![]() |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| home | contatti | area riservata | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
DAL TERRITORIO AL FUTURO
Democrazia del territorio e autogoverno dello sviluppo.
La sfida della Regione e la missione del PD.
|
1. Le sfide che la Basilicata, oggi più che mai inserita nei processi e nelle dinamiche della mondializzazione, ha dinanzi a sé richiedono alla politica uno sforzo di analisi, elaborazione ed individuazione di soluzioni concrete sempre più profonde ed efficaci. Il Partito Democratico intende porsi all’avanguardia del processo di modernizzazione di cui la nostra regione ha bisogno. L’innalzamento del profilo riformatore del governo regionale ed il radicamento e la strutturazione territoriale del PD rappresentano due risposte simultanee e congruenti a tale obiettivo strategico. Il profilo riformatore della legislatura regionale ha finalmente trovato le condizioni politiche per manifestarsi appieno promuovendo un vasto riordino della strumentazione operativa e gestionale delle politiche regionali (aziende, agenzie, consorzi). Sanità, turismo, agricoltura, politiche industriali sono i grandi comparti che sono direttamente interessati dal disegno riformatore. La riorganizzazione e riduzione delle Aziende Sanitarie e l’istituzione dei Distretti della Salute, la riforma dell’Azienda di Promozione Turistica e la sua trasformazione in Agenzia di Promozione del Territorio, l’unificazione delle Autorità di ambito per la gestione dei rifiuti, il riordino degli enti strumentali operanti in agricoltura, l’avvio di un confronto approfondito per la riorganizzazione dei Consorzi di Sviluppo Industriale, delineano tutte insieme un riassetto complessivo delle funzioni e dei poteri sul territorio, corrispondente ad uno stadio più avanzato ed impegnativo di declinazione della democrazia regionale nel senso della sussidiarietà e dell’autogoverno responsabile. Da questo punto di vista la riforma che più delle altre tematizza l’impegno a creare un nuovo rapporto ed un nuovo equilibrio tra le istituzioni regionali e le realtà territoriali è sicuramente quella relativa al superamento delle Comunità Montane ed alla creazione delle c.d. Comunità Locali, un organismo di governo collocato alla soglia territoriale ottimale per contrastare sia il centralismo burocratico regionale sia la dispersione localistica dei ‘Comuni-polvere’. Sono decenni che la politica e la legislazione si sono affaticate intorno alla definizione di un livello ottimale intermedio per l’unificazione delle politiche di sviluppo del territorio. Con questa scelta la Regione ha inteso dare corpo ed evidenza al principio ‘un territorio-un governo’, ridisegnando l’intera geografia delle istituzioni intermedie sovracomunali e facendola coincidere con gli ambiti territoriali della programmazione comunitaria e di quella sociosanitaria. Una direzione di marcia che va perseguita mantenendo alto il confronto con gli attori sociali ed economici, le rappresentanze territoriali e le associazioni d’interesse al fine di migliorare le scelte avviate. Quindi mettere al centro la partecipazione come elemento di arricchimento e di consapevolezza per una sfida che prova a connettere responsabilità di governo e dinamiche di sviluppo, a consegnare agli amministratori ed ai gruppi dirigenti locali un protagonismo sempre più compiuto ed esteso nella impostazione, nella gestione e nel controllo delle politiche territoriali. Sono essi ad avvantaggiarsi decisamente dalla redistribuzione dei poteri ed è ai cittadini che vengono forniti strumenti ed occasioni per intervenire più direttamente sulle grandi questioni che attraversano la vita di tutti i giorni. Una riforma non è solo una legge ma, vorremo dire, è soprattutto la energia, la responsabilità ed il protagonismo di tanti che concorrono a realizzarla ed accelerarne una transizione, non semplice, per valorizzare le opportunità offerte da un nuovo modello istituzionale, gestionale e programmatorio. 2. Decisamente straordinaria è la circostanza che vede la riforma organica della governance regionale incrociare direttamente il compimento della fase costituente del Partito Democratico, altrettanto la sua volontà di uniformare progressivamente il profilo ed il radicamento organizzativo del partito al grande processo di innovazione politica che investe l’assetto democratico del territorio. La nuova architettura della democrazia regionale sollecita il PD lucano a dar vita ad una fase che metta ancor più a valore alcuni elementi caratterizzanti che, sin dall’inizio del percorso costituente, sono emersi come irrinunciabili. Innanzitutto, la capacità di tenere assieme il tema dell’unità regionale e quello della centralità del territorio, della sua autonomia, delle sue valenze materiali ed immateriali. La ‘Basilicata dei territori’ è una dimensione di straordinaria ricchezza che deve saper essere valorizzata nelle sue specificità pur dentro un’ottica di progetto comune della comunità regionale. Al tempo stesso il PD deve affermarsi come ‘partito delle persone’, in sintonia con la vita quotidiana, con le ansie, i problemi, le speranze di un tessuto sociale che vive troppo spesso la frattura tra istituzioni e cittadinanza; e come ‘partito delle competenze’, con il suo portato di capacità di individuare e praticare le soluzioni più utili ed efficaci per lo sviluppo del nostro territorio e per il miglioramento della qualità della vita dei nostri cittadini. In questo senso la definizione ed approvazione dello Statuto regionale del Partito, lungi dal profilarsi come un adempimento rituale da consumare nella retorica delle idealità o da delegare ai lavori di una commissione ristretta, deve segnare un punto di approdo decisivo della riflessione e della discussione interna, la sintesi condivisa di un processo di identificazione collettiva delle decine di migliaia di elettori ed aderenti che, tanto nelle primarie quanto nelle tornate elettorali, hanno caricato della loro attesa e della loro fiducia il grande progetto di innovazione politica chiamato PD. Elettori ed aderenti, appunto. La base di riferimento del partito nuovo restano essi e, dunque, gli strumenti di partecipazione che il partito deve strutturare devono poter investire sia gli uni che gli altri, anche attraverso la sperimentazione di una pluralità di formule organizzative e di meccanismi aperti tanto nella definizione di scelte politiche (ad esempio referendum interni) quanto nella selezione delle rappresentanze politiche e istituzionali. Un Partito che si apre, che si confronta, che vive nella società e con essa è in grado di confrontarsi quotidianamente, nella consapevolezza che le sfide di fronte a noi sono così difficili che sarebbe gravemente errato da parte della politica immaginare di poter arroccarsi nella propria autosufficienza. 3. La scrittura dello Statuto Regionale rappresenta un passaggio importante nel percorso di definizione e strutturazione del Partito Democratico di Basilicata. Esso definisce una parte importante del profilo politico del partito e ne stabilisce, nel rispetto delle indicazioni dello Statuto Nazionale, le regole di democrazia interna. La discussione che ci porterà all’approvazione dello Statuto Regionale dovrà essere in grado di vivere attraverso la partecipazione collettiva dei militanti e degli aderenti ed attraverso il contributo delle assemblee territoriali e del lavoro dei circoli. La sovranità regionale, in tema di democrazia interna, non è evidentemente onnicomprensiva, ma si inserisce dentro un quadro di orientamenti e regole già definiti dai livelli nazionali. L’assemblea nazionale del 16 febbraio c.a. ha infatti approvato tre documenti fondamentali a definire il profilo del Partito Democartico: lo Statuto Nazionale, Il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico. Gli ultimi due hanno una valenza universale, esprimono le linee essenziali valoriali e comportamentali del Pd. Nato per contribuire espressamente all’autoriforma della politica, cioè alla ridefinizione degli spazi, degli strumenti e dei tempi della vita politica, il PD deve affrancarsi da ogni indulgenza verso le tradizioni degenerate del ceto politico, adottando un quadro di regole chiare e coerenti, idonee a disciplinare le situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse, il limite temporale dei mandati elettivi, il principio di temporaneità e di rotazione degli incarichi. Entrambi i documenti (Carte dei Valori e Codice Etico) sono vere e proprie magnae chartae a partire dalle quali diviene leggibile il profilo del partito e la funzione che si intende esercitare dentro la società in cui viviamo. Proprio l’universalità di tali documenti necessita da parte delle realtà regionali una mera acquisizione dei loro contenuti. Non avrebbe senso immaginare una piegatura localistica di tali orientamenti. Quanto allo statuto Nazionale esso pone le basi regolamentari per il funzionamento del partito. Ne definisce gli organismi di direzione politica e ne disciplina il funzionamento e la modalità di elezione. Lo Statuto Regionale ha competenza su alcuni poteri residuali espressamente indicati nello stesso Statuto Nazionale che già disciplina larga parte dei temi essenziali della democrazia interna del Partito Democratico. Dispone, ad esempio che a tutti i livelli, ci sia presenza paritaria di uomini e donne negli organismi dirigenti così come che tutti gli elettori abbiano diritto a partecipare all’elezione diretta del segretario e delle assemblee regionali. Queste indicazioni sono non mutabili da parte del costituente regionale. Sulla elezione dei segretari e dei coordinamenti locali e provinciali si è maturata un’esperienza unanimente condivisa, che ha dato buoni risultati. Infatti il regolamento che ha dato vita il 20 e il 27 gennaio c.a. agli organismi provinciali e locali ha fatto sperimentare come la elezione indiretta dei coordinatori aiutasse la partecipazione, il pluralismo e lo sforzo di sintesi. Tra le scelte rimesse agli Statuti Regionali v’è il ricorso alla primarie o a forma di ampia consultazione per la definizione delle candidature, sicuramente obbligatorio (poiché disciplinato dallo Statuto Nazionale) per l’elezione dei Sindaci e dei Presidenti della Regione e della Provincia, ma estensibile anche alla selezione di candidati ad altre cariche regionali o locali. In questo senso lo Statuto Regionale potrà prevedere un largo ricorso alle primarie o ad ampie forma di consultazione per la scelta dei candidati ai vari livelli, come simbolo di una politica che decide con le persone e tra le persone. Uno strumento utile ed importante da utilizzare dovunque possibile, dunque, anche se non in maniera automatica e non trascurando le esigenze connesse alla politica delle alleanze. L’assetto degli organi di governo del partito esige un quadro di imputazione della responsabilità ispirata alla massima chiarezza e snellezza. Lo schema ‘ Segretario - Segreteria - Coordinamento politico - Assemblea ’, già adottato sul piano nazionale, può essere utilmente replicato a livello regionale, provinciale e comunale. Alla elaborazione permanente delle linee di progettualità politica del partito deve presiedere una Conferenza Programmatica Annuale, che si dovrà articolare in Forum tematici corrispondenti alle diverse politiche pubbliche, come organizzate nei dipartimenti regionali, e incardinati nel ambiti territoriali delle Comunità Locali/aree programma e delle due città capoluogo, Potenza e Matera. E’ a questo livello che il PD individua il luogo di formazione e di condivisione dei grandi orientamenti politico-programmatici, di collegamento permanente tra le responsabilità istituzionali regionali e le espressioni più dirette delle comunità locali, nonché di maturazione e selezione dei gruppi dirigenti del partito. I Forum tematici incrociano due livelli diversi di sistema: quello territoriale, legato agli ambiti territoriali delle Comunità Locali/aree programma e delle città capoluogo, in grado di unire zone geografiche limitrofe ed omogenee sul piano economico, sociale e politico; e quello disciplinare, concernente la specificità dei temi in discussione. Per tenere l’approfondimento tematico il più possibile legato alle politiche del governo regionale è utile immaginare che ciascuna area programma si doti, come base di partenza (senza escludere in un secondo momento evoluzioni più specifiche su idee e progetti particolari), di tanti Forum quante sono le responsabilità politiche all’interno del governo regionale e gli ambiti di operatività dei dipartimenti della Regione. I Forum devono provare ad aggregare competenze e rappresentanza dell’area territoriale creando un rapporto diretto tra problemi specifici e reali strumenti per l’individuazione di soluzioni concrete. Per
rafforzare ancor di più il rapporto con i territori sarà necessario
istituire ed, eventualmente regolamentare, la Conferenza regionale dei
Coordinatori territoriali e la Conferenza regionale degli eletti ai
vari livelli istituzionali. 4. Questo documento è una base dalla quale far partire una discussione aperta e partecipata affinchè dal confronto nelle assemblee territoriali e comunali, nelle feste del Partito Democratico, nei Forum aperti su www.basilicatapd.it si possa approdare alla conclusione della fase costituente iniziata dal 14 ottobre 2007.
|
________________________________ news
scarica lo Statuto nazionale del PD
Partecipa
al forum del Pd di Basilicata
Appuntamenti
· Assemblea
territoriale - Sabato 7 giugno, Senise sede Comunità Montana ore 16.30
· Assemblea
territoriale - Lunedi 9 giugno, Potenza Hotel Vittoria ore 16.00
· Assemblea territoriale Metapontino - Mercoledì 11 giugno, Pisticci ore 16.30
· Assemblea
territoriale - Giovedì 12 giugno, Rionero in Vulture ore 16.30
· Assemblea
territoriale
-
Lunedi 16 giugno,
· Assemblea territoriale Val d’Agri - Lunedi 23 giugno,Viggiano, Hotel Dell’Arpa ore 16.30
·
Luglio
· Dal 18 luglio inizio Feste del PD.
Entro settembre
|
|||
|
|
||||
|
|
||||