Intervista a Gianni Pittella di Carlo Fusi Il Dubbio

Sciogliere il Pd. Anzi, no: rifondarlo. Fare un congresso subito: macché, dopo le elezioni europee. Trovare un candidato alternativo a Nicola Zingaretti: però a cena a casa di Carlo Calenda, assieme a Renzi, Gentiloni e Minniti. E il segretario Martina? Non c’è spazio, magari nel dopocena… Il Pd prova a scrivere il suo futuro ma è come se non sapesse più leggere la realtà e si consegnasse al metodo Braille. Gianni Pittella, a lungo capogruppo del Pse nel Parlamento europeo e ora senatore, una sua ricetta per risollevarsi ce l’ha. Questa: una grande lista con sopra scritto Pse che si presenti alle Europee e che unisca da Macron a Tsipras.

Senatore, c’è già chi vuole cambiare il simbolo al Pd. Ci si mette pure lei?

«Non sono d’accordo a cambiare simbolo al Pd. Piuttosto è il messaggio alternativo a quello gialloverde che deve arrivare, chiaro e forte. Per questo, se potessi, nel simbolo ci aggiungerei “PSE” per testimoniare l’appartenenza ad una famiglia politica europea. Dalla quale dobbiamo partire, nonostante le difficoltà del momento, per costruire una grande alleanza che vada da Macron a Tsipras».

Nell’attesa, il segretario Martina ha annunciato le primarie per febbraio. Concorda?

«Le primarie si facciano quando è stato deciso ma non trasformiamole in una conta su nomi o filiere. Su questo Orfini esprime una preoccupazione legittima. Il congresso, meglio se unitario, deve farsi sulla politica, su ciò che una moderna forza progressista deve fare per restituire fiducia ad una comunità in cui prevale paura e rancore».

Tuttavia il refrain più gettonato nel Palazzo e nel Paese è che “manca l’opposizione”. Nel mirino c’è soprattutto il Pd. Poche idee o leadership inadeguate?

«Il Pd è come un pugile che ha subito un colpo tremendo sul ring e sta faticando a riprendersi. A volte insegue scorciatoie, altre volte, e questa è una critica che faccio anche a me stesso, consumiamo le giornate in guerre di tweet mentre serve presentare al Paese una proposta alternativa a quella gialloverde. Faccio un esempio. Il governo gialloverde proverà a fare una finta flat fax e una piccola elemosina ai giovani. Noi dovremmo proporre misure alternative come il finanziamento di infrastrutture materiali e immateriali e la loro manutenzione, soprattutto al Sud, dove è prioritario allungare l’Alta Velocità da Salerno a Reggio Calabria e fino in Sicilia, altrimenti non saremo mai la piattaforma logistica del Mediterraneo e le navi provenienti da Oriente preferiranno sbarcare i loro prodotti nei porti spagnoli e greci».

Scusi, ma sul congreso devo insistere, per chiarezza. Quando sarebbe giusto farlo, prima o dopo le elezioni europee? Lei appoggia la candidatura Zingaretti o pensa che debba tornare Renzi?

«Come ho detto, il congresso si faccia ma con assunzione solenne di responsabilità a non trasformarlo in una guerra fratricida per acquisire posti di comando senza proporre idee ai cittadini. Altrimenti è meglio non farlo. Chiamiamo comunque i nostri iscritti e tutti gli italiani che lo vorranno a un grande referendum sulle proposte che il Pd vuole lanciare alle prossime elezioni europee per archiviare le politiche di austerità, per istituire il Ministero delle Finanze europeo, per lanciare gli eurobond, per creare un’indennità di disoccupazione europea, per tassare i giganti del web, per eleggere direttamente il Presidente della Commissione Europea. Apriamo una discussione su questi punti, facciamo le primarie delle idee più che la corsa per questo o quel candidato, e soprattutto concentriamoci nello smascherare il vuoto e le contraddizioni di chi oggi governa il Paese. Anche per questo è importante una grande partecipazione alla manifestazione a Roma del 30 settembre».

È convinzione unanime che le prossime elezioni europee segneranno uno spartiacque: o con i sovranisti o contro. I primi viaggiano alla grande mentre i pro-Ue ansimano…

«Noi possiamo e dobbiamo vincere contro i sovranisti perché il nazionalismo è un virus pericoloso. Mitterrand diceva: «Il nazionalismo è la guerra». Ma possiamo farlo a condizione di non proporre la difesa dogmatica di questa Europa. Loro vogliono distruggerla. Noi per salvarla dobbiamo profondamente cambiarla. Serve un’Europa che privilegi i bisogni e i diritti delle persone».

Perché la sinistra, europea e mondiale, non riesce più ad essere attrattiva?

«Dobbiamo essere severi con no istessi. Non abbiamo compreso pienamente che la globalizzazione e lo sviluppo tecnologico avrebbero portato non solo benessere ma anche sacche di grave ingiustizia, un’ingiustizia geografica tra centro e periferie e un’ingiustizia tra chi ha competenze professionali compatibili con i cambiamenti in corso e chi non ce li ha. Se ripartiamo da dove siamo nati, e cioè dalla battaglia di giustizia e di libertà, e dalla difesa dei più umili e degli ultimi, noi torneremo a essere una forza vincente. Non dobbiamo però neanche trascurare il danno che divisioni pregiudiziali e personalistiche ci hanno fatto dove, a cominciare dal referendum sulle riforme costituzionali del 2016, le divisioni interne hanno oscurato buoni risultati e il potenziale riformatore dei Governi Renzi e Gentiloni».

Lo scoglio più grande su cui l’Europa sembra essersi incagliata è la gestione dell’immigrazione. Perché è così difficile affrontare in modo adeguato questa vicenda? E perché in particolare la sinistra appare priva di strategie e visione?

«La mobilità delle persone è un fenomeno fisiologico esistito in tutti i tempi, ma in Occidente è stato percepito come minaccia drammatica per una serie di ragioni. Perché nel frattempo gli standard di servizi pubblici scuole, sanità, trasporti, sicurezza – venivano ridotti, cresceva la disoccupazione, si ripetevano sul suolo europeo episodi tragici di terrorismo. Si è creato un clima di paura e di avversione anche alimentato da una propaganda violenta e vergognosa della destra razzista europea. La nostra risposta non deve essere soltanto accoglienza e diritti, ma anche sicurezza per la nostra comunità. Le prove muscolari di Salvini non servono a nulla se non a pacificare la pancia di una parte del Paese, mentre invece serve da parte del Pd una visione a medio-lungo termine che proponga lotta ai trafficanti di esseri umani, distribuzione di richiedenti asilo in tutti i paesi europei, canali legali e concordati per i migranti economici e un patto di sviluppo e investimenti con l’Africa».

In Italia, la maggioranza gialloverde è sempre più divaricata e anche in Europa Lega e M5S votano in modo difforme. Significa che siamo alla vigilia di una esplosione che porterà alla crisi oppure i due partiti continueranno a governare assieme per anni?

«Io credo che al di là di singole espressioni di una cultura di sinistra, la Lega e i Cinquestelle abbiano un collante ideologico assai forte che è costituito da una concezione molto particolare della democrazia. Quando si dice anche nelle aule di Camera e Senato alle opposizioni “voi non potete parlare perché avete perduto le elezioni” si mostra il vero volto di una cultura della rappresentanza nella quale si può eleggere per sorteggio il Parlamento e si può fare a meno delle regole costituzionali perché si è investiti del mandato popolare.

 

Parte una sfida europea che sarà cruciale. Congresso subito contro il modello Orbàn. Claudio Cerasa il  30 agosto ha intervistato a Ravenna  Paolo Gentiloni alla Festa dell`Unità. Oggi su Il Foglio un estratto del colloquio.

Onorevole Gentiloni, la foto scattata a Milano qualche giorno fa che ha immortalato l`abbraccio tra Salvini e Orban è qualcosa di più di un semplice incrocio tra culture politiche simmetriche ma è il manifesto di un nuovo progetto politico. Cosa le fa paura di questo progetto e di quel possibile manifesto?

Le prossime elezioni europee saranno un confronto tra due visioni opposte dell`Europa e noi siamo consapevoli di essere dalla parte giusta. Una visione dell`Europa che non è una difesa di ciò che esiste perché per noi l`Ue deve cambiare e deve diventare più forte nel difendere quei principi di democrazia, di libertà, di stato sociale e di diritti che abbiamo costruito negli ultimi sessanta anni. Salvini e Orbàn quelle cose le vogliono distruggere, noi le vogliamo rendere più forti. Quindi da oggi parte simbolicamente una risposta a quella foto di Milano. Noi siamo qui per ribadire che la sinistra europea, pur con tutte le sue difficoltà, sarà presente e giocherà la sua partita nelle prossime elezioni europee. I nostri valori restano e si faranno sentire e saranno la risposta all`Europa che non ci piace.

C`è però un discorso di realismo da fare. La politica è come il mercato e al momento c`è una domanda anti europeista molto forte che va spiegata e va affrontata, giusta o sbagliata che sia. Come si fa a rendere l`Ue qualcosa di sexy, di attraente. E come si fa a farlo in soli nove mesi?

Bisogna fare due grandi operazioni. Una ha a che fare con la storia e la memoria. Non dobbiamo dimenticare che grazie all`Ue abbiamo conosciuto 60 anni di pace, qualcosa senza precedenti nella storia del nostro continente. Sessanta anni di diffusione di libertà e diritti. Il Portogallo, così come la Spagna e la Grecia, e così come per i Paesi del blocco sovietico, sono riusciti a trovare una piena libertà anche grazie all`Europa. L`Europa ha anche affermato lo stato sociale, il sistema di welfare. Non c`è in nessuna parte del mondo una realtà in cui la sanità pubblica e altri servizi sono garantiti dallo Stato. Di Orbàn non mi preoccupa solo la sua posizione sui migranti, ma anche la sua convinzione che si possa avere una democrazia senza valori liberali. Dunque, primo punto: non dobbiamo dimenticare la nostra storia. Il secondo obiettivo che dobbiamo avere sempre ben fissato in testo è quello di cambiarla davvero questa Europa. Non mi faccio chiudere in un meccanismo di semplice difesa dell`Ue, sarebbe un errore grave. Non possiamo presentarci in un confronto elettorale in cui noi difendiamo lo status quo. La contrapposizione non è tra chi dice che le cose nell`Ue vanno benissimo e chi le vuole cambiarle. La contrapposizione è tra chi questa Europa la vuole distruggere, perché il nazionalismo contro i vicini porta alla distruzione. La situazione attuale assomiglia tantissimo a delle cose terribili che sono accadute nel continente nel secolo scorso. Alcuni uomini di Stato oggi mi ricordano quei sonnambuli che nel 1913 non si resero conto il nazionalismo avrebbe prodotto una guerra. Questa è la loro idea di Europa. La nostra idea è di cambiarla questa Europa ed è anche della famiglia dei partiti socialisti e di Emmanuel Macron. Quante battaglie abbiamo fatto per completare l`unione monetaria, per introdurre un`assicurazione di disoccupazione nei momenti di crisi, un impegno vero per la crescita e gli investimenti? Da qui dobbiamo ripartire. Perché l`Europa insomma si salva solo se si rafforza, se rimane così corre il rischio di alimentare posizioni anti europee. Essere nostalgici nel mondo globalizzato non porta da nessuna parte. L`unico risultato che si ottiene è quello di alimentare tensioni, e si rischia anche di peggio. Quindi noi dobbiamo fare una campagna elettorale per avere un`Europa diversa, più vicina ai cittadini e più in grado di attrarre lavoro e investimenti. Un`Europa più forte non avrà diritto di cittadinanza per Salvini e per Orbàn e per chi la vuole distruggere. Non ci sono mai state delle elezioni europee così importanti come quelle che si svolgeranno l`anno prossimo.

Oggi per i progressisti europei Macron può rappresentare quello che ha rappresentato Obama negli ultimi anni? E la rupture di Macron con i partiti tradizionali è un modello da seguire o è un modello che non si può esportare? E la domanda vale per i partiti socialisti europei ma vale anche per il Pd.

Non farei paragoni tra Obama e Macron, sono realtà molto diverse. Trovo però imbarazzante l`atteggiamento che alcuni membri del governo hanno nei confronti del Presidente della Repubblica francese. Il nostro ministro dell`Interno ha definito Macron un “demagogo chiacchierone”. Si può fare di tutto in politica però
bisogna avere il senso della misura e bisogna mantenere dei buoni rapporti con i
vicini e con i potenziali alleati. Chi ci governa si riempie la bocca col problema della sicurezza ma rischia di incrinare la nostra sicurezza anziché rafforzarla. Un paese che moltiplica i suoi nemici nella propria zona di riferimento e che prende a pesci in faccia la Tunisia e parla male del presidente francese non è un paese più sicuro ma è un paese in cerca di guai. Quanto a Macron, non dico di mettere il suo ritratto dietro alla scrivania però l`Italia e la Francia hanno un legame storico e con Macron si può lavorare insieme. Su diversi temi europei i punti di contatto tra noi e lui sono molto seri. Non dobbiamo creare dei miti ma dire semplicemente che abbiamo degli interessi geopolitici in comune con i paesi del Mediterraneo come Francia, Spagna, Cipro, Grecia e Portogallo anziché fare delle alleanze con dei paesi che non hanno niente da offrire a noi. Che bella l`alleanza mediterranea, altroché. E poi tra le forze progressiste e Macron c`è un punto di contatto, c`è un terreno possibile di collaborazione e di alleanza. E noi di questa alleanza abbiamo bisogno se non vogliamo consegnare l`Europa a una destra che non credo abbia i numeri per diventare fondamentale ma potrebbe comunque condizionare le cose. Se non facciamo un fronte comune al di là della nostra famiglia democratica e socialista, io penso che facciamo un errore. Così possiamo vincere e possiamo impedire ai nazionalisti di avere un`influenza che non vogliamo.

Bisogna riconoscere però che i partiti tradizionali si avvicinano alle europee in condizioni non facili. Questo vale per i socialisti e vale anche per il mondo conservatore. I consensi sono diminuiti, in particolare per la sinistra, e oggi è davvero raro in giro per l`Europa trovare dei progressisti saldamente al governo. Se Gentiloni dovesse scegliere una parola per rappresentare l`identità dei progressisti, quale sceglierebbe?

Sceglierei la parola “libertà” però potrei dire “lavoro” o anche “pane e pace”. Non so se vi ricordate queste quattro parole. E` incredibile, dal mio punto di vista, quanto gli appuntamenti della storia in un certo senso ci stiano risbattendo in
faccia valori così fondamentali che noi avevamo considerato acquisiti per molti decenni. L`attualità in Europa di una battaglia per la libertà o per la pace o per il lavoro, e contro le diseguaglianze, era forse considerata un po` superata. Penso che
bisogna affrontare questi problemi naturalmente senza gli strumenti di venti o trenta anni fa ma guardando al futuro e quindi accettando le sfide delle nuove caratteristiche del lavoro e accettando la pace e le responsabilità che spettano all` Europa. Anche perché è la stessa politica dell`amministrazione americana attuale a dire all`Europa “pensateci voi” e addirittura riproponendo con forza il problema della libertà. Perché una delle caratteristiche più allarmanti del populismo nazionalista che circola oggi in Europa è questa tendenza a considerare il nesso tra democrazia e libertà come un`opzione. Non è la prima volta che a venire al pettine sono valori fondamentali come il lavoro, l`ingiustizia sociale. Ho letto su un giornale qualche giorno fa che l`amministratore delegato di una grande e brillantissima multinazionale ha ritirato la sua quota annuale di stock option di azioni. Sapete a quanto ammontava? Centoventi milioni di dollari, che è il bilancio di un Paese africano. Noi che siamo cresciuti con l`idea di John Kennedy per cui in fondo la crescita economica aiutava a sollevare tutte le barche, ci dobbiamo abituare purtroppo all`idea che negli ultimi dieci anni non è stata una crescita che ha favorito tutti. Ha favorito alcuni e li ha favoriti in un modo senza precedenti come quantità di ricchezza. Ma ha lasciato una parte delle nostre classi medie, anche in Paesi ricchi come l`Italia, in una condizione molto difficile. Quindi per le elezioni europee faremo una battaglia per discutere delle regole dei codici di Bruxelles perché abbiamo bisogno di un`Europa che ci aiuti a dare più lavoro, più libertà, più pace, più diritti e più Stato sociale.

Non possiamo a questo non parlare anche del tema dell`immigrazione e delle difficoltà che incontra in tutta Europa il mondo progressista nell`affrontare il tema. Oggi una grande sfida per i partiti anti populisti è provare a essere popolari senza essere populisti, cioè riuscire a raccogliere il maggior numero di voti possibile senza scendere sullo stesso terreno degli estremisti. Come si può trovare una terza via?

Io credo che abbiamo molti esempi in Europa di quello che bisogna fare. Il nostro governo ha mostrato quello che si poteva e che si deve fare, anche se ci è mancata una politica europea comune. Pensate che questa questione è insieme al lavoro la più importante all`interno di ciascun singolo paese europeo. Fino a due o tre anni fa l`Europa non aveva neanche uno straccio di politica comune. C`era una regola diventata famosissima, il Regolamento di Dublino, che era stato pensato per le persone che abbandonavano i regimi comunisti. Il Regolamento di Dublino nasce con l`idea di dare asilo ad alcune limitatissime persone che abbandonano quei regimi. Pensate quanto può essere adeguato ad un flusso di milioni di persone che vengono dall`Africa o scappano dalle guerre come accaduto per la Siria. Però, lasciatemi dire, penso che il nostro governo anche grazie alle ottime cose che
ha fatto il ministro Minniti abbia mostrato in che modo si può fare questo lavoro. Penso che anche la Germania lo abbia fatto prendendosi i suoi rischi. Voi ricorderete che a un certo punto nel 2015 la signora Merkel cambiò posizione nel giro di due o tre settimane. Ci fu una famosissima immagine televisiva nella quale parlando con una bambina palestinese Angela Merkel la fece piangere dicendole: “Non c`è posto per tutti quindi tu non puoi rimanere in Germania”, e la bambina si mise a piangere. Passarono due settimane e la signora Merkel pronunciò una frase che molti dicono gli sarà costata parecchio nella sua carriera politica. Disse: “Questo problema siamo in grado di gestirlo”, e aprì le frontiere ai richiedenti asilo. Io penso che noi questo problema siamo in grado di gestirlo e penso che il nostro governo lo abbia dimostrato. Però qualcuno vuole trasformare in emergenza ciò che non è un`emergenza. Mi ha colpito qualche giorno fa che un po` di giornali italiani hanno parlato di una riunione a Bruxelles – di un vertice addirittura – che si sarebbe tenuto su quella nave Diciotti che era trattenuta a Catania. Quella riunione era pensata sulle difficoltà migratorie in Spagna perché a partire da dicembre e gennaio di quest`anno gli sbarchi di migranti in Spagna sono stati molto più numerosi di quelli in Italia. Io non accetto l`idea di un governo che vuole trasformare in un`emergenza e in un fattore di paura e di tensione una
realtà che siamo riusciti a mettere sotto controllo. Lungi da me sottovalutare che c`è un contenuto simbolico nelle paure e nella preoccupazione che i flussi migratori provocano e quindi capita spesso in molti Paesi europei, come l`Ungheria e l`Inghilterra, che le zone nelle quali le posizioni anti immigrati hanno più forza sono paradossalmente le zone in cui ci sono meno immigrati. C`è molta più protesta contro l`immigrazione nella periferia inglese che a Londra dove il numero di immigrati è enorme, stiamo parlando di oltre un terzo della popolazione di quella grande e meravigliosa città. Quindi io so bene che il disagio, le paure e le preoccupazioni per la propria identità culturale e religiosa dobbiamo prenderle sul serio. Quando dico che la risposta abbiamo dimostrato di saperla dare, lo rivendico a testa alta e non sottovaluto i rischi e le paure. Penso che abbiamo dimostrato che si può gestire questo problema ma che dobbiamo continuare a lavorare sulle paure, sull`integrazione, sul dialogo tra differenze culturali e religiose. Penso che dobbiamo farlo insieme a livello europeo. Se qualcuno pensa che questo impegno e questa solidarietà la troverà nei paesi che dicono no all`immigrazione si sbaglia di grosso. Mi ha colpito quello che ho sentito qualche giorno fa dal simpatico primo ministro della Repubblica Ceca. E` venuto in visita dal primo ministro
italiano che a quanto ho capito gli ha chiesto simbolicamente: “Ma tu caro Babi almeno un migrante te lo prendi a Praga in Repubblica Ceca?”. Il primo ministro ceco ha risposto: “No non me ne prendo neanche uno”. Questi sono gli amici di Salvini ma non sono i nostri amici. Attenzione: ci sarà una scelta da campo da fare e noi abbiamo molto chiaro da che parte del campo staremo.

Lei dice che la sinistra è dalla parte del giusto, ma si è chiesto allora perché gli elettori alle ultime elezioni sono andati dalla parte sbagliata?

Se uno avesse una risposta facile a domande del genere gli darebbero il
premio Nobel. Possiamo dire qualcosa stasera ma ne parleremo penso a lungo nelle prossime settimane, magari anche in un congresso del Pd che sarebbe utile fare quanto prima. So che Maurizio Martina è d`accordo con me. La spiegazione più semplice è che viviamo in uno strano paese in cui credo che l`ultimo partito di governo che ha vinto le elezioni è stata la Democrazia cristiana una trentina d` anni fa. Nessun partito che è stato al governo ha mai vinto le elezioni in Italia. Oppure ce la potremmo cavare dicendo che siamo di fronte a una tendenza globale. Abbiamo visto quello che è successo negli Stati Uniti ma anche in altri paesi europei quindi siamo di fronte a una tendenza che non possiamo attribuire soltanto ai nostri errori. Penso anche che non possiamo solo accontentarci di queste spiegazioni, dobbiamo dirci francamente almeno un paio di cose. La prima è che dobbiamo essere più forti nel farci carico dei problemi della nostra comunità, non siamo stati sufficientemente in grado di farci carico del disagio, della paura, della rabbia contro le diseguaglianze e delle difficoltà che ha vissuto la nostra comunità. Ci siamo accontentati di rivendicare i risultati positivi che certamente c`erano stati nel prendere per i capelli il Paese che era sprofondato in una crisi drammatica. Però abbiamo un po` perso di vista la sofferenza e il disagio quindi il primo messaggio è tornare a lavorare sulle difficoltà e sui problemi dei nostri concittadini con determinazione e con costanza. Il secondo messaggio è essere uniti e crederci. Qualcuno dice: “Ma perché tu o tanti nel Pd dite che bisogna fare al più presto un congresso così vi rimettete a discutere e a litigare?”. Ma guardate che noi non abbiamo bisogno di un congresso per discutere e per litigare. Possiamo dare una dimostrazione meravigliosa di un primato mondiale di quanto siamo stati capaci di discutere e di litigare continuamente a prescindere dai congressi. Ho la presunzione di credere che tra le tante cose negative la sberla che abbiamo preso il quattro marzo scorso almeno questo ce lo può avere insegnato. Noi non solo possiamo ma dobbiamo fare un congresso senza nessuna paura che questo porti a un litigio. Da quel confronto usciremo più forti e di questa forza abbiamo bisogno. L`avete visto anche con i fatti di questi giorni: la reazione che c`è stata a quell`incontro di Milano di cui abbiamo parlato anche fin troppo stasera. Tanta gente è andata in piazza anche per protestare contro quell`ideale di un`Italia che non è più l`Italia ma diventa amica di paesi nemici dell`Europa. Quanta gente si è mossa, si è mobilitata. Dobbiamo affrontare le prove delle prossime settimane e dei prossimi mesi. L`orizzonte è quello di cui abbiamo parlato stasera: la sfida e la scelta di campo delle prossime elezioni europee. Ma non dobbiamo perdere tempo, non dobbiamo rinviare, non siamo neanche sicuri di quanto tenga la situazione piuttosto irresponsabile nella quale è andato via via sprofondando l`attuale governo. Io non faccio pronostici ma penso che noi, cari amici, dobbiamo essere pronti rapidamente, a testa alta e a schiena dritta con la forza del Partito democratico, dei suoi alleati e della parte migliore della società italiana. Dobbiamo essere pronti alle sfide che avremmo senza perdere tempo e subito con forza. Grazie a tutti perché oggi parte una sfida europea che ci vedrà tra i protagonisti.

 

Intervista al segretario PD sull’iniziativa lanciata da QN: “Parte tutto dalla scuola. I nuovi cittadini si formano lì, l’Italia di oggi e di domani passa per la riscoperta del ruolo civico dell’insegnamento”, di Veronica Passeri, QN – Il Giorno- Il Resto del Carlino- La Nazione

Sui social «c’è un livello di odio mai visto» e nella scuola deve tornare, con ore dedicate, l’educazione alla cittadinanza perché «è il migliore investimento per il futuro».
Ne è convinto il segretario del Pd Maurizio Martina.

Segretario lei ha firmato lo legge di iniziativa popolare – che il nostro giornale ha lanciato e sostenuto – per il ritorno dell’educazione alla cittadinanza, con ore ad hoc, nella scuola italiana. E una priorità per il Pd e perché?
«Parte tutto dalla scuola. I nuovi cittadini si formano lì, l’Italia di oggi e di domani passa per la riscoperta del ruolo civico dell’insegnamento. Per questo è giusto sostenere la proposta presentata dal sindaco di Firenze Nardella, assieme a molti altri amministratori, per l’introduzione dell’ora di educazione alla cittadinanza. E il migliore investimento sul nostro futuro».

Quali valori, secondo lei, in questo momento sono a rischio?
«Se fai una legge per rendere più facile la vendita di armi che segnale mandi ai giovani? Se cresce l’intolleranza, il senso di insicurezza, la solitudine, anche tra i più piccoli, come reagisci? Per noi ci vuole più cultura, più scuola, più educazione civica. Che nelle scuole si apprendano diritti e doveri dei cittadini. La grandezza delle idee della nostra Costituzione, ad esempio».

Esiste la necessità di un’educazione alla cittadinanza anche sui social?
«Sì, sui social c’è un livello di odio mai visto. Tra i ragazzi sta diventando un problema sociale. Ci vuole di sicuro un impegno forte nelle scuole, ma anche le piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram devono mettere in campo strumenti di sicurezza. Non si può morire di cyberbullismo».

I circoli del Pd promuoveranno la raccolta firme e in che modo? E una volta in Parlamento?
«Chiederò ai circoli Pd in tutta Italia di sostenere la raccolta firme a sostegno di questo provvedimento, promuovendo anche delle iniziative per raccogliere più adesioni possibili. L’obiettivo è raccogliere le 50mila firme necessarie, per poter condividere questa proposta con tanti cittadini e portarla così all’attenzione del Parlamento. Una legge popolare che mi auguro che la maggioranza sappia valutare, anzi sappia approvare in tempi rapidi».

La Buona scuola è stata in parte smontata nelle sue principali caratteristiche: eliminato la chiamata diretta, si vuole ora modificare anche l’alternanza scuola/lavoro. Cosa ne pensa?
«Pur avendo annunciato ai quattro venti che la nostra riforma fosse la peggiore del mondo, l’impianto è stato confermato anche da questo governo. Con umiltà voglio ricordare che abbiamo assunto 160mila insegnanti e speso 5 miliardi nella sicurezza degli edifici scolastici. Il governo Conte? Sta lasciando a casa 43 mila insegnanti col decreto disoccupazione e ha bloccato 5 miliardi chiudendo l’agenzia Italia sicura che seguiva gli interventi per la sicurezza nelle scuole».

WALTER VERINI - Ph. Sara Minelli / Imagoeconomica

“I ministri dell`interno di solito devono spegnere i fuochi. Salvini è un incendiario. Un caimano con la felpa”. Intervista di Roberta D’Angelo a Walter Verini su Avvenire.

E’ positivo che lo scontro sia rientrato, ma si è trattato di un fatto molto molto grave,che ha avuto una serie di riflessi: la ferita rimane». WalterVerini, responsabile Giustizia del Pd, non nasconde la preoccupazione per il clima in cui è piombato il Paese dopo le esternazioni di Matteo Salvini sulla magistratura. Anche se si dice certo che l`Italia «abbia gli anticorpi».

Già in passato ci sono stati attacchi politici alla magistratura…
Stavolta il limite è stato ampiamente superato, e ad aggravare la situazione è stato che a pronunciare quelle frasi non era un uomo politico che parlava nella sede del suo partito, ma un ministro dell`Interno che dalViminale attaccava un potere autonomo dello Stato. Si è trattato di un notevole conflitto istituzionale. I ministri dell`interno di solito devono spegnere i fuochi. Salvini è un incendiario. Un caimano con la felpa.

Si è tornati ai tempi di Berlusconi?
Il riferimento al film era a Berlusconi, che era comunque in doppiopetto. Nel merito Salvini ha violato un cardine fondamentale della Costituzione: l`autonomia e l`indipendenza della magistratura.

Lei parla di più risvolti…
Si è lasciato prefigurare che la giustizia in Italia non è uguale per tutti. Ma, intanto, lo è. E poi in Italia, per fortuna, c`è l`obbligatorietà dell`azione penale. Ma come già per la richiesta dei 5stelle di impeachment a Mattarella, online molti si sono detti “complici” di Salvini. L`uso massiccio di aggressioni online rappresenta un tentativo di indebolimento delle strutture democratiche. L’aggressione in rete avviene con attacchi ai magistrati siciliani sul caso della Diciotti. Prima c`era stato l`attacco ai magistrati di Genova che si sono occupati dei 49 milioni spariti della Lega. Lì poi ci sono stati diversi gradi di giudizio, che dimostrano la solidità dell’ordinamento, eppure è partita la sfida ai magistrati, come se questi mirassero alla Lega politicamente e non stessero applicando la legge. Se poi si aggiunge che Salvini aderisce al club di Bannon e consolida la sua rete di rapporti con leader politici che nei propri Paesi restringono il potere della magistratura o degli organi parlamentari e mortificano la libertà di informazione…

Per evitare la confisca dei 49 milioni nascerà forse una “nuova” Lega.
Salvini fa come quelli che per sfuggire alla giustizia si fanno la plastica e cambiano i connotati. La Lega ha rubato i soldi degli italiani. E’ accaduto anche in altri casi. Accadde alla Margherita che si è costituita parte civile contro Lusi, cosa che non ha fatto la Lega contro Belsito.

Il consenso di Salvini, però, cresce.
È vero, i sondaggi sono chiari. È un fenomeno evidente che si inquadra in una crisi della democrazia in Europa. Salvini da anni inietta veleni pericolosissimi per la convivenza civile. Penso al tema dei migranti, a quello che si appresta a fare sul tema della sicurezza, della legittima difesa.

Basta il Pd a fare opposizione?
Il Pd fa opposizione, anche se si può pensare che non la faccia bene. Ma non penso che non ci sia una reazione nel Paese, penso che questa reazione non riesca a coagularsi. C`è stata la mobilitazione della scuola, della scienza a favore dei vaccini, degli imprenditori del Nord Est con il decreto dignità, contro una deputata 5s a Taranto: voglio dire che c`è tanta parte del Paese, intellettuali, mondo cattolico, del sociale, che ha voglia di reagire, ma al momento questa frammentazione di reazioni non trova una sintesi, anche politica.

Anche M5s ha reagito.
Io li vedo complici. Ma cercano di metterci una pezza.

Si sono intestati il pacchetto anticorruzione.
Fa parte del posizionamento 5s-Lega, che agitano le rispettive parti del contratto, ma anche quella grillina è propaganda. Intanto il daspo è una misura preventiva e questa è interdittiva, e si applicherebbe al termine di un giudicato. Poi la misura è incostituzionale, perché contrasta con l`articolo 27 della Costituzione.

Intervista a Maurizio Martina di Carlo Bertini – La Stampa

Segretario Martina, il presidente francese Macron vara le sue misure contro la povertà, ma che ispirazione hanno? È la stessa linea seguita dai grillini o no?

«Le vedremo nel dettaglio, ma già emerge lo sforzo comune al nostro di non avere misure solo assistenziali. E l’attenzione riservata all’infanzia e alla povertà educativa su cui noi abbiamo lavorato».

Vi siete pentiti di non aver investito di più sul Rei con l’esecutivo Gentiloni?

«Quando i governi del Pd hanno iniziato a lavorare, lo Stato investiva solo 40 milioni contro la povertà. Ce ne siamo andati lasciando 3 miliardi ogni anno. Finalmente l’Italia ha una misura strutturale di contrasto alla povertà che ora chiediamo di raddoppiare subito. La nostra proposta è chiara e fattibile: il governo stanzi altri 3 miliardi per estendere così il Reddito di Inclusione a tutti i 4 milioni di cittadini in condizione di povertà».

Come finirà la sfida fra Tria e Salvini – Di Maio? Vinceranno loro e si andrà a sforare il deficit per poter varare il reddito di cittadinanza?

«Se stiamo alla propaganda quotidiana dei due vice premier, il loro libro dei sogni costa quasi 30 miliardi di euro. Temo che continueranno a vendere tutto a tutti e presto il Paese si troverà di fronte a un bivio delicato tra la loro ansia di promesse e la realtà».

Il suo partito sembra sempre all’inseguimento e non riesce a imporre un’agenda di opposizione come sapevano fare i grillini. Siete giunti impreparati a questo ruolo?

«Sono passati tre mesi dall’avvio del governo, lei si ricorda i grillini a cento giorni dall’inizio dei governi Pd? Noi in questi mesi abbiamo certamente dovuto prendere le misure del nostro nuovo ruolo. Ma abbiamo anche iniziato a fare passi utili, come costringere il governo a trattare coi sindaci sulle risorse per le periferie, e certo dobbiamo fare di più e meglio per essere un’alternativa forte».

Cosa pensa del piano di riforme annunciato dal ministro Fraccaro col taglio dei parlamentari e il referendum propositivo? Vi opporrete come fecero loro?

«Per noi la democrazia rappresentativa va qualificata sempre di più e non certo svuotata con l’ideologia del ‘uno vale uno” che in realtà nasconde la logica “nessuno vale niente”. La riduzione dei parlamentari e i referendum propositivi erano nella nostra proposta di riforma, ora anche i M5S se ne accorgono. Domando io a loro perché hanno votato contro. Detto ciò, loro si dimenticano sempre l’articolo 49 della Costituzionee la legge necessaria per la democrazia e trasparenza dei partiti. Noi rilanceremo anche questo fronte».

Pif, attore e regista, dice che oggi è facile essere del Pd se si è ricchi. Dunque viceversa no. Perché?

«Io giro in lungo e in largo il Paese e incontro un sacco di gente popolare che ha voglia di dare una mano e lavora con noi. La Festa nazionale de L’Unità di Ravenna ne è stato un esempio lampante. Certo per noi il cuore della sfida è tornare a rappresentare con forza chi sta peggio e ripartire dai problemi delle fasce popolari».

Come le sembra la ricetta di rilancio del Pd e del centro sinistra di Zingaretti? Assomiglia molto alla sua…

«Zingaretti è senz’altro una risorsa per il Pd, penso che sia prezioso il suo contributo di idee per la ripartenza e per la fase nuova che abbiamo davanti».

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