Franceschini: sì al confronto ma tenendo unito il partito

Franceschini: sì al confronto ma tenendo unito il partito

L’intervista al ministro uscente di Claudio Tito – la Repubblica

Non si può rispondere con un semplice “no” quando il Pd incontrerà l'”esploratore” Fico: “Mi ha sconcertato leggere una raffica di dichiarazioni di totale chiusura di esponenti del mio partito mezz’ora dopo il conferimento dell’incarico”. “Abbiamo invece l’obbligo” di verificare nei contenuti la possibilità di un’intesa. E bisogna farlo tenendo il partito “unito”, a cominciare dal suo leader “più influente”, Matteo Renzi.

Dario Franceschini la sua porta l’ha già aperta. E’ convinto che da ieri si sia chiuse una fase di questa lunga crisi e se ne sia aperta un’altra che impone ai dem di confrontarsi “senza pregiudiziali”.
 
Il presidente della Camera Fico può riuscire dove ha fallito la Casellati?

“Questo mandato segna effettivamente la chiusura della prima fase di consultazioni. Quella in cui la Direzione del Pd ha correttamente sfidato Lega e M5S. Loro si sono dichiarati i vincitori, ma la realtà è che in Parlamento ci sono tre minoranze. Se fossero riusciti a fare un governo, sarebbe stato giusto stare all’opposizione”.

 
Perché dichiara chiusa quella fase?

“Perché il centrodestra e i grillini per fortuna non hanno dato vita a un esecutivo”.

 
“Per fortuna”? Eppure dopo il 4 marzo nel suo partito è prevalso il motto “tocca a loro”.

“Il Paese si è salvato da un governo populista e sovranista. Avrebbe allontanato l’Italia dall’asse con Francia e Germania per spostarci verso quello con l’Ungheria di Orban. L’incarico a Fico, allora, pone una domanda nuova al Partito Democratico”.

 
Quale?

“L’obiettivo di questo incarico è quello di esplorare le possibilità di un’intesa tra noi e il Movimento 5 Stelle. In questo mi richiamo proprio al documento approvato all’ultima direzione che ci collocava all’opposizione di un esecutivo Centrodestra-M5S. Ma nello stesso tempo garantiva leggo testualmente “al Presidente della Repubblica il proprio apporto nell’interesse generale”. È allora possibile nel Pd discutere di una prospettiva politica senza veleni, senza sospetti, senza accuse di coltivare ambizioni personali?».

 
Con chi ce l’ha?

«La discussione in questi giorni è stata caratterizzata da accuse e sospetti reciproci».

 
Va bene. Lei si riferisce ai sospetti dei renziani?

«Quando mi sono espresso a favore di una prospettiva di dialogo, sono stato additato come quello che cercava un ruolo. Penso che questa logica debba essere abbandonata».

 
Crede insomma che si debba aprire un confronto con il partito di Di Maio.

«Sì. Io dico che bisogna tentare questa strada senza pregiudiziali. Mettiamo in campo le proposte del Pd come ha iniziato a fare Martina. Vediamo se c’è uno spazio di confronto basato sui programmi. Certo, se ci rivolgiamo solo alle spalle, è chiaro che la collaborazione è impensabile. Ma dobbiamo guardare avanti».

 
Ma come fa il Pd a collaborare con chi in passato si è schierato contro l’Ue e contro la Nato?

«E infatti il confronto deve cominciare proprio dalle politiche internazionali».

 
Cioè i grillini devono offrire garanzie su europeismo e Patto Atlantico?

«Certo, poi si può passare agli altri contenuti. Ad esempio: tra il nostro reddito di inclusione e il loro reddito di cittadinanza, c’è uno spazio di mediazione? In un sistema politico tripolare, con tre minoranze e una legge proporzionale, anche in futuro difficilmente uno dei tre poli avrà la maggioranza per governare da solo. E noi dobbiamo farci carico anche della tenuta  del sistema politico nel suo complesso.

 
A meno che non cambi la legge elettorale.

«In quel caso il discorso cambierebbe. Ma un governo serve comunque. E io credo che non ci sia e non ci sarà mai spazio per una alleanza con la Lega e noi dentro. Allora si devono andare a vedere le carte con il Movimento 5 Stelle».

 
Ma il suo partito come può stringere un patto con chi non distingue tra voi e Salvini? E accettare la logica dei due forni?

«Intanto Di Maio proprio oggi sembra aver chiuso il forno leghista. Ma proprio la debolezza di quelle dichiarazioni di indifferenza tra noi e la Lega dimostra che uno spazio per lavorare su una evoluzione dei 5 Stelle esiste. Noi non possiamo non occuparci anche dello sviluppo del sistema politico. Dobbiamo essere interessati al fatto che una forza politica che rappresenta un terzo degli elettori non si faccia trascinare dal fronte populista ma sia attratto da quello riformista».

 
Secondo lei il M55 è una forza riformista? Il loro statuto non sembra fornire assicurazioni da quel punto di vista.

«È uno dei tanti limiti che abbiamo più volte denunciato in questi anni. ripeto: lavorare insieme può aiutare una evoluzione».

 
Il punto, però, rimane lo stesso: lei ritiene che tutto il Pd possa accettare questo invito?

«Siamo chiamati ad una prova di responsabilità. E’ una possibilità da esplorare anche se non convenisse elettoralmente. Quando ci si trova a dover scegliere tra interesse del Paese e interesse del partito, bisogna dirigersi senza esitazione verso il Paese. Ci si deve provare, con il Pd tutto unito».

 
Tutto dipende da Renzi.

«Matteo è il leader più influente. Può imboccare questa strada da protagonista».

 
Sarebbe possibile farlo senza di lui?

«Certo che no. A tutti però io dico: fermiamoci e parliamo. Ci si ascolti reciprocamente. Il bivio non è più teorico, ora è urgente e pratico. Verifichiamo dove svoltare sui contenuti e senza pregiudiziali».

 
Sarebbe anche accettabile Di Maio premier?

«Andiamo per gradi. Vediamo i programmi e anche come si può realizzare un’intesa. Esistono i governi politici, l’appoggio esterno, varie formule. Certo se esisterà un interesse a formare un governo, allora più sarà stabile e meglio sarà».

 
E se Renzi dicesse no?

«Sarò rispettoso delle decisioni della maggioranza. Ma serve un confronto aperto e civile. Se ne discuta in direzione e nei gruppi parlamentari».

 
Ci sarebbe un’altra chance se fallisse il dialogo con i pentastellati? O si dovrebbe tornare al voto?

«Non mi sembra che il clima dei rapporti tra le forze politiche consenta di far nascere un governo di tutti. E fatico a vedere una maggioranza in cui stanno insieme noi, Di Maio, Salvini e Berlusconi. Questa è l’ultima speranza che c’è». 44 Abbiamo l’obbligo di verificare nei contenuti la possibilità di un’intesa senza pregiudiziali ma tenendo unito il partito Di Maio premier? Andiamo per gradi Vediamo i programmi Renzi può gestire questa fase da protagonista

Pittella e Lamboglia, Sindaco di Lauria, hanno incontrato il Ministro De Vincenti

Pittella e Lamboglia, Sindaco di Lauria, hanno incontrato il Ministro De Vincenti


"Insieme al Sindaco di Lauria Angelo Lamboglia sono andato a fare visita al Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti per parlare dell'implementazione delle Zone Economiche Speciali (ZES) nelle regioni del Sud.Le ZES sono uno strumento rivoluzionario per incentivare investimenti e creare nuovi posti di lavoro.

Pd Basilicata su morti bianche

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Il Partito democratico della Basilicata si stringe intorno al dolore che ha colpito la famiglia Picerni e tutta la comunità lucana per la terribile tragedia che è accaduta allo stabilimento Dalmine di Potenza. Così come non possiamo dimenticare tutte le vittime che negli ultimi anni hanno perso la vita sul lavoro.

Area di Servizio Galdo Sud, interrogazione dei senatori Pd Pittella e Margiotta

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Interrogazione a risposta scritta dei Senatori Pd Gianni Pittella e Salvatore Margiotta sulla difficile situazione degli operatori dell’area di servizio di Galdo Ovest

I Senatori del Pd Gianni Pittella e Salvatore Margiotta hanno congiuntamente presentato una interrogazione scritta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in merito alla difficile situazione occupazionale che si è venuta a creare dopo la chiusura delle aree di servizio dell’autostrada ex A3 Salerno -Reggio Calabria , nei pressi di Lauria, in data 26 luglio 2013.

Margiotta su scelte programmatiche del M5S

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Il Movimento 5 Stelle copia il programma del Pd ed è un bene. Sarebbe interessante sapere se hanno cambiato idea anche su altre nostre riforme, ad esempio JobsAct e La Buona Scuola.

Quartapelle: “Lega e 5 Stelle sono destinati a fallire. Allora potremo ragionare solo per il bene dell’Italia”

Quartapelle: “Lega e 5 Stelle sono destinati a fallire. Allora potremo ragionare solo per il bene dell’Italia”

Intervista a Lia Quartapelle di Andrea Montanari – La Repubblica


Lia Quartapelle, deputata del Pd eletta nel collegio Milano 2, cosa deve fare il suo partito per uscire dallo stallo sulle trattative per il governo?
«Dobbiamo restare lontani dai tatticismi. Di quelli son piene le fosse. Questo continuo scambio dialettico tra Salvini e Di Maio, tra uno che chiude i forni e l’altro che cura l’orto, è stucchevole e sta stufando gli elettori. Sono 43 giorni che l’Italia non ha un governo».

Dunque?
«Ci sono due vincitori che non riescono a trovare un accordo che permetta loro di  incassare quella che hanno venduto come una vittoria. Noi dobbiamo schierarci
dalla parte dell’Italia, come abbiamo fatti negli ultimi cinque anni».

Visto l’esito del voto non mi sembra sia servito molto.
«All’Italia serve un piano straordinario per i giovani che punti sulla formazione e continui le politiche sul lavoro. Poi, come dice Martina bisogna incentivare le politiche sulla famiglia perché il Paese fa fatica a dare un futuro ai nuovi nati».

Sembra un programma di governo, ma il Pd le elezioni le ha perse.
«Abbiamo fatto alcuni errori e l’esito del voto è stato abbastanza chiaro. C’è stata una delusione rispetto al progetto riformista e il partito plurale si è perso nelle divisioni interne e per eccessiva frenesia di fare, ma il progetto iniziale di Renzi resta buono. Nel 2014 gli elettori lo hanno premiato e deve indicarci la strada. Perché parla di cosa serve all’Italia e non di formule astratte».

Il Pd deve restare all’opposizione?
«Purtroppo la crisi sarà ancora molto lunga. Penso che per il momento il Pd debba dirsi alternativo alle proposte di Lega e Cinque stelle. Ci aspettano giorni di grandi chiacchiere e pochi passi avanti. Se falliscono, si aprirà una fase nuova e il Pd potrà dire delle cose. Non abbiamo mai guardato ad altro che all’interesse del Paese».

Cioè?
«Dovremo dire cosa serve all’Italia. La proposta di riforma del 2016 non è decaduta. C’è bisogno di un nuovo sistema istituzionale».

Gli italiani, però, hanno bocciato il referendum.
«Abbiamo fatto degli errori. Il più grande quello di rompere con i nostri avversari sulle riforme».

La pensa come Berlusconi?
«Non lo ha detto solo lui. Le regole si fanno insieme, oggi la situazione è diversa».

Voterebbe un governo del presidente?
«Questo lo decide Mattarella. Sarei disponibile a discutere qualsiasi ipotesi che guardi al bene dell’Italia prima di tutto su questioni reali. Se falliscono, anche Lega e 5 Stelle dovranno guardare all’interesse generale e non solo al loro. All’Italia serve partecipare al rilancio dell’Ue con un governo europeista».

Cerno: noi all’opposizione perché abbiamo un progetto diverso

Cerno: noi all’opposizione perché abbiamo un progetto diverso

“Non si fa politica solo per vincere, ma per esprimere dei percorsi e farsi giudicare”. Intervista di Tommaso Cerno a La Repubblica

Tommaso Cerno, senatore del Pd eletto nel collegio Milano centro, cosa farà il Pd per uscire dall’impasse?
«Non è una impasse, è molto più grave. Perché il presidente della Repubblica deve prendere atto che per risolvere questa crisi ha in mano gli strumenti di un’Italia che è finita da venticinque anni. Con questa legge elettorale gli italiani pensavano di eleggere un premier, ma non è così. Ora si può mettere solo una toppa democratica. Con questi strumenti è come dare al Quirinale un coltello da cucina per operare al cuore»
 
Cosa manca?
«Serve il presidenzialismo, quello che aveva già proposto Bettino Craxi. Il problema non sono gli italiani, ma la nostra forma di governo che non funziona».
 
In attesa delle riforme, cosa dovrebbe fare il suo partito?
«Deve stare all’opposizione. È come se in un Gran Premio fossimo arrivati secondi. Anche se la nostra Costituzione non prevede un ruolo definito dell’opposizione».
 
Cosa succederà?
«È probabile che oggi Mattarella, non potendo indicare come premier né Salvini né Di Maio, ne indicherà un terzo. Questo avveniva, però nella Prima Repubblica. Quando per via delle divisioni tra Dc e Psi il Quirinale incaricava Spadolini. Salvini lo ha già accettato, ma Di Maio no. Noi dobbiamo stare all’opposizione perché questo schema è inquietante e non lo abbiamo scelto noi».
 
Si spieghi meglio
«Abbiamo un progetto diverso. Uno non fa politica solo per vincere, ma per esprimere dei percorsi e farsi giudicare. Non dobbiamo entrare in maggioranza perché questo è il messaggio che gli italiani ci hanno dettato. Salvini e Di Maio sembrano Craxi e De Mita. Si mettano d’accordo e la smettano di fare i capricci».
 
Appoggerebbe un governo del presidente?
«Voterei contro. Una maggioranza che è riuscita ad eleggere il presidente della Camera con 420 voti è in grado di assumersi le sua responsabilità e votare un governo. Sono riusciti a spartirsi i posti con una maggioranza perfino superiore a quella del ’94. Con tanto di tromboni e tamburi».
 
Cosa prevede?
«Salvini non può sganciarsi da Berlusconi e per Di Maio questa è la prima e unica possibilità. E un capriccio personale. Ma che a due capricci si risponda con l’appoggio al governo di chi ha perso le elezioni, mi sembra esagerato. Non ci possono dare la colpa».
 
Non la fa pensare che, dopo Claudio Amendola, anche Gino Strada dica che Salvini non ha poi tutti i torti?
«Non mi stupisce, ma tra Salvini e Strada c’è una differenza enorme. Salvini è antiatlantico, Strada avverte che la morte dei civili in Siria è il tema più importante».

Braia, altri 10 Meuro per bando Primo Insediamento

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“Continuare la politica di aiuto ai giovani agricoltori lucani under 40 per stimolarli ad avviare nuovi progetti imprenditoriali è stato ed è uno degli obiettivi prioritari che stiamo perseguendo e per i quali rendiamo disponibili ulteriori 10 milioni di euro attraverso un nuovo bando Misura 6.1 del Psr Basilicata 2014-2020”.  Lo rende noto l’assessore alle Politiche Agricole e Forestali, Luca Braia.

“Basilicata first in viaggio”, conferenza stampa Lacorazza

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(ACR) - Un viaggio in Basilicata, per ascoltare i problemi dei territori, dialogare con cittadini e amministratori locali ed avviare con loro la costruzione di progetti per il futuro della Basilicata.

Bando Efficienza energetica delle imprese, finanziati 269 progetti

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“La Regione Basilicata ha fatto propria la sfida dell’efficientamento energetico. Con l’avviso pubblico “Efficienza energetica delle imprese” sono in corso di concessione agevolazioni per un importo di oltre 27 milioni per la realizzazione di 269 progetti relativi ad interventi di efficientamento e di installazione di impianti da fonti rinnovabili, presentati da imprese lucane con investimenti da realizzare sul territorio regionale per circa 50 milioni di euro.

Santarsiero: Caritas risorsa di straordinaria importanza

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Prima uscita istituzionale del presidente del Consiglio regionale che ha incontrato la responsabile dell’organismo di Potenza, Muro Lucano, Marsico Nuovo, Marina Buoncristiano nella sede di Bucaletto

Martina: “Se Di Maio fa il pane in due forni brucia tutto”

Martina: “Se Di Maio fa il pane in due forni brucia tutto”

“Se Di Maio pensa di spaccare il Pd non ce la farà, il Pd discute ha punti di vista differenti, ma non ci facciamo comandare da qualcuno. Quello che contesto a Di Maio è che uno possa fare il pane in due forni e rischiare di bruciare tutto: per me infatti è inaccettabile che si pensi che Lega e Pd siano intercambiabili.

Contano le coerenze programmatiche e di ideali. Non convince l’approccio che il prima che ci sta si governa. Non si governa così l’Italia”.  Così il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, ospite da “Non stop news” su Rtl 102.5.

“Il 21 aprile,  giorno dell’Assemblea Nazionale del Pd – aggiunge Martina – noi ci confronteremo in maniera libera e nel pieno rispetto delle opinioni differenti. Mi sono candidato a segretario convinto che non sia un impegno che posso esaurire da solo, credo nella costruzione di una squadra, un gruppo, una collegialità”.

“Non servono conte e divisioni, il 21 aprile sarà un passaggio di unità per ricostruire il progetto democratico, girando i territori. Non credo mai che queste esperienze possano essere sulle spalle solo di un leader”, ha concluso.

Presentazione del libro

Presentazione del libro "Sigaro, politica e libertà"

Venerdì 13 aprile, alle ore 17:00 presso GoDesk in via della Tecnica a Potenza, si terrà la presentazione del libro del deputato Roberto Giachetti dal titolo "Sigaro, politica e libertà".

Polese: elezione Santarsiero segno di grande unità

Polese: elezione Santarsiero segno di grande unità

“E’ con vera gioia che faccio un grande in bocca al lupo a Vito Santarsiero per l’elezione a presidente del Consiglio regionale della Basilicata”.

Così il consigliere regionale e segretario lucano del Partito democratico, Mario Polese, sul rinnovo dell’Ufficio di presidenza. Per il segretario, “il Pd ha dimostrato che l'unità non è solo un concetto che sappiamo predicare, ma che se vogliamo sappiamo anche praticare. E quando il Partito democratico diventa un partito unito, dimostra anche di essere un partito forte. E non un bene solo per il Pd perché un Partito democratico forte avvantaggia tutta la coalizione di centrosinistra”.

Orlando: “Guai ad aver timore di un confronto con il leader grillino. Ma Di Maio scopra prima le carte“

Orlando: “Guai ad aver timore di un confronto con il leader grillino. Ma Di Maio scopra prima le carte“

Intervista ad Andrea Orlando di Goffredo De Marchis – La Repubblica


Ministro Orlando, il reggente Martina dovrebbe incontrare Di Maio prima del prossimo giro di consultazioni?
«Non ho mai avuto paura del dialogo, ma la decisione compete a Martina. Il Pd non deve avere timore degli incontri. Nella chiarezza, ovvio. Di Maio però dovrebbe prima scoprire le carte davanti al Paese se vuole trasformare il risultato elettorale in una proposta che abbia un minimo di credibilità».
 
L’apertura dei 5 stelle contenuta nell’intervista a “Repubblica” è vera o è tattica?
«A me è apparsa strumentale nel senso che non aveva contenuti. Il suo ragionamento acquisirebbe una diversa serietà se il leader grillino esplicitasse il merito del contratto e soprattutto chiudesse a un’alleanza con la Lega».
 
Come?
«Prendendo le distanze da Salvini sui temi dell’immigrazione, respingendo l’ipotesi della fiat fax che è il contrario della domanda di redistribuzione della ricchezza emersa dal voto. Non dico che cambierebbe la posizione del Pd, ma dal tatticismo passeremmo alla sostanza.
 
Resterebbero le critiche feroci contro le riforme dei governi Pd. La Lega c’entra poco.
«In parte le cose coincidono. Marcare una distanza da Salvini significa riconoscere la linea seguita dai nostri esecutivi su alcuni punti qualificanti: il posizionamento internazionale dell’Italia, la questione europeista, la collocazione occidentale e quindi la sconfessione delle simpatie putiniane che i populisti in Europa hanno espresso in questi armi».
 
Basta?
«Non è una condizione sufficiente, ma le demonizzazioni non sono compatibili con il confronto. Cambiare tono, in democrazia, è un fatto positivo, è la condizione per evitare i veleni. Ma, se si condivide il giudizio di Salvini per cui tutti i mali del mondo nascono dal Pd, diventa difficile interloquire anche solo per convergere su singoli punti nella distinzione tra governo e opposizione.
 
Il dialogo serve a fare un accordo con i 5 stelle, non un’opposizione costruttiva. ll Pd invece ha congelato la sua posizione sul paletto messo da Renzi.
«Il dialogo serve comunque. Resto convinto che la linea indicata dalla direzione sia quella giusta. Ma i 5 stelle devono esercitare un ruolo a prescindere da ciò che facciamo noi. Di Maio parla sempre di modello tedesco. La Merkel, nei negoziati, è partita dal programma della Cdu che era un programma di governo che teneva conto delle compatibilità. Di Maio parte da una serie di slogan».
 
Intanto il muro di Renzi regge.
«Non servono muri. L’esito più probabile è l’opposizione. Ma come dice Walter Tocci si può fare l’opposizione ma non deve passare il messaggio che corrisponda alla nullafacenza e su che fare si deve discutere».
 
La base dem sembra seguire la linea renziana dell’Aventino.
«Il sentimento è quello, anche per la campagna di aggressione che Lega e grillini hanno costruito contro di noi. La reazione è comprensibile, non va trascurata. Ma se siamo affezionati a molte delle cose realizzate dai nostri governi, con il 18 per cento le difendiamo se sui singoli punti si dividono gli avversari, se si apre un dialogo con le forze che sono meno determinate di altre a cancellare quella stagione di riforme».
 
I 5 stelle?
«In caso di un asse Di Maio-Salvini un’opposizione senza iniziativa fa la spettatrice della cancellazione delle riforme fatte in questi anni. In questo caso i dirigenti come si comportano? Spiegano agli iscritti e agli elettori che dialogare non significa porgere l’altra guancia ma provare a disarticolare il fronte avversario».
 
Capiranno?
«Credo di sì. Proprio perché vedo la possibilità di un patto tra 5 stelle e Lega e la probabilità di elezioni anticipate, conviene al Pd mostrare le distanze di programma da Di Maio anziché ripetere semplicemente che ci ha offeso in campagna elettorale. Scoprire le sue carte è l’unico modo per essere più forti di fronte a ogni eventualità futura».
 
Davvero dentro il Pd c’è una guerra social combattuta con gli stessi brutti metodi grillini?
«È un rischio reale e non è un problema di galateo. Se copiamo i loro vizi non capisco come facciamo a condannarli. Si possono criticare le posizioni dell’interlocutore, non è giusto invece delegittimarli sul piano personale. È un metodo che ci indebolisce e ci ha danneggiato nel voto del 4 marzo. È accaduto talvolta che colpendo le persone e non le posizioni abbiamo fatto credere agli elettori di non avere argomenti solidi».

Rosato: “Eravamo il male e ora ci corteggiano? Tra Di Maio e Salvini c’è già un’intesa solida”

Rosato: “Eravamo il male e ora ci corteggiano? Tra Di Maio e Salvini c’è già un’intesa solida”

Intervista a Ettore Rosato di Maria Teresa Meli – Corriere della Sera



Ettore Rosato, sarà lei il candidato dei renziani alla segreteria all’assemblea del 21 aprile?
«Decideremo in maniera collegiale sia modalità che candidati. Il nostro interesse è trovare una soluzione che tenga unito il più possibile il partito e ci consenta di ripartire dopo la batosta elettorale».

Ma sarà il congresso o l’assemblea a eleggere il segretario?
«Abbiamo ancora due settimane davanti: ci ascolteremo tutti e troveremo la soluzione migliore».

Renzi si è dimesso ma c’è chi lo critica perché vuole continuare a dare le carte.
«Si è dimesso da segretario, non da politico, dà il suo contributo alle decisioni che prendiamo collegialmente. Io penso che questo tentativo che qualcuno mette in campo di individuare sempre in lui il problema del Pd sia un modo per non affrontare i problemi, oltre che per scaricare tutte le responsabilità sulla sua sola persona».

Non siete stati un po’ frettolosi a dire di no a Di Maio?
«Intanto io credo che questo sia un finto dibattito. Non so quanti veramente nel Pd pensino che sia possibile passare sotto i banchi del governo e dire sì alla fiducia a un esecutivo Di Maio. Credo pochissimi, forse nessuno. Dopodiché con i 5 Stelle e con la Lega siamo agli antipodi su tutto e la loro campagna elettorale è stata orientata a dire e promettere cose alternative a quelle fatte dai governi del Pd».

Ma se Di Maio facesse un passo indietro?
«Non capisco perché dobbiamo metterci a discutere di cose che non sono in campo. Penso che noi dobbiamo avere la schiena dritta e rivendicare le nostre ragioni, le nostre posizioni politiche e, visto che siamo convinti che i nostri governi abbiano fatto bene al Paese, dobbiamo rivendicare le cose fatte, ammettendo gli errori e indicando le possibili correzioni, senza voler fare a tutti i costi un governo con chiunque».

Come si spiega questa pressione, anche mediatica, nei vostri confronti ?
«Perché è più semplice: essendo noi l’ultimo partito che ha ancora una dialettica interna si cerca di alimentarla. E poi perché sono in tanti quelli che stanno al gioco di Di Maio che ci vuole usare come arma di pressione su Salvini. Molti commentatori filo grillini che ci descrivevano come il male dell’Italia ora ci fanno la corte. Non fanno altro che continuare il loro lavoro di filo-grillini».

E se ora fosse il centrodestra a cercarvi?
«Non credo. E poi ho una convinzione, cioè che Lega e 5 Stelle abbiano già fatto l’accordo. Resta da sciogliere il nodo importante di cosa fare di FI, ma l’intesa tra Salvini e Di Maio per me è solida. Peraltro è stata già cementata durante l’elezione degli uffici di presidenza di Camera e Senato che mai come questa volta ha visto in azione spartitoria della maggioranza ai danni della rappresentanza delle opposizioni».

Nella direzione avevate promesso di dare il vostro appoggio a Mattarella. Però poi vi siete arroccati all’opposizione…
«Ricordo i tempi della quasi occupazione delle Aule da parte dei grillini mentre noi eleggevamo Grasso e Boldrini e al confronto con il nostro stile e i nostri applausi a Fico e Casellati. C’è opposizione e opposizione. Ma comunque l’opposizione non è un oggetto d’arredamento: è un pezzo decisivo dell’assetto democratico dello Stato. La faremo con saggezza e in maniera propositiva».

Come rispondete alle critiche di chi a sinistra dice che arroccandovi consegnate il Paese alle destre?
«Noi ci siamo candidati per governare dopodiché l’esito elettorale ci ha collocati in minoranza e comunque il governo non si fa a prescindere, si fa su dei contenuti e delle proposte. E su questo terreno la sintonia tra 5 Stelle e Lega mi sembra palese».

Polese su conferenza stampa

Polese su conferenza stampa "Reumatologia in Basilicata:report 2017 e obiettivi 2018"

 
“La lungimiranza, l’impegno, la serietà e la qualità alla fine pagano”. Così il consigliere regionale (Pd), Mario Polese, rispetto alla conferenza consuntiva annuale del Dipartimento di reumatologia della Regione Basilicata che si è svolta stamani al San Carlo di Potenza.

Screenings in Matera. Cifarelli: con la Rai Basilicata nel mondo

Screenings in Matera. Cifarelli: con la Rai Basilicata nel mondo

“La Regione Basilicata è lieta di ospitare per il terzo anno consecutivo l’iniziativa della Rai in considerazione anche del proficuo rapporto di collaborazione siglato e che ha portato il mondo in Basilicata, attraverso le dirette del Capodanno Rai, e la Basilicata nel mondo attraverso la nostra partecipazione a diversi programmi radiotelevisivi”.
Lo ha detto l’assessore regionale alle Attività produttive, Roberto Cifarelli, intervenendo a “Screenings in Matera” in corso a Palazzo Lanfranchi.

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