Intervista a Graziano Delrio di Massimo Minella – La Repubblica

«Non si può ragionare soltanto con la matematica, bisogna tener conto del beneficio economico e sociale. Se tutto si riduce ai numeri per valutare il destino delle grandi opere allora è la fine».

Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera ed ex ministro dei Trasporti, non riesce nemmeno ad arrabbiarsi, dice, di fronte all’impostazione che il suo successore, Danilo Toninelli, e il vice premier Luigi Di Maio scelgono sulle infrastrutture: riesame complessivo, valutazione di costi e benefici e verdetto finale di prosecuzione o bocciatura. In lui sembra quasi prevalere lo sconforto.

«Ma come si fa a ragionare così, che senso ha? si chiede il parlamentare Dem. In questo modo non si farà mai niente, perché è in prospettiva che si deve guardare, non al presente. Seguendo questa logica, Cavour non avrebbe mai fatto il traforo ferroviario del Frejus, visto che non c’era altro».

Dalla Tav al Terzo Valico, fino alla Gronda autostradale, tutto torna sotto esame. E il verdetto non arriverà prima della fine dell’anno, nella migliore delle ipotesi.

Ma voi non l’avevate già fatta la valutazione sui costi e i benefici, onorevole Delrio?

«Già fatta? Il nostro lavoro è durato anni, abbiamo iniziato nel 2014 e consegnato un project review molto accurato da ogni punto di vista, ambientale prima di ogni altra cosa, poi sostenibile dal punto di vista economico. E abbiamo raggiunto risultati notevoli, validati dall’Unione Europea. E mi creda la commissaria Vestager è stata una superguardiana».

Costi tagliati per far pendere la bilancia dalla parte dei benefici?

«Non ho mai ragionato sul semplice rapporto fra costi e benefici, è una visione sbagliata, miope. Ma trovare il modo di contenere i costi era una nostra esigenza. Il tunnel della Torino-Lione, dopo la revisione, è sceso da 4 a 1,9 miliardi. La gronda autostradale di Genova, che ne costa quasi 5, verrà ripagata con un allungamento di quattro anni della concessione e un lieve innalzamento delle tariffe, senza incidere sulla spesa pubblica».

Come dovrebbe comportarsi il governo secondo lei?

«Innanzitutto non dovrebbe assolutamente abbandonare il lavoro fatto da noi che ci siamo affidati a un gruppo molto qualificato di esperti. Ne tenga conto, lo utilizzi e poi ne tragga le conseguenze. Ma mi creda, solo pensare di arrivare a sospendere la Torino-Lione o fermare la gronda, che può aprire a fine anno con i cantieri, o il terzo valico ferroviario, che è già interamente finanziato, sarebbe drammatico».

In che senso?

«Sarebbe come ributtare l’Italia indietro nel tempo, isolarla, emarginarla, quando invece ha finalmente la possibilità di tornare protagonista. La partita che si sta giocando in campo internazionale oggi passa dalla logistica. Solo chi sa governare al meglio il movimento delle merci e delle persone può vincere questa sfida. Noi abbiamo tutte le carte in regola per connettere attraverso le infrastrutture la rete dei trasporti. Se rinunciamo perché valutiamo che oggi i costi sono superiori ai benefici è la fine. Bisogna avere invece la forza di valutare queste opere guardando avanti, a quello che potranno restituire in termini di economia e di lavoro alla gente».

 

MATTEO ORFINI - Foto di Stefano Carofei / Imagoeconomica

Intervista a Matteo Orfini di Daniela Preziosi – Il Manifesto 

Matteo Orfini, la prossima settimana la Camera voterà il decreto per la cessione di 12 motovedette alla Libia. Al Senato il Pd ha votato sì. Lei ora chiede un ripensamento. Perché?

«Perché quello che sta emergendo sulle condizioni dei campi libici obbliga ad alzare l’attenzione sulla garanzia dei diritti umani. Soprattutto quando al governo c’è chi sembra non ritenere questo un problema di competenza del nostro paese. Ma c’è dell’altro».

Cosa?

«In questi mesi sono emerse diverse verità sul comportamento della Guardia costiera libica, sulle modalità dei ‘salvataggi’, su alcune sovrapposizioni con i trafficanti di uomini. A fronte di tutto questo, prima di cedere altre motovedette alla Libia credo sia dirimente mettere dei paletti: la garanzia della cogestione dei campi da parte organizzazioni internazionali, e comunque un concreto salto di qualità nella garanzia dei diritti umani».

Smentireste il voto al Senato?

«Al Senato il Pd ha presentato emendamenti che però sono stati bocciati».

Chiede di riproporli?

«Sì, rafforzandoli. Dobbiamo chiedere a Lega e M5S, e soprattutto a chi come il ministro della Difesa si è detta molto preoccupata dai diritti umani, di accettare quegli emendamenti. Se non dovesse avvenire mi sembra complicato il voto a favore del Pd».

La pensano così anche i suoi colleghi deputati?

«Su questa posizione c’è una discreta sensibilità nel Pd. D’altra parte sto dicendo cose in piena continuità con la storia del centrosinistra. Nel nome dei diritti umani abbiamo orgogliosamente svolto missioni militari dal Kosovo all’Afganistan alla Somalia. Spinti dall’idea che dove i diritti umani sono a rischio, la sinistra ha l’obbligo di intervenire».

Per questa idea in tutte quelle guerre avete rotto con la sinistra pacifista.

«Ci sono state anche rotture, certo. Ma oggi noi non possiamo passare da quelli che intervenivano anche militarmente per il rispetto dei diritti umani a quelli che armano chi viola sistematicamente i diritti umani».

La cessione di motovedette però nasce da un piano, quello di Minniti, il vostro ministro. Non c’è il rischio che il Pd sia obbligato a votare sì per questo?

«Su quel piano a suo tempo ho espresso le mie perplessità. Ma non è questo il punto oggi: quel piano prevedeva elementi da rivendicare, fra l’altro la verifica del rispetto dei diritti umani in Libia. Oggi la verifica c’è stata. Ed ha dato esito negativo, purtroppo».

Convocherete una riunione dei deputati dem?

«Ne stiamo già discutendo nel gruppo e spero che troveremo un punto di sintesi. Questa vicenda ci deve far riflettere: siamo di fronte a una strage di massa in Africa, quelli che muoiono nel Mediterraneo sono solo una parte. Questo dramma per la sinistra non può essere ridotto a quanti ne sbarcano in Italia. La sinistra europea deve riscoprire il coraggio di una grande battaglia politica e culturale. Che in questi anni non c’è stata».

Anzi, voi avete fatto l’opposto: è il ministro Minniti ad aver inaugurato il confronto muscolare con le Ong. Poi sono arrivate le denunce della procura di Catania, e le inchieste. E poi Salvini.

«E poi Di Maio e Salvini. Ma non si possono mettere sullo stesso piano le preoccupazioni espresse da Minniti con le accuse e poi le azioni di Salvini e Di Maio. Le inchieste sono finite in archiviazioni. Ma la propaganda che M5S e Lega hanno fatto contro le Ong ha prodotto il fatto che oggi nel Mediterraneo non solo non ci sono organizzazioni che salvano vite umane, ma neanche occhi che controllano quello che fa, ad esempio, la Guardia costiera libica».

Oggi l’Italia affida alla Libia il ‘salvataggio’ delle persone che scappano dalla stessa Libia.

«È indispensabile coinvolgere i paesi africani nella gestione dei flussi. Ma nel frattempo la soluzione non sono i respingimenti forzati che riportano le persone nel posto da dove scappano».

Cosa farà se il Pd non sarà d’accordo con lei?

«Il tema non è convincere il Pd ma la maggioranza. I ministri Trenta, Di Maio, Salvini possono dire che il rispetto dei diritti umani è irrilevante? Il Pd comunque non può».

Ma se questi emendamenti fossero respinti, lei come voterà?

«Sono il presidente del Pd, voterò la stessa cosa del Pd, che senza quegli emendamenti di certo non potrà votare a favore».

Lettera di Sandro Gozi al direttore de La Repubblica

Caro direttore,
l’appello di Massimo Cacciari e di altre personalità, assieme alla risposta di Gianni Cuperlo, sono contributi essenziali per comprendere la portata della sfida che abbiamo dì fronte. Da tempo sono convinto che non viviamo tempi ordinari: ci troviamo in un passaggio eccezionale, forse decisivo, della nostra storia.

Crisi del modello Europa dopo 70 anni

Il voto del 4 marzo è solo l’ultimo episodio di una lunga serie che sta trasformando il sistema occidentale, minacciando le basi delle nostre comunità dopo più di 70 anni di pace. In Italia ci sono i nazionalisti al governo, ma prima abbiamo avuto le elezioni in Austria, la vittoria di Trump, la Brexit.

Una risposta debole da parte dei progressisti

La risposta dei progressisti e dei democratici è stata debole. Sia nel merito, che nel metodo.

Nel merito: di fronte all’estrema destra di Salvini e al qualunquismo dei M5S serve radicalità di pensiero, serve rimettersi in cammino e presentare un’idea di Paese nitida. Solo così potremo recuperare ì voti di chi ha scelto i grillini o di chi si è rifugiato nell’astensione.

E nel metodo: tra 10 mesi avremo un appuntamento fondamentale per questo percorso, le elezioni europee, il primo test della nostra capacità di reagire. Se non vogliamo finire fagocitati dagli estremisti, e quindi grillizzati e leghizzati, lepenizzati, dobbiamo elaborare. una nuova proposta politica.

Un grande spazio centrale, riformatore, europeista, liberale

Dobbiamo e possiamo occupare un grande spazio centrale, riformatore, europeista, liberale, sociale e democratico e costruire nuove alleanze, andando oltre il campo della singola famiglia socialista, come giustamente scrive Cuperlo.

Possiamo veramente marciare divisi prima delle elezionL ognuno chiuso nei limiti e nelle insufficienze delle rispettive famiglie politiche europee, che hanno detto poco in passato e non dicono più nulla nel presente, per poi fare accordi di potere dopo le elezioni nel Parlamento europeo?

Facendo finta che il mondo sia quello di ieri, che i cambiamenti siano marginali, che possiamo proseguire sui binari del passato? Perché, e su questo è bene essere più chiari possibile, qui non si tratta di vincere la prossima tornale elettorale.

Una nuova piattaforma politica a tutti i progressisti e i liberali

La posta in gioco è la difesa del sistema della democrazia liberale, quello che Orbàn vuole smantellare. Di fronte a ciò, il Pd deve giocare un ruolo di frontiera in Europa, deve proporre una nuova piattaforma politica a tutti i progressisti e i liberali. Rípartire dai fondamentali – stato di diritto, libertà pubbliche, lotta alle diseguaglianze.

Ripartire da un’Europa che moltiplichi sicurezze, protezioni e opportunità ad una società impaurita e sfiduciata. E federare una nuova alleanza transnazionale rivolta a tutte le forze democratiche, liberali, ecologiste, a nuovi movimenti fortemente europeisti come En Marche, a tutti coloro che vogliono cambiare l’Europa per salvarla.

Deve presentare questa proposta politica prima delle elezioni del 26 maggio 2019, organizzare una campagna elettorale transnazionale e transpartitica, mobilitare la società civile europea.

Alternativa per i moderati egemonizzati dalle destre estreme

Rivolgendosi anche a quei moderati che si troveranno sempre più spaesati in un Ppe trasformato in Partito Pigliatutto Europeo, egemonizzato dalle destre estreme, sempre più orbanizzato. Di fronte a neo nazionalisti che vogliono distruggere l’Europa, attaccando Schengen, cioè attaccando le nostre libertà fondamentali, rifondare l’Europa deve essere il nostro grande progetto e la nostra proposta nel 2019.

Intervista a Maria Elena Boschi di Maria Teresa Meli – Corriere della Sera

«Negli ultimi quaranta giorni ci sono stati molti, troppi, episodi di violenza contro gli immigrati. Immaginiamo che cosa sarebbe successo a parti rovesciate: se ci fossero stati episodi di violenza di immigrati nei confronti di italiani. Che avrebbe detto Salvini? Io non credo che si possa derubricare il tutto a un uovo in faccia, come fa Grillo. Il punto è il gesto in sé ed è un gesto che ha una matrice di carattere razzista».

Maria Elena Boschi parla a tutto campo. Ora che si è sgravata dal peso del ruolo di governo, mostra di nuovo il suo carattere battagliero.

Sta accusando Salvini per questa recrudescenza di razzismo?

«Non voglio dire che è colpa di Salvini. Però la sua retorica e la campagna elettorale permanente che sta portando avanti non aiutano a creare un clima più sereno nel Paese. E chiaro che se il ministro dell’Interno usa quei toni, qualsiasi cittadino si sente legittimato a usare certe parole d’ordine e poi accade che qualcuno vada oltre. Non si può fare finta di nulla. Ora il primo a essere considerato diverso è chi ha un colore della pelle differente, dopo potrà diventare un bersaglio anche chi ha un determinato orientamento sessuale».

Però Lega e M5S aumentano i loro consensi.

«Sono in luna di miele con il Paese. Succede sempre all’inizio di un’esperienza di governo, però sono fasi che si esauriscono. Quando si arriverà a discutere di legge di bilancio agli italiani interesserà sapere se pagano le stesse tasse e se avranno il reddito di cittadinanza. E la luna di miele finirà».

A meno che il governo non faccia ciò che ha promesso

«Non sarà così. E paradossale che oggi in Commissione bilancio Forza Italia abbia presentato lo stesso testo sul reddito di cittadinanza presentato la legislatura scorsa dai grillini e che la sottosegretaria Castelli, dei M5S, abbia dato parere negativo perché privo di coperture».

Salvini, però, sembra ottenere quel che vuole.

«Salvini si sta facendo bello con i dati di Minniti. Ed è bravissimo a creare una distrazione collettiva: prende in ostaggio una nave con le persone a bordo, mettendole a rischio, ma intanto nel resto dei porti le barche continuano ad arrivare».

Lei critica il governo anche per la scarsa attenzione al tema del femminicidio.

«Già, non se ne parla più, ma questo purtroppo non vuol dire che non ci siano più fenomeni di violenza nei confronti delle donne. Credo che sia importante tenere sempre accesi i riflettori».

A proposito di donne, in questo governo sono poche.

«Solo cinque su diciassette ministri, di cui tre senza portafoglio. E ai vertici delle partecipate, che sia la Rai o altro, niente donne».

Anche il Pd ai vertici ha solo maschi. Una segretaria donna è impossibile?

«Vedremo. Mai dire mai. Ma da noi non c’è un’investitura divina come nei M5S, da noi scelgono gli elettori».

Chissà quando sceglieranno…

«Noi un congresso lo dobbiamo fare sul serio. Martina guida il partito perché era il vicesegretario, l’assemblea ha fatto una scelta però abbiamo bisogno del congresso il prima possibile. Non perché sia la soluzione di tutti i nostri problemi, però è l’unico modo per rilanciare il Pd e soprattutto per chiarire quale è la visione del partito. E una volta che si sceglieranno la linea e i leader dovranno finire tutte le divisioni. E l’unico modo per essere credibili. Perché noi l’opposizione non la dobbiamo fare a Renzi e Gentiloni ma a Di Maio e Salvini».

Intervista al segretario del Pd: «Gli imprenditori veneti hanno ragione, è il decreto disoccupazione. Rai, se forzano pronti alle denunce. Crimini di odio: Fontana si dimetta», di Alda Vanzan, Il Gazzettino

Lo chiama «decreto Disoccupazione». E dice che «la Lega ha tradito il Nord». Così il segretario del Pd, Maurizio Martina, ieri a Verona per incontrare una delegazione di imprenditori.
«Capisco le voci critiche che arrivano dal mondo produttivo del Veneto. Abbiamo cercato in questi giorni di far cambiare rotta a Lega e Cinquestelle, ma purtroppo sono stati sordi a qualsiasi modifica migliorativa. E un decreto Disoccupazione, altro che dignità. Il rischio di vedere più precarietà, più disoccupazione, la fine di tanti contratti a tempo determinato e un aggravio di costi e di burocrazia per le imprese, purtroppo è molto alto. Per me si assiste al tradimento dei ceti produttivi del Nord da parte di chi, come la Lega, ha predicato bene e adesso razzola malissimo».

Dopo il sì della Camera che possibilità ci sono di intervento?
«Io temo che Lega e M5s anche al Senato riproporranno il muro di gomma. Quindi bisogna prepararsi allo scenario peggiore e cioè il fatto che questi provvedimenti dopo la conversione verranno confermati. Peraltro, essendo un decreto, alcuni effetti sono già in vigore e così abbiamo già imprese che non rinnovano contratti a tempo determinato. E a questo si aggiunge l’altro fatto molto preoccupante per il Nordest».

Quale?
«Quando hai davanti un governo che vuole bloccare tutte le grandi opere e infrastrutture per la mobilità e la viabilità, hai davanti un altro grandissimo rischio. La cosa grave per me è che ci sono ministri, come il ministro Toninelli, che non pesano le dichiarazioni, non valutano gli effetti di alcune idee di bloccare infrastrutture che si stanno aspettando da anni sul territorio. Questo è un governo che più che costruire, distrugge».

Gli italiani però hanno votato M5s e Lega.
«Io penso che gli italiani non li abbiano votati per complicare la vita alle imprese, per generare più disoccupazione, per bloccare le infrastrutture. In realtà l’accordo di potere tra Cinquestelle e Lega non è figlio del voto degli italiani: è figlio della loro intesa dopo il voto, di un contratto di governo che è già lettera morta».

Nomine Rai, si sbloccherà lo stallo?
«Io spero che non facciano ancora forzature. L’idea della lottizzazione che hanno avuto della funzione del presidente senza un profilo alto, riconoscibile e rassicurante è stata bocciata. Spero che adesso ragionino e non si facciano prendere dall’ansia di potere e di occupazione anche di cariche di garanzia come la presidenza Rai».

E se la maggioranza restasse ferma su Foa?
«Io credo che non abbiano le condizioni per forzare dal punto di vista giuridico. Se forzassero, noi siamo pronti a percorrere qualsiasi via, anche quella legale, per tutelare le funzioni di garanzia di una grande azienda pubblica com’è la Rai».

Come giudica la proposta del ministro leghista Fontana di abrogare la legge Mancino contro i crimini di odio?
«Si tratta di una gravissima presa di posizione da parte di un ministro che ha giurato sulla Costituzione e che dovrebbe dimettersi per quello che ha detto. È l’ennesima provocazione, anche per spostare l’attenzione da un altro fatto grave: l’attacco sui social network da parte di soggetti stranieri durante passaggi delicati della nostra vita democratica. E incredibile il silenzio del governo».

Uno degli aggressori di Daisy Osakue, l’atleta colpita a un occhio, è figlio di un consigliere comunale Pd. Sbagliato gridare al razzismo?
«Trovo completamente sbagliato banalizzare un fatto che rimane grave e segnalo che in queste ore in Toscana come in Campania assistiamo a fatti gravi di violenze contro immigrati. La questione c’è, sarebbe un errore minimizzare».

Olimpiadi invernali 2026, cosa pensa della scelta unitaria, Cortina, Milano e Torino tutte e tre assieme?
«La mia idea è che il governo si sia mosso male perché il potenziale di queste tre città rischia di non essere espresso a dovere. Capisco le perplessità e i dubbi di alcuni amministratori locali, però adesso dobbiamo tutti lavorare per migliorare questa proposta».

Il Pd andrà a congresso l’anno prossimo prima delle elezioni europee: lei si ricandiderà a segretario?
«Questo per me non è ancora un tema, vedremo più avanti. Adesso l’importante è continuare il lavoro che abbiamo impostato già in questi primi due mesi, ricostruire un percorso vero di lavoro dal basso per il Pd. Questa settimana siamo stati a Scampia a Napoli, a Palermo, ora a Verona, poi Toscana, Lazio. L’importante è ripartire dai bisogni, dai temi sociali e sfidare il governo rispetto alle scelte pericolose che sta facendo per il Paese».

Elezioni regionali del 2020, in Veneto per il Pd sarà sempre una partita persa?
«No, c’è sempre lo spazio dell’alternativa e della proposta. Sono convinto che in Veneto possiamo costruire le condizioni per essere competitivi a partire dal lavoro che si deve sviluppare sul territorio».

Il Partito Democratico chiede che il governo venga urgentemente in Aula a riferire sulla serie di episodi di stampo razzista che si stanno verificando nel nostro Paese in modo preoccupante

Aggredita la campionessa italiana Daisy Osakue

“Chi nega la spirale razzista che sta crescendo nel Paese se ne rende complice #bastarazzismo”. “Serve una grande mobilitazione antirazzista. Aperta, plurale, unitaria. Facciamo appello a tutte le energie che non si rassegnano a questo clima d’odio”. E’ quanto scrive su Twitter il segretario del Pd Maurizio Martina postando la notizia dell’attacco razzista alla campionessa italiana Daisy Osakue


 

Aggressione inaccettabile e disgustosa

“Ciò che è avvenuto ieri notte alla nostra iscritta Daisy Osakue è inaccettabile e disgustoso. Noi siamo e saremo in tutto e per tutto al suo fianco”, hanno scritto in un comunicato di solidarietà, il segretario regionale GD Piemonete, Ludovica Cioria e Francesco Bouvet, segretario provinciale GD Torino.

Gli attacchi razzisti sono una emergenza. Nessuno può negarlo, specie chi siede al Governo

“Daisy Osakue è una campionessa italiana. Ieri è stata selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti. Gli attacchi contro persone di diverso colore della pelle sono una emergenza. Ormai è un’evidenza, che nessuno può negare, specie se siede al Governo. Italia, #torniamoumani”. Scrive anche Matteo Renzi su Twitter.

Intanto, il capogruppo PD alla Camera Graziano Delrio e il responsabile del dipartimento sicurezza del Pd Emanuele Fiano hanno chiesto che il governo venga urgentemente in Aula a riferire sull’accaduto.

Il PD chiede cheil governo riferisca urgentemente in Aula sull’accaduto

“La vile aggressione all’atleta nazionale italiana di origine nigeriana Daisy Osakue avvenuta la notte scorsa mentre rincasava a Moncalieri è grave e inaccettabile.

Se confermata dalle indagini, si tratterà solo dell’ultimo di una serie di episodi di stampo razzista che si stanno verificando nel nostro Paese in modo preoccupante, a cui si sono aggiunti altri fatti, altrettanto gravi, di cittadini che pensano di ergersi a giudici e poliziotti trasformando l’Italia in una sorta di far west.

Nel manifestare la solidarietà e la vicinanza della nostra comunità a tutte le vittime di queste aggressioni, e nell’attesa come sempre che sia la magistratura a chiarire ogni aspetto, chiediamo che il governo venga urgentemente in Aula a riferire.

Salvini deve spiegare come intende contrastare questi fenomeni che dilagano

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini deve spiegare come intende contrastare questi fenomeni che sembrano dilagare, legati a una propaganda di stampo razzistico il cui linguaggio viene usato in maniera ricorrente nella stessa propaganda politica da molti militanti e seguaci del suo partito, e come intende impedire il propagarsi di una folle idea di giustizia fai da te”.

Escalation drammatica di episodi di aggressione e dire che non ci sia un’emergenza è pura follia

“Gli episodi di aggressione violente verso migranti e persone straniere residenti in Italia si stanno susseguendo quotidianamente. E’ una escalation drammatica e dire che non ci sia un’emergenza è pura follia. Ancor più grave è che siano Salvini e Di Maio ad esprimersi in tale direzione.

Un comportamento totalmente irresponsabile poichè legittima gli aggressori e crea un clima di sostanziale impunità verso reati di odio, di xenofobia e razzismo.

E’ di questa mattina la notizia della violenta aggressione a Daisy Osakue, discobola 22enne di origini africane, atleta della nazionale di atletica italiana.

Interrompiamo la spirale di odio, mobilitiamo le coscienze, facciamo emergere l’Italia che dice No!

Questa sequela va interrotta. Non possiamo e non dobbiamo indugiare oltre nel condannare questo clima di violenza. Interrompiamo la spirale di odio, mobilitiamo le coscienze, facciamo emergere l’Italia che dice No! Accogliamo gli appelli che vengono delle più alte autorità del Paese, dal Presidente Mattarella alle autorità religiose, dagli intellettuali agli esponenti della società civile, affinchè in Italia si torni ad una dialettica democratica, si mettano da parte le parole incendiarie e torni un clima civile”.

Lo dice Pietro Barbieri, della Segreteria nazionale e responsabile Welfare e terzo settore.

 

Piazza E. Gianturco, 4  - 85100 Potenza
Telefono 0971/52797 - Fax 0971/56403

www.basilicatapd.it

© 2018 Partito Democratico di Basilicata