Intervista al segretario Pd: “Scendano in campo in strada e in piazza anche persone che non stanno nel Pd ma che hanno a cuore la questione democratica. Niente dialogo con M5S: sono totalmente succubi alla Lega”, di Carlo Bertini, La Stampa e Il Secolo XIX

«Salvini ha fallito. E tutti dobbiamo ringraziare la Chiesa che si è fatta carico della stragrande maggioranza delle persone che erano sulla Diciotti, che verranno seguite su territorio nazionale come accade normalmente. Così facendo il governo ha dimostrato solo la sua totale incapacità e irresponsabilità».

Maurizio Martina sferza Giuseppe Conte per «il silenzio inaccettabile» sul suo ministro indagato e per «il suo comportamento in tutta questa vicenda. Non può sottrarsi alla responsabilità di quello che sta accadendo. Sta isolando l’Italia e la sta rendendo più debole, coprendo qualsiasi provocazione pericolosa dei suoi vice». Il neo segretario del Pd in queste ore valuta se lanciare o meno la sfida di una mozione di sfiducia individuale, che però potrebbe trasformarsi in un boomerang. E infatti non è un caso che Renzi non chieda le dimissioni del ministro indagato, ma che denunci «la doppia morale di Di Maio, pronto oggi a rinnegare quello che fino a ieri diceva quando stava all`opposizione: un caso macroscopico di incoerenza. Quanto a Salvini, dobbiamo batterlo politicamente. Io penso che, per la gravità delle scelte messe in atto da una funzione, così delicata come quella di ministro dell’Interno, prima se ne va e meglio è per l’Italia».

Ma come pensate di batterlo politicamente?
«Lancio un appello: facciano un passo avanti tutti quelli che colgono l`urgenza di una risposta alla deriva imposta da Lega e 5 Stelle. Mettiamoci fianco a fianco e costruiamo insieme un nuovo progetto. Il Pd c`è».

Con chi pensa di allearsi?
«Dobbiamo animare una nuova stagione di centrosinistra costruendo le condizioni per una prospettiva unitaria: ovunque l`alternativa ai nazionalisti sta nel campo delle forze progressiste».

Quindi nessun dialogo da aprire con i 5 stelle per provare a disarticolare il campo avverso?
«E’ ogni giorno più evidente che si sono consegnati ad un`alleanza con la Lega di cui sono totalmente succubi: lo si vede da come si sta comportando Di Maio di fronte a questi fatti».

Ma l’opposizione finora non è sembrata all`altezza del ruolo che dovrebbe avere. Come si giustifica?
«Fare opposizione dopo una sconfitta a pochi mesi da quel passaggio elettorale non è facile. Ma penso che passo passo sarà sempre più chiaro il nostro lavoro. Certo, va fatto sempre più e sempre meglio, costruendo ogni giorno un percorso coinvolgendo tante forze anche esterne al Pd. Questa vicenda e queste settimane sono fondamentali per svoltare».

Vi siete chiesti perché la maggioranza dell`opinione pubblica sta con Salvini se questa emergenza sbarchi neanche c`è? Avete sbagliato voi qualcosa prima?
«Quando si toccano alcuni temi di grande sensibilità, la propaganda di Salvini nel breve può genere attenzione. E d`istinto e può sollecitare adesione che è nostro compito smontare con la verità e con i fatti. Qui siamo di fronte caso emblematico. Un buon governo gestisce, non provoca».

Il pericolo quale è?
«Ci giochiamo il futuro dell`Europa a partire dall`Italia, la frontiera più delicata di questa sfida. C`è un rischio involuzione ma abbiamo tutti gli anticorpi per reagire».

Il Pd è così ai minimi termini che si parla di cambiare tutto anche il nome. Può cavarsela dicendo che non è questo il problema? Dopo la caduta del Muro di Berlino, Occhetto capì che era tempo di una svolta: anche a lei non pare che dopo il 4 marzo sia cambiato tutto in Italia?
«Quello che voglio è contribuire a mettere a fuoco i fondamentali del nostro progetto. Serve un lavoro in profondità a dieci anni dalla nascita del Pd. La questione democratica resta centrale. Ma bisogna dare nuove risposte. È cambiato il terreno di gioco. Certo, non bastano le risorse del Pd che resta fondamentale: ma scendano in campo in strada e in piazza anche persone che non stanno nel Pd ma che hanno a cuore la questione democratica».

Zingaretti ha fatto un passo avanti, lei quando deciderà se candidarsi?
«Io faccio il segretario ora, sto lavorando al massimo e le mie energie sono tutte per la responsabilità che sto già esercitando. Mi pare che la situazione lo richieda. Dobbiamo ora costruire l`alternativa, anche con altri soggetti».

Lei sembra tollerare la cogestione del partito con Renzi, che non si sa se si ricandiderà al congresso. Neanche lei dice se si candiderà, facendo apparire la sua leadership passeggera. Gentiloni si è defilato. Ma come fa la vostra gente ad appassionarsi a questo tira e molla dei suoi dirigenti?

«Nessun tira e molla, rispondo della guida e lo faccio fino a quando avrò questa funzione. So che abbiamo per fortuna tante energie e se facciamo bene il nostro lavoro, siamo una squadra forte. Tante persone vanno messe alla prova, il tema del rinnovamento ci riguarda. Ma non intendo passare le prossime settimane a discutere di noi e a non vedere il grande tema democratico aperto nel paese. Staremo nelle piazze e sul territorio, dove puoi prendere fischi o incoraggiamenti, ma lì devi esserci. Sento che questa è la strada giusta, se lo facciamo tutti».

Intervista a Matteo Renzi di Goffredo De Marchis – La Repubblica

Senatore Matteo Renzi, partiamo dai funerali di Genova. Salvini e Di Maio hanno ricevuto applausi, i vertici del Pd fischi. Possibile sia solo effetto di fake news?

«Se il governo passa la settimana a dare la colpa ai governi di prima, come è possibile che due ex ministri quali Martina e Pinotti siano accolti con le ovazioni? Ma questo clima giacobino rischia di ritorcersi contro i presunti rivoluzionari. E secondo me accadrà molto prima del previsto. Per questo la comunità civile deve reagire subito».

L’impressione è che la nuova maggioranza si sia presa il Paese.

«Non è così. La nuova maggioranza ha strumentalizzato in modo squallido un evento tragico. I commentatori che fanno desumere da quella scena l’inizio di una nuova stagione della politica italiana sono superficiali come quelli che facevano il tifo per un’alleanza innaturale Pd-M5s. Impossibile allearsi con questi: Salvini e Di Maio sono la nuova destra populista e demagoga. Però l’opposizione deve smettere di tirare di fioretto. È arrivato il momento di ribattere colpo su colpo, di combattere a viso aperto, di non lasciargliene passare più una. L’avversario è forte, ma la partita è tutta da giocare».

Da ex premier cosa ha pensato quando ha visto il crollo del ponte?

«Ho reagito come tutti: incredulo prima, indignato poi. Non è possibile morire così, nel 2018. Chi ha sbagliato deve pagare. Pagare fino all’ultimo euro, fino all’ultimo giorno».

Mattarella dice che per accertare davvero le responsabilità l’unità è l’unica via. Realizzabile?

«Spero, ma non credo. Il governo Salvini-Di Maio ha scelto di
radicalizzare. A loro non interessa la verità, basta un capro espiatorio: non cercano soluzioni, fabbricano colpevoli. Questo è lo stile da sempre. Lo hanno fatto per le banche, per Consip, dopo Macerata, con il JobsAct. Davanti a problemi reali loro scelgono i presunti responsabili e manganellano sul web senza pietà. Lo facevano quando erano opposizione. Su Genova hanno iniziato a farlo da maggioranza. Mi sembra un atteggiamento pericoloso: non c’è unità possibile, senza rispetto per la verità».

La vostra reazione davanti alle accuse contro Delrio e i governi del Pd è la più giusta?

«L’attacco a Delrio, ma anche a Letta su Abertis o ai presunti finanziamenti al Pd, è falso e infame. Difendo Graziano come difendo Enrico, pur avendo rapporti umani ben diversi con loro. Ma non è un fatto personale, è la difesa della verità. La convenzione con le autostrade è stata fatta dal governo Berlusconi: nessuno dice che il deputato Matteo Salvini votò a favore e il Pd contro. I soldi da Autostrade li hanno presi la Lega come contributo elettorale e il premier Conte nella veste di avvocato. Il no alla Gronda, che pesa come un macigno in questa storia, viene da Beppe Grillo e Toninelli. Chi tace, pensando di guadagnare consenso stando in disparte, deve sapere che il suo silenzio oggi sarà considerato complicità domani. Dobbiamo andare all’attacco, non stare sulla difensiva».

La concessione ad Autostrade è troppo lunga e troppo segreta? Non potevate fare qualcosa quando eravate al governo?

«Delrio ha desecretato gli atti. Gentiloni ha allungato la concessione dal 2038 al 2042 per avere il via libera alla Gronda: sono scelte corrette. Poi, certo, si può sempre fare di più. Ma dare la colpa al Pd per il ponte è ridicolo prima che vergognoso».

Non vede un eccesso di garantismo da parte di esponenti dem nei confronti dei concessionari?

«Nessuno difende Autostrade, ma il governo gestisce le cose come fosse al Bar Sport. Si annunciano procedure senza studiare le carte. Tutto è finalizzato a prendere un like su Facebook, sperando che la gente poi dimentichi. Paradossalmente revocare la concessione rischia di essere un regalo a Autostrade: significa andare in causa per decenni, pagare 20 miliardi di danni e tenere Genova divisa in due. Per me Autostrade oggi deve pagare, non ricevere regali».

Che giudizio dà della reazione di Autostrade e della famiglia Benetton?

«Che Autostrade abbia poco da difendere e molto da chiarire è evidente: ma tocca ai giudici, non a noi. Spero che i Benetton facciano la loro parte: per le famiglie colpite, per rifare subito il ponte e per fare finalmente la Gronda, opera fondamentale per Genova. A forza di dire no a tutto, il Paese crolla a pezzi».

Il Procuratore di Genova dice: lo Stato ha abdicato ai controlli. È così?

«Dei giudici non commento le sentenze, figuriamoci le interviste. Pieno rispetto per la Procura di Genova e per il suo capo. Sono stati accusati un mese fa in modo squallido da Salvini, per la vicenda dei 49 milioni di euro rubati dalla Lega. Noi rispettiamo quei magistrati sempre, non a giorni alterni».

Il selfie di Salvini ai funerali è grave?

«È squallido ma coerente. Davanti alle tragedie ci siamo sempre uniti tutti. Stavolta il governo ha scelto lo scontro. Lo ha fatto Toninelli a caldo con un’intervista al Tgl. Lo ha fatto Di Maio con commenti infamanti. Salvini va in scia. Se trasformi una tragedia ín attacco all’opposizione, se vai al funerale di Stato come fosse un derby, se giochi a dividere anziché a unire, paradossalmente il selfie in chiesa ai funerali è una naturale conseguenza di questo approccio».

Ma la strada delle vie legali davanti alle accuse che vi lanciano M5S e Lega non è molto debole?

«La strada maestra è la politica. Abbiamo le elezioni europee alle porte e serve un disegno alternativo allo sfascio europeo che propongono i sovranisti. Tuttavia davanti alla montagna di falsità dei grillini, chiediamo ai tribunali se esiste ancora uno stato di diritto o se membri del governo come Di Maio possono mentire in modo spudorato, senza alcuna conseguenza. I soldi del risarcimento saranno destinati a un fondo per Genova».

Le privatizzazioni italiane sono state fatte male?

«Stiamo parlando di scelte fatte molti anni fa, in un quadro del tutto diverso. Col senno di poi possiamo dire che sono state troppe, anche rispetto ad altri Paesi europei. E forse troppo in fretta. Ma il passato non cambierà. Cambiamo il futuro, invece, e facciamolo da subito. Dare la colpa di Genova alle privatizzazioni è assurdo: colpevole è chi non ha sistemato quel maledetto ponte».

Il punto è che il Pd appare all’angolo. Come riparte?

«Non tocca a me definire la linea del Pd: c’è un altro segretario, ci sarà un congresso. Chiunque lo vincerà dovrà contare sul sostegno degli altri, senza avere mai più fuoco amico. Ma scommetto che si faranno sentire anche tanti cittadini fuori dal Pd che non ne possono più di un governo di sfascisti con ministri della paura e della disinformazione. Da qui a Natale nasceranno in tutti i comuni comitati civici contro questo governo. E prima del previsto nell’angolo ci saranno Salvini e Di Maio, non noi».

Non teme che le riprese del suo docufilm, iniziate ieri, riaccendiamo il dibattito sul doppio ruolo di autore tv e senatore.

«Per i social sono colpevole di tutto: tra poco diranno anche che sono il vero mostro di Firenze. Non ho tolto una sola seduta al Parlamento per questo lavoro: ho rinunciato alle ferie. E per farlo è sufficiente il consenso di mia moglie e dei miei figli non importa quello di Instagram. Ho deciso di raccontare cosa sia Firenze perché qualcuno si emozioni. L’Italia ha fame di, cose belle, non di odio e di urla. In tempi di barbarie mediatica, la cultura e la bellezza servono anche alla politica».

Intervista a Maurizio Martina di Rosalba Carbutti – Il Giorno – La Nazione – Il Resto del Carlino

Maurizio Martina, segretario del Pd, oggi apre la festa nazionale dell’Unità a Ravenna. Obiettivo: «Colmare la distanza con le persone» e ripartire dopo i fischi di Genova».

Tour delle periferie, i viaggi a Catania e Genova e oggi alla festa dell’Unità di Ravenna: il Pd rimette i piedi in strada. Basterà per superare la scissione tra sinistra e popolo dopo la contestazione ai funerali delle vittime del ponte Morandi?

«La distanza si colma tornando tra i bisogni delle persone. Ieri sono stato ancora a Genova nel quartiere Certosa colpito dal crollo e ho incontrato i residenti ascoltando le loro necessità e provando a dare una mano. Occorre fare così ovunque, giorno per giorno».

In alcune ex roccaforti rosse le famose feste sono sparite (Imola e Pisa). Militante in fuga?

«Se guardate alle tante feste dell’Unità che facciamo vedrete tanti militanti che con passione straordinaria si impegnano con noi. Da Ravenna a Riccione, da Firenze a Napoli, da Milano, a Genova e in tante altre città. Loro sono un presidio inestimabile di democrazia e civismo».

La festa dell’Unità di Ravenna ha un sapore… internazionale. Lei dibatterà con Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay. Volete riportare a sinistra il Pd?

«La sua storia ci può dire tanto. Poi avremo altre presenze europee molto importanti: penso al primo ministro portoghese, il socialista Antonio Costa, che sta facendo benissimo nel suo Paese».

A Ravenna ci sarà anche un confronto Delrio-Fico. La presenza del presidente della Camera (e non di Di Maio) è legata anche a una sintonia di fondo col vostro partito, soprattutto oggi che il tema migrante divide il governo?

«Il presidente Fico è la terza carica dello Stato e come tale viene invitato a un confronto sull’Italia. A noi interessa confrontarci nel merito delle grandi questioni che ha di fronte il Paese anche perché chi ha paura del confronto dimostra di essere solo debole».

Tra gli ospiti ci sono anche gli ex amici di Leu: correrete uniti alle prossime Regionali?

«Alle Regionali occorre lavorare a un centrosinistra largo e unitario. Alle Europee, con legge proporzionale, il Pd si prepara con le proprie energie aprendosi e rinnovandosi per dare forza alla proprio proposta alternativa a chi vuole distruggere l’Europa».

Con Forza Italia ha detto che farete battaglie comuni in Aula (dalla Tav ai vaccini). C’è spazio anche per un asse alle Regionali?

«No, siamo oggi e rimarremo domani alternativi. Loro stanno a destra, schiacciati da Salvini. Noi lavoriamo per un nuovo centrosinistra che sappia aggregare forze della società e dei territori».

C’è chi parla di cambiare nome Pd in Movimento democratico europeo. Un’idea da cui ripartire: delle serie, europeiste contro sovranisti?

«Non si parte dalla coda ma dalla testa. Il tema non è il nome, ma lavorare su un nuovo progetto del Pd capace di dare risposte ai temi della giustizia sociale e della lotta alle diseguaglianze. Certamente la battaglia per una nuova Europa alternativa al ritorno pericoloso dei nazionalismi è questione prioritaria. Bisogna essere consapevoli che senza Europa non avremo vera sovranità».

Renzi in alcuni casi sembra che detti ancora la linea. In che rapporto è con l’ex segretario? Potrà essere un avversario al congresso?

«Basta con questi racconti autoreferenziali che non interessano a nessuno. I nostri rapporti sono buoni, noi lavoriamo insieme e ciascuno ci mette la sua energia».

Congresso e primarie. Quando? Come? Lei correrà?

«Il Congresso si farà entro le elezioni Europee. Dalla festa nazionale di Ravenna parte il nostro percorso sul progetto che avrà a fine ottobre una tappa cruciale con il Forum nazionale per l’Italia a Milano. Io ora faccio il segretario e penso a farlo al meglio».

Le opposizioni sono in crisi costruire un’alternativa ai giallo-verdi è possibile?

«Certo che l’alternativa è possibile. Ce ne sarà presto bisogno. Noi dobbiamo lavorare ripartendo dalle persone. Aggregare tante forze che non vogliono la deriva pericolosa di questo governo».

In tempo di battaglia sul web ha ancora senso la presenza ‘fisica’ sul territorio dei circoli?

«Direi che ha ancora più senso oggi. Bisogna costruire una nuova prossimità ai problemi dei cittadini con persone in carne ed ossa che ascoltino e lavorino dal basso».

Il Pd sta pensando a organizzare una risposta alla potenza di fuoco di Lega e M5S sui social?

«I social sono una frontiera fondamentale. Possono essere strumenti utili per coinvolgere e costruire, ma bisogna anche denunciarne le gravi manipolazioni. False notizie che scatenano rabbia e rancoree inquinano il confronto civile. Occorre una reazione: un gruppo di persone del Pd ora ci sta lavorando».

Lei era a Catania, ma non è potuto salire sulla Diciotti. Ora il governo è spaccato. Un’occasione per riconquistare il popolo della sinistra parte da qui?

«La vicenda della nave Diciotti è l’emblema del fallimento di questo governo: 177 esseri umani in condizioni delicate tenuti in ostaggio dalla propaganda inconcludente di Salvini, violando anche le leggi e il diritto. Altro che sovranità, qui siamo all’incapacità».

Intervista a Maurizio Martina di Vincenzo Spagnolo – Avvenire

Il caporalato va sradicato, perché va garantita la dignità dei lavoratori. E se davvero il governo è in grado di mettere in campo ulteriori interventi contro il caporalato, li sosterremo senza se e senza ma. Ma a patto che siano azioni concrete, non slogan…».

Il segretario del Pd Maurizio Martina è in treno, diretto a Bologna. Al telefono la sua voce va e viene, fra una galleria e l’altra. Proviene da Foggia, dove ha incontrato le organizzazioni dei lavoratori: «Sono stato in ospedale a trovare uno dei sopravvissuti al primo incidente. In tutto, sono 16 le vite di braccianti stranieri spezzate in questi giorni in quel territorio, una vera tragedia».

Da ministro dell’Agricoltura nel governo Renzi, lei volle fortemente l’attuale legge anti caporalato.

«La legge 199 del 2016 contro il caporalato è una buona legge. Non va cambiata, va applicata».

Ma, a giugno, il ministro dell’Interno Salvini ha detto che quella normativa «invece di semplificare, complica». Critiche ingiustificate?

«Mi auguro che, tanto più dopo la tragedia di Foggia, si riconosca che quella legge è stata un punto di svolta. Ha consentito un aumento dei controlli e una capacità di repressione che oggi viene riconosciuta da tutti: magistrati, forze dell’ordine e associazioni. Sono aumentati i casi denunciati, gli arresti, le confische e, di converso, anche le regolarizzazioni delle aziende pizzicate in situazioni irregolari. Non lo dico io, ma dati ufficiali».

Quali?

«Quelli dell’Ispettorato nazionale del lavoro. L’ultimo rapporto, del 2017, riferisce ad esempio di 360 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriali, di cui 312 poi revocati per la regolarizzazione delle imprese. Sul fronte della manodopera, le ispezioni hanno permesso di individuare 5.222 lavoratori irregolari (di 3.549 in nero). E l’attività di polizia giudiziaria ha permesso di riconoscere, fra i braccianti, 387 vittime di sfruttamento in agricoltura».

Può essere utile aumentare gli ispettori, come promette il ministro del Lavoro Di Maio?

«Sì. Ma ricordo che il nostro governo aveva già varato l’assunzione di altri 150 ispettori in più. Ora, se l’attuale esecutivo intende passare dalle parole ai fatti, aggiungendo risorse per aumentare ancora l’organico, noi sosterremo l’intervento. Ma spero proprio che non provino a rivendersi scelte già fatte da altri, parlando degli stessi ispettori “assunti” da noi… ».

Oltre agli ispettori, cosa si può fare?

«Gli strumenti per la repressione ci sono, ma quelli per la prevenzione andrebbero rafforzati subito, senza perdere tempo in polemiche sterili».

In quale modo?

«Avevamo impostato un lavoro, ma bisogna accelerarlo. Le questioni fondamentali sono due: alloggi e trasporti. Nel primo caso, mi riferisco ad alloggi legali per i braccianti stagionali, che consentano di superare la realtà dei ghetti e delle baraccopoli. Riguardo ai trasporti, occorre una gestione che faccia uscire dall’illegalità il sistema di spostamento dei braccianti dai luoghi di riposo a quelli di lavoro. Come governo, avevamo avviato un lavoro con gli enti locali su reti di trasporto sicure. A Foggia, ad esempio, si potrebbe rafforzare il tavolo al quale lavora un prefetto, Iolanda Rolli, nominata nel 2017 commissario di governo per il contrasto al caporalato nella zona di Manfredonia».

I «ghetti» dei braccianti non piacciono neppure al ministro Salvini, che promette di «svuotarli progressivamente». Cosa ne pensa?

«Intanto continuo a trovare incomprensibile, a due anni di distanza, il fatto che solo la Lega, in quel Parlamento, non abbia votato la legge anti caporalato. Ciò detto, ascoltando le dichiarazioni del ministro dell’Interno in conferenza stampa a Foggia, non mi pare di aver sentito alcuna proposta operativa, concreta. Peccato».

Intervista ad Anna Ascani di Simona Musco – Il Dubbio  Photo Carlo Carino


La battaglia contro le fake news è una battaglia «di civiltà» per ripulire il dibattito pubblico. Parola di Anna Ascani, deputata del Partito democratico, minacciata di morte sul proprio profilo Twitter dopo aver svelato l’ennesima bufala circolante sul web, quella del falso esponente dem di Forlì, Tommaso Ciarponi, che il giorno dopo la tragedia del ponte di Genova aveva postato un messaggio, corredato dal simbolo del partito, in cui si diceva dispiaciuto solo perché sotto le macerie non erano morti anche Salvini e Di Maio. Ma i censori del web, anziché prendere atto della bufala, hanno augurato la morte alla deputata, “colpevole” soprattutto di essere esponente del Pd. Che, ora, ha deciso di raccogliere tutte le bufale in un documento, dichiarando guerra ai professionisti dell’odio. Funzionerà? «Serve un progetto a lungo termine – racconta Ascani al Dubbio -, ma intanto cominciamo a spingere la gente a chiedersi se ciò che legge è vero».

Onorevole, la bufala da lei smascherata è stata costruita su una tragedia. Cosa c’è dietro questo atteggiamento che non guarda in faccia nemmeno chi ha perso la vita?

«Credo che lo spirito sia sempre quello spiegato bene dal vecchio Casaleggio: ciò che è virale diventa vero. Quel profilo, come altri, è stato creato per mettere in circolo cose che poi diventano virali, tanto da essere condivise anche da persone in buona fede che, non avendo i mezzi o non dovendolo fare per professione non verificano le fonti, amplificando così il messaggio. Nelle ore tragiche di Genova ho visto che soprattutto profili riconducibili alla destra condividevano il post di un falso esponente del Pd. Questa bugia era diventata virale e, come tale, vera, portando tutti a dire: questo è il Pd, questa è la sensibilità del Pd».

Qual è il meccanismo che porta così tante persone a credere a tutto ciò che circola in rete?

«Alcune delle forze politiche oggi al governo – il M5S in modo particolare è nato in questo modo, poi la Lega ha seguito le sue orme, almeno sui social – si presentano come i paladini dell’informazione corretta, mentre tutti i giornalisti sarebbero al soldo di qualcuno. Il meccanismo è semplice: basta usare i siti di fake news, facendoli passare come gli unici a dire la verità. C’è sempre un complotto dietro e questa teoria, sui social, ha avuto l’esplosione più forte, perché è più difficile verificare un link. Questa è una delle ragioni per le quali il mio partito passa per il falso della situazione».

Perché adesso è così facile credere alle bufale?

«I falsi ci sono sempre stati, ma una volta c’era una certa autorevolezza delle fonti. Oggi, nel momento in cui si pubblica su una testata una qualsiasi notizia, c’è già qualcuno pronto, dal proprio profilo, a mettere in discussione ciò che questa notizia dice. D’altronde, in un paese in cui i vaccini diventano tema di discussione tra persone che non hanno in alcun modo le competenze per poterne parlare, non mi stupisce che la qualità del dibattito sia inquinata da bugie e fango. Questo è ciò che mi fa più paura e ciò non aiuta affatto la gente».

È un problema di consapevolezza nell’utilizzo di internet?

«Sì, è lo stesso problema che c’era all’inizio con la televisione, quando tutti credevano alle cose perché era stata la tv a dirlo. Molti, sui social, hanno ancora quell’atteggiamento, ma su internet ci sono colossali bugie messe in atto per inquinare le acque. Occorre, quindi, stimolare la consapevolezza e non lasciare sole le vittime di queste bufale».

Qualcuno potrebbe pensare che il Pd voglia sfilarsi dalle proprie eventuali responsabilità.

«Quello che metto in discussione non sono le responsabilità, che verranno accertate, ma quel tentativo di acquisire consenso tramite bugie. Non parlo solo del falso profilo, ma anche della finta lettera di un padre alla figlia vittima del crollo del ponte, nella quale criticava i governi precedenti. Sono cose orribili e ne va della qualità del dibattito».

Anche il post vero del Pd sull’emendamento salva Benetton del 2008 votato dalla Lega è stato tacciato come falso. La cosa rischia di diventare un autogol?

«Quello che il M5s ha pubblicato, indicandolo come fake news, era una prima versione di un post in cui, per errore, anziché la Lega era stato indicato il M5s come partito che votò quell’emendamento. Un post poi modificato. Ma il contenuto è innegabile: la Lega ha votato quel decreto, come testimonia la dichiarazione di voto di Soro e lo stesso Salvini, che non ha potuto negare di averlo fatto, dicendo di non ricordarlo. Una giustificazione ancora più grave, considerando che si tratta del ministro dell’Interno: un giorno potrebbe dire di non ricordare il motivo dei suoi atti e quando si rappresentano i cittadini non si ha diritto all’oblio».

L’iniziativa del Pd contro le fake news ha già raccolto migliaia di segnalazioni. Cosa può dirci a riguardo?

«Sono in tante le persone che hanno aderito, perché adesso non si sentono più sole. Ci chiedono di verificare alcune notizie che circolano in rete e questo è particolarmente importante».

Che risultato vi aspettate? Può bastare un documento online per contrastare le bufale?

«Ovviamente l’analfabetismo funzionale non si risolve con iniziative sui social, ma serve un’iniziativa a lungo termine. L’iniziativa consente, però, di iniziare un lavoro sull’educazione dei ragazzi per la cittadinanza digitale, che era già un’iniziativa del Pd. Per quanto riguarda gli adulti, invece, serve ad insinuare il dubbio: sarà vero ciò che sto leggendo? Inoltre il fastidio per le bufale è un segnale positivo e quanto meno contribuirà a spingere le persone a chiedersi se quello che è sui social è vero».

Come ha reagito alle minacce ricevute dopo aver svelato che quello di Ciarponi era un profilo falso?

«Ho pensato che se la reazione per aver smascherato una bufala è quella allora significa che la verità dà fastidio e che siamo sulla strada giusta. Il mio invito è quello di denunciare ogni volta che si legge qualcosa di falso, perché questo accresce la consapevolezza e sarà più facile incontrare qualcuno che mette in dubbio le bufale. Sicuramente non ho gradito gli insulti, ma io sono un’ottimista quindi mi concentro sulla solidarietà, tanta, ricevuta dalle persone, gente che conosco ma anche molta che non conosco. Mi ha convinta che sia possibile ripulire un dibattito pubblico troppo inquinato per una democrazia seria».

 

Perché è importante?
La scienza e la medicina indicano con chiarezza la direzione di marcia da seguire, al di là delle posizioni politiche di parte, per garantire sempre meglio la difesa della salute di tutti i nostri bambini, anche di quelli immunodepressi che non possono vaccinarsi, e sconfiggere malattie gravi e mortali. I risultati della Legge varata dal governo Gentiloni già si vedono e sono di segno positivo.

Aderiamo in pieno all’appello “Io Vaccino” delle mamme dei bambini trapiantati e quindi, in conseguenza dei farmaci post-trapianto, immunosoppressi.

Sono loro, i più deboli, ad avere bisogno di una copertura vaccinale piena ed estesa. Condividiamo la seria preoccupazione dell’Ordine dei medici il cui presidente ha affermato: “l’emendamento approvato non risponde all’evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni. Lanciamo un appello al Parlamento perché rispetti la scienza”.

È inaccettabile che oggi chi governa lasci spazio alla disinformazione antiscientifica giocando con la salute dei cittadini e dei bambini in particolare. È inaccettabile l’approssimazione con cui si giustificano scelte pericolose per la salute di tutti.

Non si combatte la scienza, si combattono le malattie. Il diritto alla salute dei bambini non si rinvia. Deputati e senatori, vi chiediamo di non dividervi su un tema come questo e, qualunque sia il vostro orientamento politico, di tutelare la salute dei nostri figli.

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