una segreteria costituente larga che progetti una grande assise rifondativa per ottobre. Occorre muoversi, sono pronto a scommettere che le elezioni verranno presto».

Con quali nuove parole?
«Proteggere, investire, conoscere. Il punto di partenza è tenere in sicurezza l’Italia finanziariamente e geopoliticamente. E poi investire in tecnologia e cultura. Le democrazie scompaiono perché il cambiamento è troppo veloce per esser compreso e gestito. Dobbiamo mettere in grado i cittadini di capire quello che accade e di trovare la propria strada dentro quello che accade. Il primo punto è fare un Piano Marshall per sconfiggere l’analfabetismo funzionale e così riassociare il futuro alla speranza».

Che cos’è Salvini?
«È un bravo politico tattico, che può dire tutto e il contrario di tutto».

E Di Maio?
«Sta dimostrando una grande fragilità, non riesce a prendere decisioni sui dossier che gli competono da Ilva a Alitalia. Poche decisioni e molto settarismo. Per certi aspetti, è simile alla Raggi».

Si può partire proprio da Roma per costruire una nuova politica?
«Si deve ripartire da Roma. Questa è la Capitale e vive una situazione di sbando che nessuna capitale ha mai sperimentato. Ma anche qui, la formula non può essere quella del Pd. Che in particolare a Roma ha una classe dirigente del tutto inadeguata».

Sarà lei l’anti-Raggi?
«Non si possono fare trecento cose insieme. Io voglio dare un contributo al centrosinistra a livello nazionale. Ma non credo che il prossimo candidato sindaco di Roma possa venire dall’attuale classe dirigente del Pd».

 Assemblea nazionale 7 luglio

Assemblea nazionale
L’Assemblea Nazionale del Partito Democratico è convocata il prossimo sabato 7 luglio 2018 a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel in via Aurelia 619.

I lavori prenderanno il via alle ore 10.30

Lo comunica l’Ufficio stampa Pd in una nota alle agenzie.

Accrediti e inizio lavori
Sarà possibile accreditarsi dalle ore 9.00, i lavori avranno inizio dalle ore 10.30.

Nota logistica e come arrivare
Leggi la nota logistica Assemblea nazionale del 7 luglio 2018 – Roma, Ergife Palace Hotel

Martina: L’alternativa a questa destra si costruisce con le buone ragioni di un PD rinnovato e aperto

“Anche i risultati delle amministrative dimostrano che c’è stato un cambiamento radicale, ora bisogna lavorare per costruire tutto di noi e ripartire, c’è una nuova destra in campo aggressiva e radicata”. Lo afferma il reggente del Pd Maurizio Martina parlando a “Circo Massimo” su Radio Capital.

 Credo nella ricostruzione
“Sono d’accordo con il lavoro di cambiamento complessivo, non sono d’accordo nel superare il PD perché tutte le proposte, le più aperte possibili, devono avere un centro di riferimento. Credo nel lavoro di ricostruzione”, ha detto commentando un tweet di Calenda che diceva di andare ‘oltre il Pd’.

 Dobbiamo affrontare una destra nuova e aggressiva
“In campo c’è una destra nuova e aggressiva, e noi dobbiamo affrontarla.

Continuo a pensare che dobbiamo attrezzare risposte nuove a temi profondi, come immigrazione e sicurezza. Ci sono alcune parole d’ordine che Salvini sta utilizzando, parole popolari e viste come rilevanti anche da un elettorato di centrosinistra”.

 Organizzare il Pd come progetto nuovo, questo è il tema
“Bisogna organizzare, attrezzare il centrosinistra, il PD, come un progetto nuovo, che non s’inventa in tre mesi. Il tema non è la leadership, che pure è rilevante, ma il progetto. Dove vinciamo c’è un centrosinistra che riesce a fare comunità. Ci sono realtà come Ancona dove questo lavoro si è fatto”, aggiunge. “Faremo l’Assemblea a luglio e decideremo il percorso. Abbiamo tanto da cambiare, inutile negarlo.

 L’alternativa a questa destra si costruisce con le buone ragioni di un PD rinnovato e aperto
Le Primarie? Ci sono nel nostro statuto, sceglieremo il segretario con questo strumento che per me è un valore”. E ancora: “Il PD in mano a Renzi? Bisogna uscire da questa discussione. Il PD è una comunità che in questo momento sta soffrendo, ma rimango convinto che l’alternativa a questa destra si costruisce con le buone ragioni di un PD rinnovato e aperto”.

Calenda: Un’altra Italia è possibile. Cinque idee per cominciare

Lettera di Carlo Calenda al direttore de Il Foglio

Caro direttore. Dall`89 in poi i partiti progressisti hanno sposato una visione semplificata e ideologica della storia. L`idea che l`avvento di un mondo piatto, specchio dell`Occidente, fondato su: mercati aperti, multiculturalismo, secolarizzazione, multilateralismo, abbandono dello stato nazionale, generale aumento della prosperità e mobilità sociale, fosse una naturale conseguenza della caduta del comunismo si è rivelata sbagliata.

Oggi l`Occidente è a pezzi, le nostre società sono divise in modo netto tra vincitori e vinti, la classe media si è impoverita, la distribuzione della ricchezza ha raggiunto il livello degli anni Venti, l`analfabetismo funzionale aumenta insieme a fenomeni di esclusione sociale sempre più radicali. La democrazia liberale è entrata in crisi in tutto il mondo e forme di democrazia limitata o populista si vanno affermando anche in Occidente. La Storia è prepotentemente tornata sulla scena del mondo occidentale.

Viceversa la globalizzazione ha portato benessere in Asia e in molti paesi emergenti, dove aumentano i divari sociali e culturali, ma in un contesto di crescita generale. Anche all`interno delle società Occidentali la competizione e i mercati aperti hanno portato allo sviluppo di eccellenze produttive e tecnologiche che sono però ancora troppo poche per generare benessere diffuso.

L`Unione Europea è figlia di una fase “dell`Occidente trionfante” da cui ha assunto un modello di governante politica debole, lenta e intergovernativa. L`Eurozona al contrario ha definito una governance finanziaria rigida ispirata da una profonda mancanza di fiducia tra “Sud e Nord”, incapace di favorire la convergenza, gestire gli shock senza scaricarli sui ceti deboli e promuovere la crescita e l`inclusione.

Tutte queste pecche sono frutto di scelte degli Stati membri e non della Commissione Europea o dell`Europa in quanto tale.

Crisi della classe dirigente progressista
La crisi dell`Occidente ha portato alla crisi delle classi dirigenti progressiste che hanno presentato fenomeni complessi, globalizzazione e innovazione tecnologica prima di tutto, come univocamente positivi, inevitabili e ingovernabili allontanando così i cittadini dalla partecipazione politica. Allo stesso modo l`idealizzazione del futuro come luogo in cui grazie alla meccanica del mercato e dell`innovazione il mondo risolverà ogni contraddizione, ha ridotto la narrazione progressista a pura politica motivazionale.

Il risultato è stato l`esclusione del diritto alla paura dei cittadini e l`abbandono di ogni rappresentanza di chi quella paura la prova. I progressisti sono inevitabilmente diventati i rappresentanti di chi vive il presente con soddisfazione e vede il futuro come un`opportunità.

I prossimi 15 anni saranno probabilmente tra i più difficili che ci troveremo ad affrontare da un secolo a questa parte, in particolare per i paesi occidentali.

La sfida si giocherà da oggi al 2030. In questa decade le forze del mercato, della demografia e dell`innovazione porteranno a una drammatica collisione a meno di non correggerne e governarne la traiettoria.

Crisi demografica e pensionistica
L`invecchiamento della popolazione porterà il tasso di dipendenza tra popolazione in età lavorativa e popolazione in età pensionistica vicino al rapporto di 1 a 1.

Ciò avrà due conseguenze rilevanti: l`insostenibilità dei sistemi pensionistici e la diminuzione strutturale del tasso di crescita delle economie. Negli ultimi 65 anni infatti un terzo dellacrescita è derivata dall`aumento della forza lavoro. L`effetto potenzialmente positivo su stipendi e occupazione della riduzione di forza lavoro (meno persone dunque più domanda e meno offerta) sarà controbilanciata, dall`automazione.

Ad un aumento della produttività derivante dall`innovazione tecnologica vicino al 30 per cento entro il 2030, corrisponderà la scomparsa del 20-25 per cento dei lavori che esistono oggi. L`aumento della produttività e la diminuzione dei posti di lavoro non si distribuiranno in modo omogeneo nei diversi settori. Le nuove professioni che si svilupperanno con l`innovazione saranno in grado di coprire i posti di lavoro perduti solo se politiche pubbliche adeguate verranno messe immediatamente in campo.

Se ciò non accadrà aumenteranno le diseguaglianze tra categorie di lavoratori e lo squilibrio tra salari e profitti.

Necessità dell’impegno diretto dello Stato
Il cambio di paradigma economico avverrà ad una velocità mai sperimentata nella Storia. Le nostre democrazie, colpite da una gestione superficiale della globalizzazione, non possono sopravvivere a un secondo shock di dimensione molto superiori.

Lo scenario che abbiamo sopra descritto richiederà un impegno diretto dello Stato in una dimensione mai sino ad ora sperimentata.

L`Italia anello fragile, finanziariamente e come collocazione geografica, di un occidente fragilissimo, è la prima grande democrazia occidentale a cadere sotto un Governo che è un incrocio tra sovranismo e fuga dalla realtà. Occorre riorganizzare il campo dei progressisti per far fronte a questa minaccia mortale.

Manifesto di valori e proposte
Per farlo è necessario definire un manifesto di valori e di proposte e rafforzare la rappresentanza di parti della società che non possono essere riassunti in una singola base di classe.

Un`alleanza repubblicana che vada oltre gli attuali partiti e aggreghi i mondi della rappresentanza economica, sociale, della cultura, del terzo settore, delle professioni, dell`impegno civile. Abbiamo bisogno di offrire uno strumento di mobilitazione ai cittadini che non sia solo una somma di partiti malandati e che abbia un programma che non si esaurisca, nel pur fondamentale obiettivo di salvare la Repubblica dal “sovranismo anarcoide” di Lega e M5s.

Le priorità di questo programma sono:

Tenere in sicurezza l`Italia.
Sotto il profilo economico e finanziario: occorre chiarire una volta per tutte che ogni riferimento all`uscita dell`Italia dall`euro ci avvicina al default. Deficit e debito vanno tenuti sotto controllo, non perché ce lo chiede l`Europa ma perché è indispensabile per trovare compratori per il nostro debito pubblico. Sotto il profilo della gestione dei flussi migratori proseguire il “piano Minniti” per fermare gli sbarchi. Accelerare il lavoro sugli accordi di riammissione e gestione dei migranti nei paesi di transito e origine secondo lo schema del “Migration Compact” proposto dall`Italia alla Ue.

Creare canali di ingresso regolari e selettivi.

Occorre infine ribadire con forza la nostra appartenenza all`Occidente, all`alleanza atlantica e al gruppo dei paesi fondatori dell`Ue, come garanzia di stabilità, sicurezza e progresso.

Proteggere gli sconfitti
Rafforzando gli strumenti come il reddito di inclusione, nuovi ammortizzatori sociali, le politiche attive e l`apparato di gestione delle crisi aziendali in particolare quanto causate dalla concorrenza sleale di paesi che usano fondi europei e i vantaggi derivanti da un diverso grado di sviluppo per sottrarci posti di lavoro. Approvare il salario minimo per chi non è protetto da contratti nazionali o aziendali. Allargare ad altri settori fragili il modello del protocollo sui call-center per responsabilizzare le aziende e impegnarle su salari e il no a delocalizzazioni.

Investire nelle trasformazioni, per allargare la base dei vincenti, su infrastrutture materiali e immateriali (università, scuola e ricerca).

Finanziare un piano di formazione continua per accompagnare la rivoluzione digitale. Proseguire il piano impresa 4.0 e portare a 100.000 i diplomati degli Istituti Tecnici Superiori. Implementare la Strategia Energetica Nazionale e velocizzare i 150 miliardi di euro previsti per raggiungere i target ambientali di Cop21. Aumentare la dotazione dei contratti di sviluppo e del fondo centrale di Garanzia per ricostituire al Sud la base industriale che serve per rilanciarlo. Rivedere il codice degli appalti per velocizzare le procedure di gara. Mantenere l`impegno sulla legge annuale per la concorrenza. Prevedere un meccanismo automatico di destinazione dei proventi della lotta all`evasione fiscale alla diminuzione delle tasse, partendo da quelle sul lavoro.

Promuovere l`interesse nazionale in UE e nel mondo
Riconoscendo che non esistono le condizioni storiche oggi per superare l`idea di nazione. Al contrario abbiamo bisogno di un forte senso della patria per stare nel mondo e in Ue. Partecipando al processo di costruzione di una Unione sempre più forte, in particolare nella dimensione esterna (migrazioni, difesa, commercio), tra il nucleo dei membri storici ma ribadendo la contrarietà all`inserimento del fiscal compact nei trattati europei e all`irrigidimento delle regole sulle banche.

Promuovere la rimozione dei limiti temporali sulla flessibilità legata a riforme e investimenti approvata sotto la Presidenza italiana della Ue. Sostenere la conclusione di accordi di libero scambio per aprire nuovi mercati al nostro export, ma mantenere una posizione intransigente sul dumping rafforzando clausole sociali e ambientali nei trattati.

Conoscere
Piano shock contro analfabetismo funzionale. Partendo dalla definizione di aree di crisi sociale complessa dove un`intera generazione rischia l`esclusione sociale. Estensione del tempo pieno a tutte le scuole.

Programmi di avvio alla lettura, lingue, educazione civica, sport per bambini e ragazzi. Utilizzo del patrimonio culturale per introdurre i bambini e i ragazzi all`idea, non solo estetica, di bellezza e cultura.

È nostra ferma convinzione che una liberaldemocrazia non può convivere con l`attuale livello di cultura e conoscenza. L`idea di libertà come progetto collettivo deve essere posta nuovamente al centro del progetto di rifondazione dei progressisti.

Il crocevia della Storia che stiamo vivendo alimenta paure chenon sono irrazionali o sintomo di ignoranza. Abbiamo davanti domande epocali a cui nessuno può pensare di dare risposte semplicistiche.

La tecnologia rimarrà uno strumento dell`uomo o farà dell`uomo un suo strumento? lo spostamento di potere verso oriente, conseguente alla globalizzazione innescherà una guerra o avverrà, per la prima volta nella Storia, pacificamente? Le nostre società sono destinate a una stagnazione secolare?

Occorre affermare con forza che la paura ha diritto di cittadinanza. E rifondare su questo principio l`idea che compito della politica è rappresentare, anche e soprattutto, le attuali insicurezze dei cittadini.

La competenza non può sostituire la rappresentanza come l`inesperienza non può essere confusa con la purezza. Questo vuol dire prendersi cura del presente e gestire le transizioni piuttosto che idealizzare il futuro, esorcizzare le paure e affidarsi alla teoria economica e alla meccanica del mercato e dell`innovazione tecnologica, come processi naturali che rendono ogni azione di Governo inutile e ogni processo dirompente inevitabile.

Uno Stato forte ma non invasivo
Per fare tutto ciò occorre tornare ad avere uno Stato forte, ma non invasivo che garantisca in primo luogo ai cittadini gli strumenti per comprendere i processi di cambiamento e per trovare la propria strada nei processi di cambiamento, ma che non butti i soldi pubblici per nazionalizzare Alitalia o Ilva. Stato forte vuol dire burocrazia efficiente e dunque una rivoluzione nel modo di concepire, regolare e retribuire la pubblica amministrazione. L`Italia ha bisogno poi di un`architettura istituzionale che coniughi maggiore autonomia alle regioni con una clausola di supremazia dell`interesse nazionale che consenta di superare i veti locali. Esiste un altro nemico da battere ed è il cinismo e l`apatia che di una larga parte della classe dirigente italiana. Dai media alla politica, dalle associazioni di rappresentanza agli intellettuali l`idea che ogni passione civile sia spenta e che si possa contemplare “Roma che brucia” con la “lira in mano” godendosi lo spettacolo, è diventata una posa tanto diffusa quanto insopportabile.

La battaglia che abbiamo di fronte si vince anche sconfiggendo il cinismo dei sostenitori di un “paese fai da te”.

Si può fare: L`Italia è più forte di chi la vuole debole!

Delrio: Conte, i nostri nemici non sono Parigi o Berlino

Intervista a Graziano Delrio di Francesca Paci – La Stampa

Per l`ex ministro dei trasporti Graziano Delrio il rischio di una dissoluzione dell`Europa è molto forte e l`immigrazione potrebbe esserne la chiave.

Che impressione ha a caldo di questo pre-vertice?

«È stato un fallimento a causa dei Paesi governati dalle destre che non risolvono i problemi ma li gridano. L`Italia ha fatto bene a riproporre la posizione del 2017, i punti presentati da Conte sono quelli. Ma senza un asse con Francia, Germania, Spagna, siamo deboli: ci siamo isolati con una polemica inutile su un`emergenza che non c`è. Di questo passo rischiamo la dissoluzione dell`Europa che è poi il piano di queste destre».

Se il vertice del 28 giugno si risolvesse con un nulla di fatto cosa succederebbe?

«È facile che non produca nulla e avvii invece quella demolizione dell`Europa di cui parlavo. L`Europa, la più grande democrazia del mondo, ha tanti difetti ma non ha impedito lo sviluppo dell`Italia, lo ha aiutato. Le destre sono la causa del problema e non la soluzione. Il superamento di Dublino chiesto da Conte è stato già votato dal Parlamento Ue nel 2017 ma non è stato ratificato dagli amici di Salvini, il gruppo di Visegrad. I nostri nemici non sono a Parigi o Berlino».

Ci sono due navi ferme nel Mediterraneo, fino a dove possiamo spingerci su questa strada? Quando Minniti minacciò la chiusura dei porti fu lei ad opporsi.

«Il problema dell`immigrazione si risolve a terra e non in mare. Gli sbarchi sono calati perché a terra, in Libia, si è costruito un sistema di controllo fatto di relazioni, diplomazia, rafforzamento delle pratiche di accertamento dello status dei migranti e ricollocamenti. Certi Paesi non hanno voluto la loro quota ed è ovvio che se salta la ratifica nessuno rispetta più i patti, neppure la Francia. Ora bisognerebbe spingere per sanzionare chi si sottrae ai ricollocamenti»

E la nave al largo di Pozzallo?

«È una situazione assurda, quel fermo è illegittimo, presenterò un`interrogazione urgente nelle prossime ore. Lo stesso Toninelli ha detto che i porti non sono chiusi e allora che fa quel mercantile 4 miglia fuori dalla rada di Pozzallo? Dovrebbe anche lavorare. Vedo solo un`umiliazione inutile dei migranti a bordo. I mercantili sono obbligati per legge a soccorrere in mare, prima delle Ong erano loro ad intervenire nel 50% dei casi. Se li penalizziamo avremo un duplice danno perché comin- ceranno a ritenerci un Paese inaffidabile».

Non assistiamo allo strascico della colpevolizzazione delle Ong iniziata con Minniti?

«Nessuno voleva criminalizzare i volontari, noi dovevamo rispondere a una pressione fortissima di 160 mila arrivi, ora ne arrivano 15 mila. Oggi è diverso, si dice che le Ong collaborano con gli scafisti ed è una bugia vergognosa».

Oggi Salvini andrà in Libia, cosa dovrebbe fare?

«Sarebbe bene che portasse avanti le proposte del governo precedente, avevamo già avviato un percorso per i cui i centri di identificazione fossero supervisionati da Oim e Unhcr».

La Guardia Costiera smetterà di salvare vite in mare?

«In questi anni la Guardia Costiera è stata l`orgoglio dell`Italia, va ringraziata. Se leggo il comunicato di ieri non riesco a credere che si disinteresserà del Mediterraneo, sarebbe molto triste».