Legge elettorale regionale, Lacorazza: scelga il cittadino

Centralità della scelta al cittadino, equilibrio tra generi, protagonismo del territorio: è la sintesi del testo di legge che questa mattina ho formalizzato dopo aver atteso due mesi (era il 14 agosto) da quando la proposta è stata trasferita al gruppo Pd. Da allora non è accaduto nulla e quindi si rende necessario, con il deposito formale, far scattare il timer dei 90 giorni per evitare che si arrivi troppo a ridosso delle elezioni politiche.

Ho avuto modo di confrontarmi con il presidente Tonio Boccia che ha avanzato una proposta, e di leggere con attenzione le riflessioni dell’on. Nicola Savino.

Depositare questo testo di legge non significa chiudere la porta ad ogni altra proposta purché sia poggiata su centralità delle scelta al cittadino, equilibrio tra generi, protagonismo del territori. Sarà necessario anche provare a ricercare il punto di equilibrio che determini una larga maggioranza in Consiglio regionale.

Il testo di legge depositato, come anticipato ad agosto, prevede l’abolizione del listino, la soglia massima del 60 % di un genere nella composizione delle liste, la doppia preferenza di genere e il meccanismo della “sospensione temporanea” tra assessore e consigliere. Su questo ultimo punto sarebbe il caso di chiarire alcune questioni:

1. La norma mitiga e riequilibra gli effetti del presidenzialismo. Incentiva a scegliere assessori interni che “sospesi temporaneamente” rispondono all’indirizzo del presidente conservando autonomia e favorendo una migliore relazione con il Consiglio. Si amplia la rappresentazione territoriale nell’unica istituzione sovracomunale soprattutto dopo l’indebolimento delle Province e l’assenza di enti intermedi.

2. Lo Statuto regionale prevede la possibilità di nominare 5 assessori esterni. Credo di non sbagliare se dico che da nessuna parte politica, in sede di approvazione dello Statuto, è stato proposto un emendamento che impedisca o limiti fortemente assessori esterni. Questa scelta è stata già fatta e può essere fatta ancora.

3. Se anche dovesse rimanere un dubbio relativo ai costi degli assessori esterni ricordo che in prima Commissione si sta discutendo una norma sulla riduzione delle indennità. Come è noto sono state depositate anche mie proposte. Aggiungo che questo atto di riduzione sarebbe una ulteriore scelta dopo la riduzione da 30 a 20 dei consiglieri regionali, l’abolizione del trattamento di fine mandato, l’abolizione dei vitalizi da questa legislatura e il taglio a chi li percepisce.

4. Il Consiglio regionale composto da 20 consiglieri limita la funzionalità proprio nel luogo più importante della programmazione, della legislazione e del controllo: le Commissioni. I presidenti della Giunta e del Consiglio regionale, i capigruppo e gli assessori – consiglieri non partecipano ai lavori delle Commissioni. Nell’ipotesi che oggi tre componenti della Giunta regionale e il Presidente del Consiglio regionale siano consiglieri del Pd (Gruppo composto da 9 consiglieri), resterebbero liberi da incarichi 6 consiglieri. Il capogruppo non partecipa e ne restano 5; se di questi cinque 2 sono presidenti di Commissione ne restano 3 sui cui dovrebbe gravare il lavoro di quattro Commissioni con decine e decine di atti da esaminare anche per delega di altri. E se la composizione della Giunta dovesse completarsi con due assessori espressione di monogruppi (come peraltro avviene oggi)? Pochi consiglieri dovrebbero rappresentare nelle Commissioni una maggioranza di 12 visto che il tredicesimo è il presidente delle Giunta.

Aggiungo due ulteriori aspetti: uno tecnico e l’altro politico. Quello tecnico è relativo al necessario approfondimento sulla efficacia della norma in assenza della modifica dello Statuto.

L’aspetto politico è relativo al fatto che questa proposta non è di oggi, ma per quanto mi riguarda era tra i dieci punti della piattaforma congressuale di sostegno a Dino Paradiso; era il congresso del PD e correva l’anno 2014.

Ovviamente questa norma si applicherebbe a partire dalla prossima legislatura. Si può concordare o meno con questa proposta e ragionare sui suoi limiti, ma è evidente che la motivazione riguarda il funzionamento dell’attività legislativa e di programmazione, e non la necessità di “scaldare” le poltrone. Argomenti non banali che andrebbero confutati e posti al centro della discussione, in ogni caso, per offrire proposte e soluzioni.

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