Capire il 4 Marzo. L'ultimo giapponese e la rivoluzione francese.

Chi ancora sbraita per spiegare che la vicenda di Fico in autobus è essenzialmente propaganda, non ha ancora capito il contesto nel quale è caduto lo tsunami del 4 marzo.
Rischiamo di essere come l'ultimo giapponese che non si accorse che la Guerra era finita il 2 settembre '45 e continuò a combattere (solo) fino al' 74. Così come, in campagna elettorale, parlavamo di Sovrani illuminati mentre il 4 marzo c'è stata la presa della Bastiglia.

3 punti fondamentali :

1 LA RETE E I SOCIAL. Mentre nelle nostre assemblee parlavamo a noi stessi, Di Maio con un post, in 3 secondi, raggiungeva tutti gli elettori italiani, anche i nostri. Fornendo in poche parole un messaggio chiaro e un sogno di cambiamento. Lasciamo stare che se vai ad approfondire spesso era fuffa, il 4 marzo hanno vinto loro. La nostra saccenza nel voler credere che il nostro sistema di relazione valeva di più dei social (ma si! So ragazzi!) era arroganza.

2 I VALORI. Il Mondo è cambiato: o troviamo nuovi codici interpretativi dei nostri valori oppure i nostri valori verranno spazzati via. Il 53 % del parlamento italiano dice "no Europa" , "no migranti" , no... Tante cose. Se noi crediamo di recuperare riproponendo 100 punti di responsabilità contro le tre parole :"Prima gli Italiani", abbiamo già perso. Serve una nuova profondità per capire innanzitutto in che società viviamo e risintonizzare i nostri valori con le esigenze delle persone. Mentre parlavamo di Pil in aumento al disoccupato, venivamo percepiti come antipatici. Mentre spiegavamo industria 4.0 a chi perdeva il lavoro, qualcun'altro, più bravo di noi, senza entrare materialmente nelle case, forniva un sogno, una sicurezza, una reale speranza. È vero, ora tocca a loro, ma non possiamo solo aspettare il loro fallimento. È vero, hanno fatto leva sulle paure, ma noi quelle paure non le abbiamo tramutate in speranza.

3 VICINANZA AL POPOLO. Materialmente il Pd è il partito più vicino al popolo. Ma parla una lingua totalmente estranea al popolo. Parliamo tutti i giorni con giovani e operai. Ma questi non ci votano, perché l'operaio non è più quello della lotta di classe ma non è neanche un esperto di mercato del lavoro e il giovane non è più interessato alla differenza tra sinistra e destra. Io ho compiuto 3 anni il 9 novembre 89, quando cadeva il muro di Berlino, ad un mio coetaneo non posso chiedere un voto per qualcosa che non esiste più.
Reinterpretare la vicinanza al popolo come nuova politica della spesa pubblica è impossibile, pensare di rispondere con un nuovo feudalesimo é anacronistico. Dobbiamo tornare a giocare un ruolo sociale nelle nostre comunità democratiche, in punta di piedi e umilmente, provando a capire che serve tornare al sentimento che porta a stare in mezzo alle persone non come "quelli che spiegano" , ma come "quelli che comprendono".
Ricodificare quello che chiamiamo populismo come nuova politica popolare. Uscire dalla lotta tra "sistema" e "antisistema" e far percepire che esiste un campo che vuole una "società aperta" contro una società chiusa (cit.). Per riuscirci il Tema centrale da affrontare è sostanzialmente questo: come in questa epoca digitale facciamo ancora vivere un partito radicato sui territori, con le sezioni e le strutture? Come riusciamo ancora a essere partito popolare se non torniamo a essere popolari? Quel campo della società aperta non può avere dogmatismo ma apertura.

A proposito, per chiudere.
Nel 1992 alle politiche la DC prendeva il 29%, nel 1994 il Ppi prese l'11%. Siamo in mezzo al guado. O comprendiamo le trasformazioni e, senza buttarli via, reinterpretiamo i nostri valori con i codici della nuova società, oppure...
Ce la possiamo fare solo con studio, umiltà, temi reali e profondo rinnovamento.

 

Antonio Rubino.
Segretario Pd Moliterno.