Cervellino su legge elettorale regionale

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Il Consiglio Regionale della Basilicata discute di legge elettorale. In questi casi, qualsiasi cosa faccia la maggioranza di governo ha sempre una chiave di lettura controversa: se prova a cambiare le regole del gioco, sarà accusata da qualcuno di voler confezionare una legge elettorale ad hoc per garantirsi la vittoria; se mantiene le regole esistenti, a qualcun altro potrebbe venire in mente che vuole mantenere lo ‘status quo’: tipo il listino, visto come un privilegio. Privilegio, però, di cui potrebbero godere tutti in astratto ma pare sempre a favore solo di una parte. Paradossi contemporanei”.

E’ quanto si legge in una nota a firma del sindaco di Genzano Viviana Cervellino (Pd).

“Tiene banco – prosegue - la discussione sulla doppia preferenza di genere. Certo, nel nostro Consiglio regionale non siede nessuna donna. E’ una realtà che avrebbe dovuto aprire un dibattito serio, soprattutto nel mio partito, da molto tempo e non solo a ridosso di un appuntamento elettorale. Un dibattito culturale, più che normativo. La rappresentanza di genere è cifra del tasso di democrazia nel nostro Paese e non è sganciata dall'insieme della questione democratica. Non riguarda le sole istituzioni, o il mondo del lavoro e dell'economia, ma tutte le formazioni sociali. Non basta una buona legge elettorale a garantire un miglioramento della qualità della democrazia se i partiti non si mettono in gioco, autoriformandosi, superando la triade sesso – potere - violenza, che ha caratterizzato decenni di relazioni tra i generi”.

“Posso riportare la mia esperienza: nel 2013 – spiega la Cervellino - mi candidai per ricoprire la carica di consigliere comunale: prima eletta con il metodo della doppia preferenza, in una lista composta da 3 donne e 7 uomini. Per i successivi cinque anni ho dovuto sempre dimostrare che quel consenso non fosse stato drogato da questo sistema. Nel 2018 ho capeggiato una lista composta in egual numero da donne e uomini: sono stati eletti 4 uomini e 4 donne; la prima donna eletta è risultata terza. I candidati e le candidate hanno gareggiato alla pari. E’ una esperienza che se ribaltata al Consiglio regionale potrebbe determinare alcune possibilità: eleggere quelle donne che i partiti hanno deciso di eleggere, promuovendo un sistema di coppie di preferenze; eleggere comunque meno donne, rispetto agli uomini, se, il sistema di coppie di preferenze avvantaggia una o qualche donna, sulla quale, i partiti decidono di far confluire la doppia preferenza.

Questi sono i rischi che si corrono quando si pensa alla norma e non alla sostanza. Purtroppo, la sostanza è che, senza un dibattito serio e una presa di coscienza della reale disparità tra uomo e donna, questa sarà non una conquista di civiltà ma una scorciatoia per le donne di filiera. Tutte elette in nome e per conto di questo o quel capo corrente.

Sarebbero disposte le donne del mio partito a concorrere in liste numericamente paritarie? In questo caso, il rischio del gioco delle coppie si ridurrebbe drasticamente: quale candidato metterebbe a rischio la sua elezione per fare coppia di preferenze con una donna?”. “Alle donne del mio partito – conclude il sindaco- chiedo più coraggio. Quello che le porterà ad affermarsi per merito, capacità e consenso personale. Ve ne sono tante e potrebbero iniziare a promuovere realmente questa cultura paritaria, partendo dai temi di interesse generale che riguardano le donne. Diventando, sui territori, interpreti di questo cambiamento e promotrici della parità di genere. Quella che si conquista tutti i giorni”.